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A Londra per dedicarsi ai malati di cuore. Storia di Mirko: "Dopo il lavoro, volontario nel mega centro Covid"

Il sanitario aretino è specializzato in ecocardiografia e lavora in uno dei maggiori centri europei di cardiologia. Dopo i turni, insieme ad alcuni colleghi, indossa di nuovo la divisa e presta servizio al Nightingale Hospital, la mega struttura per i malati Covid

Mirko Bulletti

Quando finisce il suo turno e si toglie la divisa, sa che non è ancora il momento di riposarsi. Perché di fronte all'emergenza sanitaria ha gettato il cuore oltre l'ostacolo e come molti suoi colleghi professionisti della sanità, ha deciso di svolgere attività di volontariato in una struttura dedicata ai malati di Covid. Mirko Bulletti è un tecnico specializzato in ecocardiografia. Aretino, da circa un anno lavora a Londra, nel più antico (e blasonato) ospedale d'Inghilterra: il St Bartholomew's Hospital. Si tratta uno dei maggiori centri cardiologici d'Europa, dove un sanitario del settore fa esperienze di lavoro incredibili. Ma in tempo di Coronavirus, Mirko ha deciso di fare qualcosa in più: "Terminato il mio lavoro, mi sono offerto per fare turni con i volontari del Nightingale Hospital,la struttura creata in pochi giorni dove sono stati predisposti 4mila posti letto in rianimazione per accogliere i malati".

L'ospedale "lampo", come lo ha ribattezzato la stampa inglese, è stato costruito in due sole settimane all'ExCel Centre. E' stato intitolato a Florence Nightingale, “la signora con la lanterna” che fu pioniera dell’assistenza infermieristica. Oggi la dedizione verso il prossimo che aveva Florence la si ritrova nei tanti volontari che sono il cuore pulsante di questo ospedale. E tra loro c'è anche il giovane sanitario aretino. 

Quando a Mirko hanno proposto di fare volontariato, la risposta è stata immediata: "Non ci ho pensato un minuto - racconta - ho detto subito si. L'ospedale dove lavoro aveva partecipato all'allestimento della struttura e io ho deciso di dare il mio contributo. ".

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Adesso che l'Inghilterra si trova ad affrontare la fase più critica dell'epidemia, l'organizzazione sanitaria è stata rivoluzionata e l'attenzione è salita al massimo livello. 

"In Inghilterra l'epidemia si è diffusa circa quattro settimane dopo rispetto a quanto avvenuto in Italia - racconta. Nell'ospedale dove lavoro è stata allestita un'area per i pazienti Covid. Sono state sospese le attività ambulatoriali, vengono però garantite tutte le attività più urgenti. Dobbiamo inoltre tener presente che chi ha patologie cardiache è comunque più fragile di fronte al virus". 

E così ogni giorno in reparto si prendono precauzioni eccezionali: "Quando ci occupiamo di pazienti colpiti da Coronavirus, nelle aree del St Bartholomew's a loro riservate, oltre alla mascherina e ai guanti dobbiamo utilizzare una visiera e una sorta di camice che si indossa sopra alla divisa. Quando usciamo dobbiamo cambiarci e fare la doccia. Stesse precauzioni sono necessarie all'interno del Nightingale Hospital". 

L'ospedale "lampo" dove svolge attività di volontariato attualmente ospita circa cinquanta degenti: la speranza è che non ci sia bisogno di occupare tutti i posti letto.

"Non avevo mai visto una struttura così grande: ho fatto un calcolo, le sue dimensioni sono circa 20 volte quelle del Centro Affari di Arezzo. Ha una terapia intensiva davvero enorme. Con i colleghi ci alterniamo in turni di 3 o 4 ore, oppure lavoriamo nel week end. E abbiamo imparato subito una cosa: che questo virus non guarda in faccia nessuno, può davvero colpire tutti. Dall'inizio dell'epidemia mi  sono trovato di fronte a malati il cui range d'età variava dai 30 ai 60 anni. Persone giovani, dunque". 

Il virus ha mostrato tutta la sua aggressività anche Oltremanica. Al 24 aprile i morti erano oltre 19 mila, con una media giornaliera di decessi che oscilla tra i 600 e i 700. In pratica solo in questi giorni la Gran Bretagna avrebbe raggiunto il plateau. Lo stesso primo ministro Boris Johnson ha contratto il Coronavirus ed è stato ricoverato in rianimazione. "Un caso che sicuramente ha fatto riflettere e ha colpito le coscienze degli inglesi", spiega Bulletti.

Intanto Londra, come il resto del mondo, ha cambiato volto: l'atmosfera è surreale e i cittadini stanno modificando le proprie abitudini. "L'esempio lampante lo vedo ogni giorno in metropolitana. L'azienda pubblica di trasporto londinese ha stimato un calo dei passeggeri che sfiora il 90 per cento: ed è proprio così". 

Il lock down ha bloccato tutto. Eccetto, ovviamente, la sanità. E così Mirko ogni giorno sale su quella metropolitana vuota. Assiste i pazienti al St. Bartholomew's Hospital e poi, tolta quella divisa ne indossa un'altra. Per continuare ad aiutare, volontariamente, gli inglesi malati di Coronavirus. 

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