Mercoledì, 16 Giugno 2021
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L'ultima notte del dormitorio: oggi chiude. Fraternità Bindi: "Da stasera i 50 ospiti alla cerca di rifugi di fortuna"

L'appello: "Serve un servizio di prima accoglienza che non sia temporaneo ma duri tutto l'anno"

Quella appena trascorsa è stata l'ultima notte di apertura del dormitorio cittadino. Da stasera gli ospiti, che negli ultimi 4 mesi avevano trovato un tetto a San Domenico, dovranno cercare un'altra sistemazione. Un giaciglio di fortuna, per strada o forse in un edificio abbandonato. 

Il bilancio di questa esperienza, particolarmente intensa per volontari e persone che hanno usufruito del servizio, è stato fatto con un toccante post su Facebook dalla Fraternità Federico Bindi :

"La Fraternità Federico Bindi onlus ringrazia di cuore le decine di volontari coordinati dalla Caritas che, generosamente, in questi quattro mesi, in maniera totalmente gratuita, si sono alternati ogni sera per garantire l’accoglienza a oltre 50 senzatetto (con circa 2500 ingressi) che hanno potuto essere accolti in un luogo che ha garantito loro, ma anche all’intera città, sicurezza e dignità". 

Ed è proprio la Fraternità a lanciare un appello affinchè questo servizio venga prorogato tutto l'anno: "La Fraternità ritiene- si legge nel post - che un centro di prima accoglienza sia necessario tutto l’anno, per garantire sicurezza e decoro per chi si trova in difficoltà temporanea e per poter costruire con queste persone percorsi di inclusione permanenti.
Poiché il problema è strutturale non si può più parlare di emergenza. Occorrono politiche sociali di inclusione permanenti e strutturate".

I numeri affiacano la richiesta: cinquanta persone senza una casa hanno usufruito del servizio temporaneo e 2500 sono stati gli ingressi. Ma non sono solo i numeri a determinare il bilancio. Ci sono anche i fatti avvenuti all'interno della struttura che il Comune, con sensibilità, ha messo a disposizione negli ultimi due anni. 

"Ad esempio, in questi quattro mesi una vita è stata salvata - racconta Cristiano Rossi - grazie al clima di comunità e di solidarietà che si è creato tra volontari e ospiti. Sono stati proprio dei senzatetto, una mattina all'alba, a dare l'allarme: uno degli ospiti stava male, aveva bisogno di cure immediate. L'uomo è stato soccorso e in ospedale è stato disposto un lungo ricovero. Oggi si è ripreso e ha iniziato un percorso importante di inserimento".

Se fosse stato solo per strada, si sono chiesti i volontari, chi si sarebbe accorto della gravità della situazione? 

"E ancora entrare nella "prima accoglienza" ha permesso ad una coppia che aveva perso tutto di ritrovare la propria strada: adesso hanno un lavoro e una casa. Mentre un ragazzo proveniente da un'altra città toscana e casualmente approdato ad Arezzo è riuscito, tramite i contatti intrecciati in questo servizio di prima accoglienza, a ritrovare se stesso e a trovare un lavoro. Tanto che adesso vive autonomamente in un piccolo appartamento". 

Esperienze reali che vanno al di là dei numeri e che raccontano come, quando servizi sociali, istituzioni e volontariato lavorano insieme possono davvero cambiare la vita delle persone offrendo nuove opportunità. 

"Ormai - afferma Rossi - non si tratta più di un'emergenza. La povertà è diventato un problema strutturale della nostra società e non possiamo più affrontarlo temporaneamente come si fa con una emegenza". 

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