Buoni postali fruttiferi, 100mila euro riconosciuti a un risparmiatore aretino. Il caso

L'uomo, di Arezzo, è riuscito a farsi riconoscere i maggiori interessi nei cinque buoni emessi dalle Poste e in suo possesso. Un avvocato aretino e un collega del nord Italia hanno lavorato al caso

Immagine di repertorio

Un'altra tappa a favore dei risparmiatori che si trovano in possesso di buoni postali fruttiferi. L'ultimo caso, che racconta l'avvocato aretino Luca Bufalini, ha permesso ad un aretino di recuperare addirittura 100mila euro.

luca-bufalini-3Questo è stato possibile con due recenti decisioni il Collegio di Bologna dell’Arbitro Bancario che ha riconosciuto il diritto dei risparmiatori a ottenere il pagamento dei maggiori interessi, riportati nel retro dei buoni, per dei buoni fruttiferi sottoscritti nel 1992 e non ancora scaduti.

Il risparmiatore in questione, titolare di cinque buoni emessi nel 1988 – 1990 e 1992, si era visto respingere le proprie richieste di riconoscimento degli interessi riportati nel retro dei titoli a causa di una modifica dei rendimenti avvenuta nel 1986, prima che lui li sottoscrivesse, e di un timbro che Poste aveva apposto sopra la tabella con i rendimenti dei buoni.

"Le decisioni dell’Arbitro Bancario hanno affermato la prevalenza di quanto riportato sui buoni fruttiferi, rispetto alle modifiche apportate con decreto ministeriale in epoca antecedente alla sottoscrizione dei buoni, e senza che a nulla valesse, a tal fine, il timbro apposto da Poste in quanto questo prevede gli interessi dovuti esclusivamente per i primi venti anni di validità del titolo non dicendo nulla per gli interessi da corrispondersi in favore del risparmiatore per gli ultimi dieci anni."

Con questo provvedimento Poste Italiane è stata condannata a rimborsare il risparmiatore. Assistito dall'avvocato Fabio Scarmozzino e supportato nello studio della controversia dal collega Luca Bufalini del Foro di Arezzo, l'aretino si è visto riconoscere gli interessi previsti sui propri buoni per gli ultimi dieci anni di validità del titolo e non quelli inizialmente riconosciuti da Poste Italiane. In tal modo il risparmiatore è riuscito ad ottenere oltre 100.000,00 euro in più rispetto a quanto voleva corrispondere Poste.

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"Si tratta di un'importante decisione sia per le migliaia di titolari di buoni postali che in questi anni, decorsi i trent’anni dalla sottoscrizione, si recano presso gli uffici postali e che ignari dei propri diritti, si vedono riconoscere importi inferiori rispetto ai rendimenti previsti nel buono, sia per i titolari di buoni postali che non sono ancora scaduti e che devono valutare se è più conveniente convertire il buono prima della scadenza prevista o arrivare al termine dei trent’anni per ottenere dei maggiori interessi. Le decisioni in oggetto, dando ragione ai risparmiatori, confermano il diritto a ottenere i maggiori rendimenti fino alla scadenza del titolo. A tal fine - dichiara l'avvocato Bufalini - è opportuno che ogni persona in possesso di un buono emesso dopo il giugno del 1986 faccia esaminare lo stesso per capire se ha diritto a farsi corrispondere un importo maggiore rispetto a quanto determinato da Poste e ciò sia per i buoni già incassati che per quelli non ancora scaduti."

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