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Circoli, il grido d'allarme di Ettori (Arci): "Alcuni sono deserti, nelle piccole frazioni c'è il rischio che non riaprano"

La presidente di Arci Arezzo fa il punto sui circoli che il 1° luglio hanno riaperto dopo un anno e mezzo: "Il 70 per cento è ripartito, altri faranno fatica. C'è ancora molta paura e preoccupazione nei nostri soci"

Un anno e mezzo di chiusura ha messo in ginocchio le attività associative e ricreative dei circoli di tutta la provincia di Arezzo. Dal 1° luglio hanno riaperto e sono tornati a pieno regime, ad eccezione dell'attività del ballo che resta vietata in base alle norme anti Covid attualmente in vigore, ma sono ancora molte le preoccupazioni di chi frequenta solitamente questi posti.

Federica Ettori, presidente di Arci Arezzo - che comprende Arezzo, Valdichina, Casentino e Valtiberina più i comuni valdarnesi di Pergine-Laterina e Bucine, il resto del Valdarno fa parte di un altro comitato - fa il punto della situazione e lancia un grido d'allarme.

"Attualmente ha ripreso l'attività il 70 per cento dei nostri circoli. Qui ad Arezzo i centri di aggregazione sociale hanno riaperto quasi tutti, sono ancora chiusi quelli di Rigutino e quello di via Fiorentina, ma quest'ultimo comunque non avrebbe riaperto perché nel periodo estivo sospende le proprie attività. L'ultimo a riaprire, negli scorsi giorni, è stato quello di Battifolle".

Sono ben 90 i circoli legati ad Arci presenti in tutto il territorio aretino, ma la sensazione generale è che la frequentazione fatica a riprendere rispetto al periodo pre Covid.

"La partecipazione da parte dei soci è un po' altalenante: ci sono strutture dove c'è una buona partecipazione alle serate organizzate all'aperto principalmente. Altri circoli invece fanno molta fatica, sono praticamente deserti come ad esempio quello di Palazzo del Pero. Fermo restando che la paura ancora esiste e c'è un mancato allenamento a tornare a fare le attività ricreative come come eravamo abituati a fare prima della pandemia".

C'è preoccupazione anche per quanto riguarda un ritorno alla normalità nella frequentazione di questi luoghi, sia per i soci sia per i volontari che portano avanti tutte le attività.

"Ci vorrà molto tempo, c'è ancora la paura che serpeggia. Perché anche se la popolazione che anima le nostre strutture nella maggioranza dei casi è piuttosto anziana, e quindi ha ricevuto entrambe le due dosi del vaccino, non ha purtroppo la giusta tranquillità, complici anche le varianti e i contagi che in questi giorni stanno nuovamente risalendo. Oltre al fattore paura, la gente si è disabituata a stare insieme, ha difficoltà a interagire e socializzare e la mascherina rappresenta una barriera. Non è facile dopo un anno e mezzo di chiusure, tornare alla normalità: c'è ancora una forte tendenza a isolarsi. Ci vorrà tutto il 2022, se la situazione non precipita nuovamente, per far tornare i nostri circoli ad essere animati come nel periodo pre Covid". 

Ettori poi chiude esprimendo un timore condiviso nel mondo dell'associazionismo: quello che i piccoli circoli che non hanno riaperto possano avere difficoltà a farlo nei prossimi mesi: "Nelle piccole frazioni come in alto Casentino o in Valdichiana ci sono piccole realtà che non hanno ancora tirato su la saracinesca e probabilmente non riusciranno a farlo nell'immediato. A settembre ripartiremo con la nostra campagna tesseramenti, non è da escludere che abbiano bisogno di più tempo per riorganizzarsi e cercare i volontari, che sono la base fondante della nostra associazione".

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