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Pienone alla Casa delle Culture, l’allarme: “Costi sociali con la chiusura”

Una sala gremita, qualche figura istituzionale, i volti delle associazioni che si impegnano quotidianamente per portare avanti i servizi e molti comuni cittadini. Il destino della Casa delle Culture ha attirato  un nutrito gruppo di persone alla...

Una sala gremita, qualche figura istituzionale, i volti delle associazioni che si impegnano quotidianamente per portare avanti i servizi e molti comuni cittadini. Il destino della Casa delle Culture ha attirato un nutrito gruppo di persone alla assemblea pubblica di questa sera.

È proseguita la raccolta firme per dire no alla chiusura e continua a raccogliere adesioni la petizione su Change.org.

In questi giorni ci sono stati svariati incontri tra le anime della Casa con sindaco, questore, prefetto, camera di commercio. La giunta dice di voler mantenere lo sportello e tagliare le altre attività. "Ma sono inscindibili", protestano i gestori. I locali dovrebbero tornare a disposizione per altri scopi, ad esempio il corso di ingegneria del Polo universitario. "Ma è un'attività non necessariamente alternativa a quella attualmente svolta nella Casa delle Culture", è la replica. C'è anche la questione economica, l'appalto è oneroso, dice il Comune. "Si potrebbe continuare il servizio con minori risorse, basterebbe la volontà".

Ingrid Tveleniuc è una dipendente del gestore Oxfam.

"Ho vissuto il progetto sin dall'inizio, questo epilogo - spiega - lascia solo la delusione. Abbiamo portato avanti tante iniziative di educazione alla legalità. I costi sociali, togliendo il servizio, potrebbero essere molto più alti rispetto al risparmio che si avrebbe con il taglio della Casa. Sarà la città a perdere qualcosa, soprattutto se vuol governare il fenomeno della migrazione. Noi riuscivamo a prendere in carico anche 10 pratiche al giorno".

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