Sabato, 24 Luglio 2021
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Il maestro Donato Renzetti torna ad Arezzo con il concerto sinfonico della Filarmonica Gioacchino Rossini

Renzetti: “Arezzo è una città meravigliosa, da Piero della Francesca a Cimabue, si respira arte ovunque"

Foto di archivio

La musica classica torna ad essere protagonista con il concerto sinfonico della Filarmonica Gioacchino Rossini diretta dal maestro Donato Renzetti con la presenza del soprano Leslie Visco. È il grande appuntamento in programma sabato 24 luglio nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro Romano. Abbiamo intervistato il maestro Renzetti che ritorna in città dopo l’esperienza del Raro Festival.

Come è stato tornare a suonare dal vivo?

“Il Covid è stato un momento di riflessione e di unione familiare. Ho riscoperto tante cose che avevo perso, ero in giro per concerti praticamente sempre, non avevo un minuto di tempo tra viaggi, studio e quant’altro. Ho sfruttato il periodo del lockdown per catalogare i miei lavori passati. Avevo una gran voglia però di tornare a fare concerti con la consapevolezza che alla mia età era giusto fare qualcosa di meno, rispetto alla attività frenetica di prima. Ho riscoperto valori più importanti di cui è giusto godere, come può essere per un concerto andato bene, c’è volontà di ammortizzare il successo o insuccesso che sia. È stato un ritorno molto gradito, ma cambierà la mia impostazione di carriera”.

Maestro Renzetti è considerato l’amico di Arezzo, quando nasce il suo rapporto con la città? 

“Arezzo è una città meravigliosa, da Piero della Francesca a Cimabue, si respira arte ovunque. Sono rimasto sorpreso da tanta bellezza non raccontata, ecco perché l’idea di proporre una festival al sindaco Ghinelli, che accettò e con un grande sforzo mise in piedi il Raro Festival. Una rassegna musicale di grande livello e di grande valore per la città. Questo ha rappresentato concretamente il mio avvicinamento ad Arezzo, che merita sicuramente una visibilità diversa".

Il rapporto tra i giovani e la musica classica.

"Io insegno da tanti anni ai giovani, anche quelli che non sono musicisti. Mancano le nozioni storiche sui grandi musicisti, dovrebbe partire tutto tra i banchi di scuola. Dovremmo parlare una volta al mese di musica, spiegare ai ragazzi chi è Giuseppe Verdi, Guccini, una loro opera e spiegargliela. Poi ognuno coltiverà i propri interessi, però sapere storicamente chi sono i più grandi compositori classici italiani sarebbe giusto e doveroso. La musica classica emoziona sia quando hai 20 che 80 anni. Qualcosa è stato fatto per la scuola, ma è ancora molto poco".

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