Niente sagre e fiere. E la Città del Natale? Comanducci: "Attendiamo disposizioni più chiare"

Il nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri pone delle forti limitazioni alla vita notturna e sociale ma, secondo gli addetti ai lavori, non si presterebbe ad un'interpretazione univoca sulle linee guida da tenere

Che cosa ne sarà della Città del Natale? L’emergenza sanitaria fermerà il grande evento? Le domande - per il momento - attendo una risposta. E, con ogni probabilità, gli interrogativi rimarranno in sospeso ancora per qualche tempo visto che, sull’interpretazione delle direttive contenute nell’ultimo decreto del presidente del consiglio dei ministri (Dpcm) non c’è troppa univocità. Domenica 18 ottobre il premier Giuseppe Conte, in seguito all’aumento dei contagi da Covid 19, ha dato comunicazione di alcune misure straordinarie volte a contenere il diffondersi del virus. Orari ridotti, niente sport di contatto, didatti sì in presenza ma anche a distanza e altro ancora. Tra i vari punti del Dpcm c’è anche quello che regolamenta sagre, fiere e convegni. Ma il testo non si presta ad una chiara interpretazione aprendo una serie di quesiti che mettono in forse anche la programmazione di eventi e attività, come, appunto, la Città del Natale che, negli ultimi anni, ha creato un importante indotto a beneficio di strutture ricettive, esercizi commerciali, locali, ristoranti e piccole realtà imprenditoriali. Quest’anno però il Covid e l’emergenza sanitaria potrebbero porre dei freni alla manifestazione. Si ma quali? “Attendiamo di conoscere meglio i dettagli - spiega Marcello Comanducci, presidente della fondazione InTour di Arezzo, istituzione che organizza la rassegna natalizia - poi proveremo a comprendere come e se andare avanti con la pianificazione”. All’interno del nuovo Dpcm alla lettera N dell'articolo 1 si legge: "Sono vietate le sagre e le fiere di comunità. Restano consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale, previa adozione dei protocolli validati dal comitato tecnico-scientifico.... e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni ed alle caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro”. Dunque le nuove norme rivedono tutto e soprattutto, pongono un freno alla macchina organizzativa che ormai da mesi sta lavorando a percorso e attrattive. Nel solo mese di luglio era stata l’associazione commercianti di Arezzo, forte di un calo drastico dei contagi, ad annunciare l’arrivo per Natale 2020 del mercato tirolese in piazza Grande. Adesso invece tutto resta sospeso in attesa di qualche maggiore indicazione. “Attendiamo - continua Comanducci - abbiamo già incontrato il prefetto per confrontarci sui contenuti del Dpcm ma, purtroppo, al momento, non c’è la chiarezza di cui avremmo bisogno. Ancora una settimana e poi decideremo sul da farsi”. Le incognite da sciogliere restato numerose e spaziano da un ambito all’altro creando una serie di possibili e concatenate conseguenze in perfetto stile domino. Di queste ore il dibattito apertosi a livello nazionale sulla possibilità, riservata prima ai sindaci e poi anche a presidenti delle regioni e prefetti, di chiudere le aree pubbliche più affollate e ad alto rischio assembramenti. “Delle strade o piazze nei centri urbani - si legge nell’ultima bozza - dove si possono creare situazioni di assembramento può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21, fatta salva la possibilità di accesso deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private”. Una condizione che potrebbe riguardare, se l’allestimento natalizio dovesse andare in porto, anche piazza Grande dove potrebbero crearsi situazioni di più difficile gestione delle presenze e che, senza dei protocolli precisi, diverrebbero davvero complicate da pianificare. Considerazioni che per il momento restano in attesa di una soluzione efficace e di linee guida inequivocabili nel rispetto del lavoro di esercizi e imprenditori e in piena aderenza della tutela della salute pubblica.

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