Domenica, 13 Giugno 2021
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"Giù le saracinesche contro il Coronavirus", la proposta choc di Confcommercio

Con un presuposto: "Che lo Stato ci riconosca immediatamente la sospensione di oneri fiscali e contributivi, che ci sia una moratoria con i fornitori e per pagare gli affitti. Perché se l'attività non c'è più è necessario ferrmarsi. Ma questa misura ha senso solo se si riescono a fermare anche le uscite"

"Avete presente un pc quando va in tilt ed è necessario spegnere e riaccendere per farlo ripartire? Ecco noi dobbiamo fare lo stesso, per poter ripartire". L'immagine usata da Franco Marinoni è chiara: il mondo del commercio aretino e toscano è in difficoltà. L'emergenza Coronavirus sta mettendo a dura prova i commercianti, e allora che fare? "Stacchiamo la spina, abbassiamo la saracinesca per 15 giorni. A patto però che anche le uscite, intese come tasse e balzelli, vengano bloccate" spiega Marinoni.

Quella del direttore di Confcommercio Toscana è una proposta choc che parte anche da Arezzo ed è indirizzata alla confederazione nazionale, affinché sia inoltrata al Governo. Una proposta partita ieri, prima che il nuovo decreto, con le sue pesanti implicazioni, fosse firmato dal presidente Conte.

"Le reazioni alla nostra presa di posizione sono state positivie da parte degli operatori - dice Marinoni - lo hanno capito da soli che la situazione è insostenibile. Sicuramente è stata gestita male e forse le chiusure delle scuole e altri provvedimenti più restrittivi potevano essere presi prima, risolvendo così in tempi più brevi il problema".

La proposta di Confcommercio ha però dei presupposti chiari: "Che lo Stato ci riconosca immediatamente la sospensione di oneri fiscali e contributivi, che ci sia una moratoria con i fornitori e per pagare gli affitti. Perché se l'attività non c'è più è necessario ferrmarsi. Ma questa misura ha senso solo se si riescono a fermare anche le uscite" .

Oltre l'aspetto economico poi c'è quello sociale e umano.

"Ci sono tanti dipendenti non possono essere esposti senza remore al virus - sottolinea Marinoni - abbiamo il dovere di tutelarli, non possiamo mandarli allo sbaraglio:  qui c'è un'emergenza sanitaria drammatica. Non resta altro che fare come quando si 'impalla' il computer, dobbiamo spegnere e riaccendere". 

Naturalmente la proposta di Confcommercio Arezzo e Toscana vedrebbe aperti i punti vendita per i generi di prima necessità: alimentari, farmaci, carburanti. In modo da permettere nei quindici giorni di stop i corretti approvvigionamenti delle famiglie.

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