Confronto con Lode e Sunia su spese condominiali, canone concessorio, regolamento utenza

Alcuni temi sono generali: partecipazione e rappresentanza degli utenti nonché una maggiore presenza dei Comuni sul tema case popolari

Immagine repertorio

S’intensifica il confronto tra Sunia e Cgil da una parte e Lode e Arezzo Casa dall’altra. “Abbiamo avuto un primo incontro – sottolinea Alessandro Mugnai, segretario provinciale Cgil – e ne abbiamo messo in programma un secondo. Abbiamo presentato al Lode, cioè all’assemblea dei comuni, le nostre richieste frutto del confronto con inquilini e assegnatari. Nel prossimo appuntamento entreremo nel merito per avviare a soluzione problemi che sono aperti da ormai troppo tempo”.

Alcuni temi sono generali: partecipazione e rappresentanza degli utenti nonché una maggiore presenza dei Comuni sul tema case popolari. Ad esempio per valutare il grado di soddisfazione dell’utenza e per un maggior coinvolgimento sui lavori di manutenzione.

Altri temi sono specifici e su questi Sunia e Cgil insistono ormai da mesi. Li ricorda Stefania Teoni, dirigente del Sunia: “le spese di amministrazione che corrispondono alla quota per la gestione del condominio, continuano ad essere a carico degli assegnatari mentre in altre realtà sono a carico della proprietà. La legge regionale e il regolamento del Lode prevedono che nel costo del canone siano comprese anche le spese di gestione. Infatti nelle altre provincie è la proprietà che provvede al pagamento. Chiediamo poi la revisione del regolamento di utenza, ossia delle norme sui diritti e doveri degli assegnatari. Ci sembrano norme scritte dalla proprietà che garantiscono pochi diritti agli assegnatari come quello di avere un bilancio annuale, ma molti oneri tra cui, quello che contestiamo e cioè l’onere dei costi di gestione. Chiederemo alla Regione Toscana, così come ha fatto in altre recenti occasioni, l’interpretazione autentica della legge”.

Rimane infine ancora aperta la questione del canone concessorio. “E’ un  problema che, in Toscana, interessa solo Arezzo. Al di là delle definizioni burocratiche rimane il concetto:i Comuni trattengono una quota degli affitti per compensare i canoni non pagati dai morosi incolpevoli. Ma perché solo i vicini di casa devono pagare gli affitti dei nuclei familiari più bisognosi? Non spetta alla collettività farsi carico del problema?”.

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