Coronavirus, monitorate le scuole aretine. Gite, Curtolo: "Rischiosi solo i viaggi in Cina, altre mete sicure"

Solo in caso di "chiusura delle frontere - spiega Curtolo - potrebbero essere annullati i viaggi all'estero e rimborsate le famiglie. Il rischio? Lo stesso di chi viaggia in treno qui in Italia"

Il monitoraggio nelle scuole aretine si è concluso la scorsa settimana. Nessun caso critico: nessuno studente che possa in qualche modo essere entrato in contatto con casi di Coronavirus. La paura del nuovo super virus fa alzare la guardia. Soprattutto adesso, che la stagione delle gite scolastiche è alle porte. 

Negli scorsi giorni il ministero ha inviato una circolare che riguarda tutte le scuole  - dagli asili alle superiori - con le indicazioni per la gestione degli studenti di ritorno dalle aree a rischio della Cina.

"In realtà - spiega Roberto Curtolo dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale - nell'Aretino non ci sono stati casi sospetti. Gli studenti che sono stati in Cina per motivi di studio o per viaggio con le proprie famiglie, sono pochi e le loro condizioni sono state valutate: non è emerso nulla che possa destare preoccupazione".

Ma cosa fare in casi di gite scolastiche? Proprio oggi il commissario Angelo Borrelli ha dichiarato al Corriere della Sera che su eventuali stop o limitazioni "Deciderà il ministero della Salute dopo aver interpellato il comitato scientifico creato con l’ordinanza. Tutte le decisioni vengono prese in maniera collegiale e l’ultima parola spetta al presidente del Consiglio".

Al momento infatti non ci sarebbero particolari precauzioni da prendere, sia per le mete italiane sia per altre mete europee.

"Il problema - spiega Curtolo - si pone per chi dovrebbe recarsi in Cina, ma si tratta di pochissimi ragazzi che frequentano i licei linguistici. In generale viaggiare in treno ad Arezzo, comporta gli stessi rischi che farlo in Francia, Spagna o Inghilterra. Non ci sono luoghi off limits e non ci sono frontiere chiuse. Le scuole hanno pratiche amministrative aperte ormai da settimane, tutti stiamo seguendo con attenzione l'evolversi della situazione. Ma al momento non ci sono motivi per bloccare tutto".

Un blocco dei viaggi di istruzione all'estero potrebbe essere possibile nel caso in cui si chiudessero le frontiere: per arrivare a tanto però la situazione dovrebbe essere davvero critica. In quel caso i ragazzi resterebbero a casa e le famiglie avrebbero diritto al rimborso delle cifre già pagate. 

"Naturalmente seguiamo con molta attenzione l'evolversi della situazione - spiega Curtolo - al momento l'Oms e il ministero non hanno mandato indicazioni di altro genere. A meno che non si sviluppino focolai specifici, la situazione resta invariata. E sempre sotto controllo". 

La circolare del Ministero

La circolare inviata la scorsa settimana dal Ministero dà disposizioni ai dirigenti scolastici di segnalare al Dipartimento di prevenzione della Asl di competenza la presenza di alunni rientrati o in fase di rientro dalle aree della Cina interessate dall'epidemia. In questi caso, il Dipartimento di prevenzione dovrà mettere in atto, unitamente con la famiglia, una sorveglianza attiva quotidiana, per la valutazione di eventuale febbre o altri sintomi, nei 14 giorni successivi all'uscita dalle aree a rischio. In presenza dei sintomi di cui alla definizione di caso da parte dell'Oms, viene avviato il percorso sanitario previsto per i casi sospetti. In tutti i casi, il Dipartimento di prevenzione propone e favorisce l'adozione della permanenza volontaria, fiduciaria, a domicilio, fino al completamento dei 14 giorni, misura che peraltro risulta attuata volontariamente da molti cittadini provenienti da queste aree.

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Non ci sono al momento disposizioni per gli studenti che si recano verso altre mete.

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