Verdi colline e una cava. E' bufera, il Comune: "Meglio scavare che costruire capannoni"

Al momento però, per dovere di cronaca, una decisione in merito non c'è. Almeno non definitiva.

Immagine di repertorio

Chi ci vive ogni giorno gode di tranquillità assoluta e di un paesaggio incontaminato dove la natura trova l'accordo perfetto con l'antropomorfizzazione. Una minuscola Val d'Orcia per alcuni. Per altri invece un luogo dove trovare rifugio dallo stress di tutti i giorni.

L'area in questione è quella che viene cullata tra i comuni di Arezzo e Capolona.
Cincelli, Pieve San Giovanni, Meliciano, Castelluccio, Ponte Buriano, Casa Vecchia.
Un angolo di paradiso che, da una parte viene accarezzato dall'Arno e dall'altra sente il soffio dei venti del Casentino.

Proprio qui, secondo gli atti venuti alla luce in queste ultime settimane, potrebbe sorgere una cava per l'estrazione di sabbia e ghiaia.
Cinque ettari di terrenno adibiti per un periodo di due, forse tre, anni a questo scopo.
Un'eventualità per la quale il comune di Capolona, competente per territorialità, ha già dato un primo parere favorevole rimandando l'intera pratica alla Regione Toscana chiamata a studiare più a fondo la vicenda e valutare se vi siano, o meno, i requisiti per inserire il sito nel piano cave toscano. Da ultimo, attese le valutazioni regionali, sarà ancora una volta l'amministrazione a stabilire se la cava "s'ha da fare".

Uno scenario che non piace neanche un po' ai residenti della zona che trovano questa eventualità dannosa dal punto di vista ambientale, paesaggistico e residenziale.

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(nella foto in alto, scattata da Maria Luisa Lapini, parte del terreno coinvolto denominato Vignoli. La località per i residenti del posto è meglio nota come Piagge o Pian di Cincelli)

"Siamo molto contrari a questa eventualità - spiega Maria Luisa Lapini, una delle rappresentanti del comitato che si è appena costituito in tutela dell'area - Il luogo dove noi viviamo non è solo un angolo di mondo bellissimo ma si trova a ridosso della riserva naturale di Ponte Buriano e Bandella. Qui esiste un ecosistema unico e siamo certi che la presenza di una cava porterebbe danni sia alla flora che alla fauna che alle falde acquifere che potrebbero essere fortemente danneggiate. A questo vanno aggiunti i disagi "ordinari" e comuni a tutti i siti dove viene effettuata attività di cavazione. Inoltre è noto che il comune di Arezzo, così come quello di Castiglion Fibocchi, malgrado non abbiano alcuna competenza territoriale in questo caso, abbiano dato parere sfavorevole all'apertura di questo tipo di coltivazione. Stesso, ma manca l'ufficialità, anche quello che sarebbe stato paventato dalla Provincia. In questo caso però staremo a vedere come prenderà posizione. Ci siamo anche chiesti che tipo di impatto potrebbe avere dal punto di vista logistico e delle vie di comunicazione. Sappiamo molto bene che Ponte Buriano sta vivendo un lungo periodo di restauri e di lavori di consolidamento. Il passaggio sopra la secolare infrastruttura ai mezzi pesanti è attualmente interdetto. Altrettanto è il transisto di tir e camion lungo strade come la Sp 21 dello Spicchio dove, per ovvie e note ragioni, non possono essere implementati i flussi di traffico. E dunque, i mezzi da dove passeranno? Come si muoveranno? Per quanto tempo la nostra viabilità potrà sopportare la presenza di questi giganti? E da ultimo, non sarà mai che all'ultimo momento salti fuori l'eventualità di creare una viabilità alternativa di cui potrebbe farsi carico completamente l'azienda richiedente in modo tale da agevolare il proprio lavoro ed ovviare i problemi di transitabilità?".

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(Vista da Pieve San Giovanni su le Piagge Cincelli Foto di Maria Luisa Lapini)

Domande che attendono una risposta e per le quali al momento non esistono delle affermazioni che possano ritenersi attendibili o meno.
Argomenti che saranno sicuramente al centro dell'incontro in calendario per questa sera al circolo di Pieve San Giovanni (da dopo le 21).

Di fatto, il 21 dicembre scorso l'azienda che intende aprire la cava ha presentato formare richiesta al comune di Capolona.
L'amministrazione dal canto suo, dopo aver consultato i propri strumenti urbanistici e rilevando che non vi sarebbero per quella specifica zona vincoli paesaggistici o archeologici, ha dato un primo parere favorevole in tata 21 gennaio 2019. Dopo di che, come detto, la pratica è stata inviata in Regione da dove sono attese nuove. L'ultima parola però spetterà all'amministrazione comunale che è l'unico soggetto che può disporre o meno l'attivazione di questo genere di attività.

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(Foto di Maria Luisa Lapini)

Al momento però, per dovere di cronaca, una decisione in merito non c'è. Almeno non definitiva.
Qualora i permessi per la cavazione vengano accordati, vi sarebbero anche gli obblighi di ripristino dell'area nella conformazione iniziale in modo da tutelare la conservazione paesaggistica.

"A mio avviso - ha recentemente dichiarato il sindaco di Capolona Mario Francesconi in un'intervista ai microfoni di ArezzoTv - è peggio costruire un capannonne, un'area industriale rimane almeno per i prossimi 100 anni e forse di più. Scavare un terreno e ripristinandone le condizioni con la solita morfologiia precedente non lo ritengono altamente impattante nell'ambiente". 

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