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Coronavirus, rischio impennata dell'abbandono scolastico. Ad Arezzo il 22 per cento dei giovani non finisce gli studi

L'indagine e la campagna di Save the children mostra come anche la provincia aretina abbia un medio rischio educativo: dispersione, giovani che non vanno a scuola e non lavorano, e in tanti senza competenze minime in italiano e matematica

Difficoltà a raggiungere le competenze minime in italiano e matematica. Alto rischio dispersione scolastica. Incremento di giovani neet, fuori dalla scuola e fuori dal circuito lavorativo. E' questa la desolante immagine che emerge da uno studio di Save the Children, nel quale si è cercato di misurare l'impatto dell'emergenza Coronavirus sulla vita dei ragazzi e le conseguenze che potrebbe avere in termine di opportunità educative perse. Anche per quanto riguarda i minori della provincia di Arezzo.

In occasione del lancio della campagna "Riscriviamo il futuro", Save the children ha commissionato all'istituto di ricerca 40 dB uno studio condotto su un campione di oltre 1000 bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni e i loro genitori. Il 39,9 per cento del campione è in condizioni di fragilità socio-economica anche a causa della Crisi Covid19, e  le difficoltà nella didattica a distanza e il mancato accesso alle attività educative extrascolastiche, motorie e ricreative si fanno sentire.

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Lo studio è lungo e articolato. A balzare agli occhi degli aretini però sono alcuni dati in particolare. Quello della dispersione scolastica in primis. Con il 22 per cento di giovani che lasciano la scuola prima di aver compiuto il loro percorso, la provincia rientra nella fascia ad alto rischio. Un dato molto alto rispetto alla media nazionale che si attesta al 13,7 per cento. 

"La mappa sulla dispersione scolastica - si legge nel report - ci racconta che in Italia circa 70 province su 107 non raggiungono l’obiettivo europeo. Tra queste le più svantaggiate sono Caltanisetta (27,1%), Brindisi (26%), Sud Sardegna (25,7%), ma numerose sono anche le realtà al centro e al nord che presentano forti criticità, come le province di Imperia (22,2%) e Arezzo (22%)".

Al fenomeno della dispersione scolastica, inevitabilmente, si lega quello dei dei giovani che non lavorano e non studiano. Fenomeno con il quale anche la regione Toscana deve fare i conti. 

"Al Sud riguarda oltre il 20% dei giovani, con punte del 38% in Sicilia e del 35% in Calabria - spiega il report -. Ma anche in questo caso le province settentrionali non sono di certo escluse da tali criticità, con regioni quali la Liguria e la Toscana che presentano, rispettivamente, percentuali del 18% e del 16% di giovani tagliati fuori dal circuito formativo e lavorativo". 

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Arezzo rientra nella media regionale. E sempre in alcune province della Toscana si sta verificando la preoccupante situazione in cui molti studenti non raggiungono le competenze minime in matematica e in italiano. 

Per quanto riguarda i ragazzi che non raggiungono le competenze minime in matematica e in italiano, un'ulteriore mappa elaborata da Save the Children mette in luce che le percentuali piu' alte si registrano soprattutto al Mezzogiorno, con un picco del 47,1% a Crotone, seguita da Agrigento con il 44,3% e da Enna con il 43,5%. Forti criticita' si registrano anche in quattro province toscane, quali Massa carrara, Grosseto, Firenze e Livorno, con percentuali che oscillano tra il 27% e il 29%. 

Nell'aretino i ragazzi che non raggiungono le competenze minime oscillano tra il 18,4 e il 21 per cento: un dato migliore delle altre toscane, ma comunque da non sottovalutare. 

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Save the children, insieme alla campagna dedicata ai minori, ha lanciato anche un manifesto in cui si chiede di prendere provvedimenti affinché questi dati non peggiorino e per evitare che - a causa della crisi - il rischio educativo divente troppo alto anche nelle regioni con meno problematiche. Il documento è stato sottoscritto da tanti personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. Tra loro anche l'attore aretino di adozione Alessio Boni.

 "Per fronteggiare l'impatto della crisi, occorre avviare con urgenza e determinazione un Piano straordinario per l'infanzia e l'adolescenza, con particolare attenzione alle fasce piu' vulnerabili - ha detto Raffaela Milano, Direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children, riferendosi già al periodo estivo, quando il vuoto educativo rischia di non essere colmato- . Un piano che coinvolga attivamente tutti gli attori che operano a contatto con i bambini, dai Comuni alle scuole, dalle famiglie al volontariato e alle associazioni del terzo settore, con il coinvolgimento del mondo della cultura e dell'impresa".

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