Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

La "catena umana" del terziario: "Tutelare lavoro e salute è possibile. La pandemia va gestita diversamente"

Oggi (lunedì 1° marzo 2021) su iniziativa di Confcommercio e Confesercenti ad Arezzo e in altre dieci città toscane (Firenze, Grosseto, Massa, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Siena e Viareggio)

 

Cartena umana composta da centaia di persone un fila indiana lungo corso Italia, tutte legate dal file rouge (ma in queto caso sarebbe più appropriati parlare di un nastro tricolore) della voglia di ripartire. Questa mattina si è svolta la protesta indetta da Confcommercio e Confgesercenti alla quale hanno preso parte commercianti, ristoratori, addetti ai servizi, partite iva. In tanti, con cartelli che chiedevano riaperture e sostegno al lavoro, hanno invaso il cuore di Arezzo. Dalla sommità di corso Italia (all'atezza della Pieve) fino ai Bastioni di Santo Spirito.

“Se il Governo continua, dopo un anno, a non garantire il diritto al lavoro in nome della salute, avrà sulle spalle la responsabilità civile, morale e sociale della distruzione economica del nostro Paese”, sostengono i presidenti della Confcommercio di Arezzo Anna Lapini e di Confesercenti Mario Landini, che hanno coordinato la manifestazione aretina insieme alla vicedirettrice di Confcommercio Catiuscia Fei e al direttore di Confesercenti Mario Checcaglini.   

Il “flash mob” ha preso il via di fronte alla Pieve di Santa Maria. Presidenti e direttori hanno poi percorso insieme  Corso Italia camminando a fianco della “catena umana” per arrivare ai Bastioni di santo Spirito e, da lì, dirigersi verso la Prefettura per consegnare nelle mani del Prefetto il documento unitario contenente dieci richieste degli imprenditori del terziario, con la preghiera che il massimo esponente locale dello Stato se ne faccia portavoce presso il governo nazionale. Tra i presenti, anche i rappresentanti della Regione Toscana, della Provincia di Arezzo e molti sindaci dei Comuni aretini.

“Dieci richieste ma che possono riassumersi in due principali: poter tornare tutti al lavoro, pur con le regole e limitazioni imposte dalla necessità di arginare la pandemia, e – laddove questo non fosse possibile – avere ristori dignitosi e sufficienti per tirare avanti continuando a garantire l’occupazione”, dicono i presidenti Lapini e Landini.

Il testo del documento consergnato al Prefetto

“L’emergenza pandemica non è più solo sanitaria, ma è diventata anche economica, in maniera sempre più drammatica con il passare dei mesi”, si legge nella premessa del documento unitario di Confcommercio e Confesercenti, “abbiamo accettato con grande senso di responsabilità tutte le misure di sicurezza che venivano imposte alle nostre attività dal Governo, investendo tempo e denaro. Ma la pandemia non si è arrestata e pare purtroppo ancora lontano il momento in cui potremo dirci completamente fuori dal pericolo. Il piano vaccinale va avanti ancora troppo lentamente e le nostre imprese continuano ad arrancare attingendo ai risparmi personali (i pochi rimasti) dei titolari, ai fidi bancari (che vengono erogati sempre meno) e ai pochi ristori arrivati dal Governo e dalla Regione Toscana”.

Noi siamo convinti che salute e lavoro possano e debbano convivere. Ma, soprattutto, pensiamo che “il futuro non si chiude”: dobbiamo quindi imparare a convivere con la pandemia, mettendo in atto – se necessario – misure ancora più restrittive per regolare le nostre attività, ma senza bloccarle totalmente, nel rispetto di quel diritto al lavoro sancito dall’articolo 4 della Costituzione: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”.

Il documento consegnato al Prefetto di Arezzo, il medesimo che nello stesso momento è stato consegnato ai prefetti di tutte le altre città toscane coinvolte nella mobilitazione, si conclude dunque con le dieci richieste: ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato; riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse; moratoria fiscale per gli anni 2020-2021; proroga della cassa integrazione e della moratoria dei mutui e finanziamenti fino al 31 dicembre 2021; rimodulazione delle locazioni commerciali e blocco degli sfratti; taglio del cuneo fiscale che grava sulle imprese; creazione di un piano “ripartenza” per il terziario; vaccinazione immediata di imprenditori e addetti del terziario; pagamento immediato di tutti i bonus ristori e indennizzi sospesi; passaporto sanitario europeo per spostamenti Ue.

Potrebbe Interessarti

Torna su
ArezzoNotizie è in caricamento