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Case popolari e vincolo dei 5 anni di residenza, Nisini e Comune di Arezzo: "Prima chi ha pagato qui le tasse"

Il sindaco Ghinelli, la vice Tanti, l'assessore Manneschi e la sottosegretaria Nisini sono critici sulla possibilità dello stop al vincolo

La proposta della giunta Giani di modificare la legge regionale toscana che disciplina i criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica è diventata terreno di dibattito politico. E la sottosegretaria al lavoro, ed ex assessore di Arezzo, Tiziana Nisini, il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, la vice Lucia Tanti e l’assessore Monica Manneschi, che ha ricevuto il testimone proprio da Nisini, non hanno dubbi in proposito: "eliminare il criterio dei cinque anni di residenza, anagrafica o lavorativa, in un territorio per poter partecipare ai bandi di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica è una scelta incomprensibile e foriera di conseguenze". Un concetto che Manneschi aveva già espresso.

“Quello dei cinque anni – hanno dichiarato unanimemente Ghinelli, Nisini, Tanti e Manneschi – ci è sempre sembrato un arco temporale ragionevole per riconoscere a chi ha messo radici in un territorio il suo contribuito alla crescita economica e al gettito fiscale. È un criterio inoltre che consente di evidenziare un tema di fondo della società attuale: sono emerse nuove povertà e queste, purtroppo, a differenza che in passato, coinvolgono maggiormente i nostri concittadini. Dobbiamo essere capaci di dare risposte a questi nuovi problemi, frutto di urgenze sopravvenute: ne va della nostra responsabilità, e credibilità, politica. Il metodo migliore è lavorare per priorità e obiettivi: e in primis dobbiamo tutelare le persone che hanno pagato le tasse in maniera continuativa e grazie a questo hanno consentito agli enti locali di disporre delle risorse necessarie per erogare i servizi. È una fase storica in cui queste stesse persone possono vivere in una condizione economica difficile e abbiamo il dovere di farci carico di loro. Prima di altri”.

Dopo le considerazioni di carattere politico, il sottosegretario Tiziana Nisini ha aggiunto: “Nel 2019 abbiamo avuto una legge regionale che aveva recepito il criterio dei 5 anni. Adesso c’è la marcia indietro, frettolosa e discutibile. Se il quadro normativo all’improvviso viene a modificarsi, si generano inevitabilmente dei cortocircuiti. Il più evidente è questo: se basta un giorno per partecipare a un bando di edilizia residenziale pubblica, non appena viene diffusa la notizia del bando in questione, è chiaro che ci sarà una corsa alla residenza in quel Comune. Dopo di che, oltre alla casa popolare, se i nuovi residenti sono individui realmente in difficoltà, dovrà essere messo in moto tutto il sistema dei servizi sociali. E i Comuni si troveranno a fronteggiare la necessità di un surplus di prestazioni di complicata gestione”.

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