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Mercoledì, 17 Agosto 2022
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Cessione Rsa Guillichini, Reses e nuovo gestore condannati per condotta antisindacale

Il procedimento di fronte al giudice del lavoro di Arezzo è stato chiesto dai sindacati di categoria Fp Cgil e Fisascat Cisl rappresentati rispettivamente dagli avvocati Sara Busatti e Paolo Prisco

Il giudice del lavoro del tribunale di Arezzo Giorgio Rispoli ha accertato condotte antisindacali da parte del consorzio Reses, della cooperativa Il Corso e di coloro che sono subentrati con diversi ruoli nella gestione della Rsa Guillichini che si trova nel prestigioso palazzo di Corso Italia ad Arezzo e cioé Montenero ed Endemos. 

Il giudice ha di fatto accolto la richiesta fatta dalle organizzazioni sindacali coinvolte e che avrebbero subito questi comportamenti antisindacali e cioé la Funzione Pubblica della Cgil e la Fisascat Cisl che seguono il settore delle cooperative.

Si tratta di un ulteriore strascico di una lunga vicenda che ha origine nel Gruppo Ex Agorà, oggi Reses, che attraverso cooperative gestisce alcune rsa nel territorio aretino e non solo.

A seguito delle note vicende giudiziarie e delle difficoltà a rispettare le scadenze dei pagamenti di stipendi e affitti (si rammenti la stessa procedura di sfratto da parte della proprietà dell'immobile per la Rsa Giullichini scongiurata all'ultimo soffio), Reses ha ceduto a Montenero srl (Società fiorentina facente parte del Consorzio SIT, operante nel settore delle residenze sanitarie) tanto il ramo di azienda relativo alla struttura denominata “Palazzo Guillichini” nonché il complesso dei beni relativi alle case famiglia.

Le organizzazioni sindacali, in questo passaggio, non sono state né informate né consultate, e hanno lamentato la violazione dell'articolo 47 della legge 428 del 1990 che è stata istituita proprio per tutelare i crediti dei dipendenti nei casi di passaggio d'azienda come questo. Ci sono infatti degli arretrati da pagare agli operatori. Chi li salderà? Una trattativa che avesse visto coinvolti i sindacati sarebbe potuta servire proprio a questo, a garantire i lavoratori anche nei confronti di chi ha preso le redini del ramo d'azienda che si sarebbe potuto accollare anche questi debiti, come le retribuzioni non corrisposte e il tfr maturato. Altro aspetto non trascurabile di tutela deriva anche dall'articolo 37 del contratto collettino nazionale, anch'esso inserito nel procedimento perché Cgil e Cisl, e con loro gli avvocati di fiducia che li hanno rappresentati Sara Busatti e Paolo Prisco, ritengono che sia stato violato non fornendo quindi le dovute garanzie per il mantenimento dei posti di lavoro nella nuova azienda così subentrata.

La pronuncia del giudice Rispoli è arrivata mercoledì scorso 15 giugno e ha sancito che c'è stata una condotta antisindacale, per aver omesso di adempiere agli obblighi di comunicazione preventiva e di conseguente esame congiunto. Per questo, con la sentenza, ha ordinato a tutte le società resistenti (Reses, Il Corso, Montenero ed Endemos) di provvedere agli obblighi previsti dalla legge e disposto la pubblicazione del provvedimento, nelle bacheche aziendali, nonché su una testata giornalistica locale.

Soddisfazione è stata espressa sia dai legali, Paolo Prisco per la Fisascat Cisl e Sara Busatti per la Fp Cgil, e dai rappresentanti sindacali che hanno seguito in prima persona la vicenda come Gian Maria Acciai, segretario di categoria della Cgil, la collega Maria Rosaria Esposito segretaria provinciale della Fisascat Cisl e Alessandra Ricciarini delegata alle cooperative della Fp Cgil di Arezzo.

"In questa vicenda sancita dal Giudice - dichiarano i rappresentanti sindacali - non era in gioco solo la credibilità del sindacato quale soggetto protagonista nella tutela dei lavoratori, ma ha un significato più concreto: in questo territorio i sindacati che rappresentiamo sono attenti e vigili nei confronti di tutti nell'interessi dei lavoratori. Perché l'applicazione di una norma anziché un'altra produce un danno economico sui dipendenti, che ad oggi vedono a rischio il proprio Tfr e gli stipendi arretrati non riscossi. In poche parole acquisire un'azienda dando una discontinuità apparente del servizio, riporta i lavoratori ad azzerare le loro posizioni, noi invece proponiamo che essendoci continuità di servizio sia considerata anche la continuità del lavoro con quanto maturato finora. Non possiamo pertanto permetterci che in questo territorio ci siano questi atteggiamenti dove a pagare le cattive gestioni siano solo i lavoratori. Chi investe ad Arezzo lo deve fare rispettandoli."

La decisione rappresenta inoltre un precedente fondamentale al fine di evitare in futuro il reiterarsi di simili condotte.

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