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Quale sanità? Primo incontro con il sindaco Vagnoli. Russo: "Fronte comune per le aree interne"

Il confronto ha riguardato le Asl di area vasta, i distretti, la sanità territoriale delle aree interne e le mancate risposte dovute all'allontanamento dei centri decisionali

La Cisl di Arezzo inaugura uno spazio a più voci con i indaci della provincia per parlare del futuro della sanità pubblica nel nostro territorio.

Dalla contrattazione territoriale in Casentino è emerso con il sindaco Filippo Vagnoli l’importante condivisione di “un fronte” affinché la sanità nelle aree interne trovi risposte non solo formalmente, ad esempio con il riconoscimento dell’autonomia distrettuale, ma nei fatti con scelte e soluzioni che offrano servizi di qualità ai cittadini.

“Nel dibattito, quindi, - spiega Silvia Russo, segretaria generale Cisl - non possiamo dimenticare le mancate risposte che la carenza dell’Hospice ad Arezzo ha creato anche nell’area casentinese; le difficoltà di ri-disegnare una missione importante per l’ospedale di Bibbiena che lo qualifichi come centro di riferimento; la carenza di personale nei servizi territoriali e la conseguente difficoltà per le comunità di spostarsi alla ricerca della soluzione. Non ci appassiona eccessivamente il dibattito sulle “aslone” in termini generali, come Cisl di Arezzo abbiamo espresso sempre il nostro dissenso per un’operazione che non aveva le caratteristiche di una riorganizzazione effettiva finalizzata ad un miglioramento della sanità regionale, quanto più simile ad un accentramento di funzioni per un risparmio economico sulle spalle dei tanti professionisti lavoratori (tramite il livellamento in basso della retribuzione accessoria)”.

Anche il sindaco Filippo Vagnoli esprime il suo punto di vista sulle vicende sanitarie.

“Sono molto soddisfatto per il prossimo ritorno dei Distretti sanitari aretini alla loro naturale autonomia. Un momento importante e essenziale per la nostra sanità locale, che ha necessità di ritrovare il contatto con i problemi reali per dare una risposta adeguata ai cittadini. Per spostarsi verso una visione più ampia, ritengo che l'origine dei problemi nella nostra sanità debba essere ricercata nell’area vasta. Un'area che copre un territorio eterogeneo di circa 100 comuni, dove il centro decisionale risulta inevitabilmente essere troppo lontano dai bisogni dei singoli ambiti e dove a valere sono solo logiche di risparmio economico e non di efficienza. Questo problema porta ad una gestione precaria in termini di formazione e assunzione di nuovi medici, male di cui soffre tutta la zona e tutti i presidi ospedalieri ormai da anni. Questi due elementi insieme creano disservizi e un evidente disorientamento nei cittadini, che spesso non trovano risposta alle loro necessità. Ritengo perciò quanto mai necessario e urgente che Arezzo debba avere una direzione sanitaria propria per poter programmare al meglio i fabbisogni in termini socio sanitari delle area della provincia.

Questo processo di ‘Arezzo al centro’, che mi auspico possa avvenire in tempi adeguati alle sfide che ci aspettano nel prossimo futuro, potrà essere da esempio e insieme da spinta anche per altri servizi opportunità da sfruttare con le risorse provenienti dal PNRR. L'ambito ottimale è la Provincia, e dobbiamo tutti esserne consapevoli."

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