Autismo Arezzo scrive ai candidati: "Delusi, nessuno ha affrontato il tema dei diritti delle persone più fragili"

L'associazione, attraverso una lunga lettera, si è rivolta direttamente a Luciano Ralli e Alessandro Ghinelli

"Rispettosamente ma con decisione vorremmo che divenissero oggetto di discussione anche i temi delle persone con autismo e delle loro famiglie". Sono i membri dell'associazione aretina Autismo Arezzo a prendere carta e penna e scrivere una lunga lettera indirizzata ai candidati sindaco per il comune di Arezzo. È cosi che ad entrambi i pretendenti viene richiesto di impegnarsi affinché vengano prese in considerazione strategie utili al miglioramento delle condizioni di vita delle fasce più fragili della popolazione. La lettera, come riportato, si sarebbe resa necessaria poiché nelle passate settimane non vi sarebbe stato, da parte di nessuno degli aspiranti primi cittadini, un attento dialogo circa questi temi. "Eravamo tutti molto curiosi ed ansiosi di conoscere se ed in che modo il tema dei diritti delle persone più fragili sarebbe entrato nel dibattito tra i candidati. Ebbene, non vi nascondiamo che siamo molto delusi. Poche parole, idee vaghe, e scarso interesse verso i diritti delle tante, tantissime famiglie, che convivono con una persona con disabilità".

Di seguito il testo completo della lettera recapita a Luciano Ralli e Alessandro Ghinelli.

Carissimi Candidati, nel momento in cui la contesa elettorale volge al termine, la nostra associazione e le famiglie che ne fanno parte - pensiamo però di interpretare in parte un sentimento comune a quanti quotidianamente si battono per assicurare ai disabili un futuro migliore - hanno scelto di rivolgersi alle persone che si candidano ad amministrare la nostra amata città di Arezzo affinché esse si sforzino di conoscere e comprendere la condizione delle persone con disabilità intellettiva e dello spettro autistico. In questa lunga e difficile campagna elettorale abbiamo scelto di restare in attesa e di ascoltare. Eravamo tutti molto curiosi ed ansiosi di conoscere se ed in che modo il tema dei diritti delle persone più fragili sarebbe entrato nel dibattito tra i candidati. Ebbene, non vi nascondiamo che siamo molto delusi. Poche parole, idee vaghe, e scarso interesse verso i diritti delle tante, tantissime famiglie, che convivono con una persona con disabilità.

Bisognerebbe aver chiaro che quando si parla di spettro autistico vengono ipso facto chiamate in causa centinaia di famiglie aretine e si vanno ad affrontare argomenti che, in quanto comuni ad ogni forma di disabilità, allargano il novero delle stesse fino a configurare una vera e propria comunità portatrice di bisogni ma anche di energie sociali migliorative e tensioni equitative che non possono che far bene alla nostra collettività.

LAutismo è da tempo classificato quale sviluppo neurale differente e non come malattia ed è giusto che si sappia, a discapito di atteggiamenti elusivi rispetto al problema, che lincidenza dellautismo sui nuovi nati è anche da noi di 1 ogni 78 nati, in linea con la Toscana e l'intero Paese. Decine di bellissimi bambini che ogni anno entrano nella nostra società e che hanno le stesse aspettative di vita di tutti gli altri, appartenenti a famiglie che coltivano sogni e aspettative. Bambini che diventano rapidamente adolescenti ed adulti con gli stessi diritti di ciascuno di noi: diritto allistruzione e alla scuola, diritto alla salute e ad una presa in carico adeguata, diritto al lavoro, diritto ad una casa, magari ad un abitare supportato, insomma, diritto ad un progetto di vita. Non pretese, né oggetto di concessione, ma Diritti Soggettivi previsti e riconosciuti da Leggi Statali e Regionali. Tra le più significative la Legge n. 328/2000 e successive integrazioni che ha previsto ladozione del programma di azione per la promozione dei diritti e lintegrazione delle persone con disabilità oppure la Legge 18/2009 con la quale lItalia ha recepito  la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle persone con disabilità. Certo, i riferimenti suddetti potrebbero apparire distanti da chi è chiamato a governare un Ente territoriale, ma non è così: un Sindaco può fare moltissimo  per migliorare la vita delle persone più fragili. Quindi rispettosamente ma con decisione vorremmo che divenissero oggetto di discussione anche i temi delle persone con autismo e delle loro famiglie. Il punto (forse il più importante) da cui partire non riguarda la produzione di atti o lapplicazione di leggi, ma la sfida più grande che vi chiediamo di raccogliere: considerate i nostri figli non per la patologia di cui sono portatori ma per le persone che sono; sembra scontato ma non lo è. Anche in questa città viviamo dentro allo stigma e al pregiudizio ed è importante che tutti i cittadini siano portatori sani di comportamenti virtuosi, solidali ed inclusivi (e chi più del Sindaco può testimoniare in questo campo).

È questo il motivo per cui vi chiediamo di non accettare o giustificare atteggiamenti discriminanti, offensivi o lesivi dei diritti dei più fragili e delle loro famiglie. Questo è un punto irrinunciabile. Noi non siamo la nostra disabilità, siamo molto di più e la disabilità è solo un ostacolo che si frappone fra la persona e le opportunità della vita. Portare al centro della vostra azione la disabilità prendendosi cura delle persone autistiche vuole dire agire partendo dai bisogni dei più fragili, progettare gli interventi, qualunque intervento, pensando che chi ne dovrà usufruire potrebbe anche avere difficoltà, non dare nulla per scontato, dialogare con le associazioni dei familiari e non trattarle semplicemente come elemento di disturbo da accontentare.

Progettare e costruire una società prendendo come riferimento, come pietra angolare, i più fragili e le loro difficoltà non può che favorire tutti. Essere sindaco vuol dire anche contribuire all'attuazione delle Leggi dello Stato, portando Arezzo in linea con altre realtà italiane: si pensi ad esempio, allattuazione del Progetto individuale di Vita che dipende proprio dal Sindaco, dalla sua capacità di mettere insieme risorse e persone. Essere sindaco vuol dire creare le opportunità perchè tutti i cittadini, compresi i più fragili, possano accedere non solo ai servizi ma anche alle occasioni di vita: dalla salute al divertimento, dalla fruizione dei beni culturali alle attività sportive. Questo è uno degli elementi su cui si misura la capacità amministrativa di una persona e di una forza politica.

Facciamo un esempio: lo sport. Per una persona con autismo fare sport ad Arezzo è difficoltoso nonostante le tante associazioni sportive disponibili e volenterose, proprio perché non esiste una vera politica di inclusione sportiva, non esiste un regolamento che imponga a gestori e società azioni inclusive e di sostegno, tra l’altro previste dalle Leggi. Per i nostri figli, come per tutti, lo sport è un elemento fondamentale, ma per loro ci sono motivi in più per cui lo sport è da incentivare e potenziare. Le loro caratteristiche spesso li portano a sviluppare patologie che necessitano di attività motorie più di altri, per cui avere percorsi realmente inclusivi sarebbe fondamentale per la loro salute. Insomma di cosa ha bisogno una persona autistica da parte della sua città, delle sue istituzioni? È una domanda importante e il timore di incappare nellovvio è forte, ma  altrettanto forte la nostra determinazione nel chiedere attenzione e azione: ci siamo anche noi.

Lautismo si manifesta e sviluppa in primo luogo nel privato, nella famiglia; ma è, senza dubbio, anche evento pubblico, sociale, che investe la responsabilità di chi è chiamato ad assicurare ai propri concittadini, tutti, le migliori condizioni di benessere, tutela della salute, reciprocità. Un amministratore locale viene scelto non solo per far progredire ed avanzare materialmente ed economicamente la città ma anche per dare gli impulsi necessari a far crescere la sensibilità, lattenzione, la solidarietà dei cittadini.

Crediamo che uno degli obiettivi primari che si deve porre un sindaco sia anche quello di educare i cittadini di ogni età al rispetto dellaltrui condizione di disabilità e diversità. Questo per noi significa fare realmente ciò che è doveroso e ciò che ci si attende. Bisogna cambiare passo, bisogna passare dalla cura al prendersi cura”. Accogliere, abilitare ed includere invece che curare.

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