Riprese le celebrazioni religiose, Rossi: "Soddisfatto del lavoro di confronto con le diverse confessioni"

Le celebrazioni sono riprese grazie ai protocolli specifici per ciascun culto che il Governo  ha sottoscritto con i rappresentanti delle comunità di fede presenti in Italia, anche non firmatarie di intese con lo Stato, che si affiancano al protocollo sottoscritto con la Conferenza episcopale italiana e che sono allegati al Dpcm 17 maggio

Sono riprese in tutta la Toscana durante questo fine settimana le celebrazioni religiose alla presenza dei fedeli, nel rispetto delle misure di sicurezza sanitarie previste per l'emergenza Coronavirus, come il distanziamento sociale, l’obbligo di mascherine e dispositivi di protezione, igienizzazione dei luoghi di preghiera.

“Registro con soddisfazione la riapertura ai fedeli dei luoghi di culto dei diversi credi religiosi  – ha commentato il presidente Enrico Rossi – La Toscana è stata la prima regione italiana ad avviare dei tavoli di confronto con i rappresentanti delle diverse confessioni e tradizioni spirituali, allo scopo di raccogliere le loro indicazioni e richieste per la riapertura dei luoghi di culto e la ripresa delle celebrazioni alla presenza dei fedeli. E' stato un lavoro molto utile e proficuo, che ci ha permesso di riaffermare il principio fondamentale della libertà di culto, garantito dalla Costituzione”.

Le celebrazioni sono riprese grazie ai protocolli specifici per ciascun culto che il Governo  ha sottoscritto con i rappresentanti delle comunità di fede presenti in Italia, anche non firmatarie di intese con lo Stato, che si affiancano al protocollo sottoscritto con la Conferenza episcopale italiana e che sono allegati al Dpcm 17 maggio. I protocolli sottoscritti riguardano le Comunità ebraiche italiane; le Chiese potestanti, evangeliche, anglicane; le Comunità ortodosse; le Comunità induista, buddista (Unione buddista e Soka Gakkai), Baha'i e Sikh; le Comunità islamiche; la Comunità della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni.

Elaborati sulla base delle indicazioni e delle esigenze emerse e approvati dal Comitato tecnico scientifico, i protocolli individuano, per ogni comunità religiosa, le precauzioni da adottare, tenendo conto delle rispettive specificità.

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