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Venerdì, 12 Agosto 2022
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La Chiassa Superiore ricorda Gianni Mineo, Giuseppe Rosadi e cosa non successe il 29 giugno 1944

Il programma degli eventi in memoria della mancata strage di 78 anni fa

Il prossimo 29 giugno alla Chiassa Superiore l’Associazione “Brigata XXV Maggio” ricorderà la mancata strage di 78 anni fa. Alle ore 21 nella locale chiesa di Santa Maria Assunta – che fu il teatro di quelle ore drammatiche del giugno 1944 – inizierà la serata “Per ricordare insieme cosa non è successo”. Un’introduzione storica, seguita dalla canzone dei “Figli della vigna” dedicata ai fatti del 29 giugno 1944 e per finire il concerto della “Casa del vento” che presenterà l’ultimo disco assieme ai suoi successi. L’ingresso è libero e tutti sono invitati a partecipare.

Cosa “non successe” alla Chiassa il 29 giugno 1944 è ormai noto. Il 26 giugno la “Banda del Russo” fermò a raffiche di mitra un’auto tedesca che dal valico della Libbia procedeva verso Anghiari. Ferito l’autista, furono prelevati i passeggeri: il colonnello Maximilian von Gablenz e il suo aiutante, un sergente maggiore, che furono trascinati per le montagne di Anghiari. Il comando tedesco di Arezzo in poche ore rastrellò più di quattrocento ostaggi che furono imprigionati nella chiesa della Chiassa Superiore. Altri ostaggi furono imprigionati nella propositura di Anghiari. Fu diffuso un terribile ultimatum con cui si concedevano 48 ore per la restituzione di von Gablenz e del suo aiutante, dopodiché gli ostaggi sarebbero stati fucilati e i centri abitati di Anghiari, Montauto, La Chiassa e Borgo a Giovi distrutti.

Mentre il tempo passava senza novità del colonnello, i soldati tedeschi collocavano esplosivi sotto le mura di Anghiari e alla base del Palazzo comunale. La gente di Anghiari scappava nelle vicine campagne, il Comando della XXIII Brigata partigiana “Pio Borri” era impotente e il “Russo” non voleva cedere i due tedeschi “neanche se incendiasse tutta Italia!”: Quando mancavano pochissime ore dallo scadere dell’ultimatum, un giovane partigiano su un cavallo bianco arrivò alla Chiassa e chiese di parlare col comandante tedesco. Mentre gli ostaggi ammassati in chiesa iniziavano a sperare, il giovane chiese altre 24 ore di tempo per cercare il Russo e fargli liberare il colonnello. I tedeschi accettarono e il giovane partì per le montagne di Anghiari. Il giovane era Gianni Mineo di Bagheria, ottimo pugile e sottufficiale in servizio alla caserma Cadorna di Arezzo, fuggito nelle vicine campagne dopo l’8 settembre 1943.

Gianni riuscì a fare il “miracolo”. Trovò il Russo a Montemercole (Anghiari) e dopo lunga trattativa alla fine riuscì ad avere von Gablenz e il suo aiutante. Mineo iniziò la lunga marcia coadiuvato da Giuseppe Rosadi della Chiassa e da Bruno Zanchi di Anghiari, entrambi della banda del Russo. Dopo molte peripezie, quando ormai sembrava impossibile arrivare in tempo alla Chiassa, il colonnello scrisse un biglietto che diede a Gianni Mineo. Il giovane corse verso la Chiassa e arrivò proprio mentre i primi ostaggi venivano portati fuori per la fucilazione. Il biglietto di von Gablenz fermò la strage, poco dopo arrivò Giuseppe Rosadi con i due tedeschi, mentre Zanchi era tornato indietro poco prima dell Chiassa.

Von Gablenz ordinò la liberazione di tutti gli ostaggi, imponendosi sui suoi subalterni che avrebbero voluto fucilarne alcuni per rappresaglia alla sua cattura. Mentre gli ostaggi uscivano increduli dalla chiesa, qualcuno si attaccò alle campane comunicando ai parenti nascosti nei boschi circostanti che l’incubo era ormai finito.

Nel 2014 il Comune di Arezzo ha dedicato il parco della Chiassa a Gianni Mineo e a Giuseppe Rosadi. Nel 2018 il presidente Mattarella ha concesso una Medaglia al Valor Militare alla Memoria dei due Eroi.

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