Buoni postali fruttiferi, una bella notizia per i risparmiatori

L’Arbitro Bancario ha condannato Poste Italiane a pagare gli interessi in base ai tassi originari. L’avvocato Luca Bufalini: “Chi ha sottoscritto un buono emesso dopo il giugno 1986, lo faccia esaminare. Anche se è stato già incassato”

C’è una buona notizia per tutti quei risparmiatori (e anche ad Arezzo sono molti) che, decorsi i trent’anni dalla sottoscrizione, si sono presentati agli uffici postali con i buoni fruttiferi e si sono visti riconoscere importi inferiori rispetto ai rendimenti previsti.

Lo scorso 27 novembre il collegio di Torino dell’Arbitro Bancario ha sancito il diritto degli intestatari di buoni postali fruttiferi, sottoscritti successivamente al luglio del 1986, a riscuotere gli importi riportati nella tabella che si trova nel retro dei buoni e non i rendimenti inferiori dichiarati da Poste Italiane.

Il caso che è arrivato davanti al collegio era quello di un risparmiatore, titolare di due buoni emessi nel 1987, al quale era stato negato il riconoscimento degli interessi riportati nel retro dei buoni a causa di una modifica dei rendimenti avvenuta nel 1986, prima che lui li sottoscrivesse, e di un timbro che Poste Italiane aveva apposto sopra la tabella con i rendimenti dei buoni.

La decisione del collegio ha affermato la prevalenza di quanto riportato sul buono fruttifero rispetto alle modifiche apportate con decreto ministeriale in epoca antecedente alla sottoscrizione del buono. A tal fine è stato ritenuto nullo il timbro di Poste, che prevede gli interessi dovuti esclusivamente per i primi venti anni di validità del titolo, mentre non ha valore per gli interessi da corrispondersi in favore del risparmiatore per gli ultimi dieci anni.

Con questo provvedimento Poste Italiane è stata condannata a rimborsare gli interessi previsti sul buono per gli ultimi dieci anni di validità del titolo e non quelli inizialmente riconosciuti. Il risparmiatore ha così potuto incassare oltre ottomila euro in più rispetto a quanto voleva corrispondere Poste.

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Ad assisterlo c’era l'avvocato Fabio Scarmozzino, supportato nello studio della controversia dall'avvocato Luca Bufalini del foro di Arezzo, il quale ha spiegato: “Il mio consiglio è che ogni persona in possesso di un buono emesso dopo il giugno del 1986, lo faccia esaminare per capire se ha diritto a farsi corrispondere un importo maggiore rispetto a quanto determinato da Poste. Questo anche se il buono è già stato incassato”.

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