"Ho vinto il Coronavirus: resistete e non sottovalutatelo". La storia di Dario, aretino 38enne curato ad Abu Dhabi

Dario Marini, osteopata nella UaE Emirates, si è ammalato negli Emirati Arabi. Ha combattuto con il coronavirus per 15 giorni, 9 dei quali trascorsi in terapia intensiva a 5mila chilometri da casa. "E' stata una battaglia difficile: il virus non colpisce solo gli anziani, state attenti e restate in casa"

Dario ha 38 anni, un passato da nuotatore e il fisico di chi non ha mai fumato, ha bevuto poco e si è sempre dedicato allo sport. Nelle foto che pubblica su Instagram sorride alla vita. Soprattutto adesso, che ha vinto una battaglia difficilissima: Dario infatti ha sconfitto il Coronavirus. E lo ha fatto dopo essersi ammalato a 5mila chilometri di distanza da casa e aver trascorso 9 lunghissimi giorni in un reparto di terapia intensiva.

"Non avrei mai immaginato che mi potesse succedere tutto questo... ma è la vita", racconta, ancora provato da questa esperienza. 

Dario Marini è nato a Sansepolcro e con la sua famiglia ha trascorso l'infanzia e la giovinezza a Pieve Santo Stefano. Poi, per amore e per motivi professionali (è fisioterapista ed osteopata), si è trasferito a Cervia dove vive e lavora. Le sue radici e i suoi familiari sono rimasti in Valtiberina, dove periodicamente torna e dove nelle scorse settimane in molti sono stati in apprensione per lui. 

La storia di Dario inizia lo scorso 19 febbraio quando, insieme alla squadra di ciclismo UAE Emirates, dove riveste il ruolo di osteopata dal 2019, ha raggiunto gli Emirati Arabi per una importante competizione al via il 23 febbraio. 

"Una gara che poi è stata interrotta per l'emergenza Coronavirus - racconta - ma quando siamo arrivati, non c'era ancora un clima di preoccupazione. Poi si sono manifestati i primi sintomi: era il 26 febbraio, mi hanno fatto il test e dato i primi medicinali. Inizialmente sembrava tutto sotto controllo. Ma il 29 febbraio il medico della società ci ha spiegato che io e un collega saremo dovuti andare in ospedale. Dopodiché la situazione è precipitata". 

Dario e il compagno sono stati trasferiti al Cleveland hospital di Abu Dhabi, una delle migliori cliniche del Paese. Il 38enne ha a trascorso qualche giorno in un reparto per curare un principio di polmonite. Ben presto però l'iniziale piccolo focolaio ha interessato entrambi i polmoni. 

"Sono giovane, sportivo (faccio parte di una squadra di triathlon), sano, ma il coronavirus ha colpito lo stesso e ha stravolto per alcune settimane la mia vita", racconta oggi. 

La febbre altissima, l'ossigeno, la paura: un incubo. Dario è stato sottoposto ad una tac e subito dopo è stato trasferito in terapia intensiva. 

"Mi hanno dato antibiotici e antivirali - racconta - dopo la prima notte, se non ci fosse stato nessun miglioramento, mi avrebbero intubato. Fortunatamente i miei polmoni hanno risposto bene ai medicinali ed è stato sufficiente l'ossigeno".

Per nove giorni l'aretino è rimasto nel reparto di terapia intensiva e i medicinali gli sono stati somministrati per via endovenosa.

"Tre volte al giorno gli antibiotici e poi un mix di antivirali per ebola e hiv, quindi gli anti artritici. Per il Coronavirus non c'è una cura e i medici hanno seguito passo dopo passo l'evoluzione della situazione a livello internazionale. Hanno valutato di volta in volta, anche in base ai risultati riscontrati da medici che operavano in altre aree geografiche, se modificare o meno il mix". 

In terapia intensiva ogni giorno veniva eseguito un tampone. In reparto il test veniva ripetuto ogni 24 ore. Il terzo tampone negativo consecutivo è arrivato dopo 19 giorni. Ma la polmonite non era ancora guarita: sono serviti altri giorni per debellarla del tutto. Solo allora, con i compagni dello staff, è potuto tornare in Italia. 

"Ci sono voluti due giorni di viaggio - racconta - perché nel frattempo, vista l'emergenza sanitaria, molti voli erano stati annullati. Ma alla fine sono tornato. Ringrazio la mia squadra, che mi ha assicurato le migliori cure possibili, e la virologa che mi ha seguito, Fernanda Bonilla". 

Adesso Dario attende di concludere la sua quarantena: fino al 3 aprile dovrà restare in casa. 

"Ho perso molti chili - racconta - e sono ancora debilitato. Ma cerco di fare sport e di recuperare. Il mio corpo è guarito, ma nella mia mente rivivo l'esperienza del contagio: continuo a disinfettare tutto, mi preoccupo per mia moglie. So che ci vorrà del tempo, ma passerà".

Il 38enne ha raccontato la sua storia in un post su Instagram, in cui spiega:

Spero che la mia storia possa dare conforto e forza a chi la legge. Se ce l'ho fatta io, per come erano le mie condizioni, potete e dovete farcela anche voi...

Ed è proprio questo il messaggio che Dario non si stanca di ripetere:

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"Non sottovalutate il coronavirus, io ho 38 anni e mi sono ammalato in modo grave pur godendo di un'ottima salute e avendo un fisico da sportivo. Per chi è in isolamento, in quarantena o semplicemente è in ansia dico di non abbattersi e tenere duro. E soprattutto attenersi a tutte le disposizioni che ci sono state date: state in casa, usate mascherine e guanti, rispettate le distanze. Così si può sconfiggere il virus". 

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