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Incidenti con ciclisti e pedoni, Cardinali: "Troppe auto in città, alta velocità e poche ciclabili protette"

L'ultimo incidente, per fortuna non gravissimo, è di ieri mattina, quando poco prima delle 13:00 un 66enne di Arezzo che si trovava in sella alla sua bicicletta è stato investito in via Leonardo da Vinci. E' stato solo l'ultimo di una lunga serie...

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L'ultimo incidente, per fortuna non gravissimo, è di ieri mattina, quando poco prima delle 13:00 un 66enne di Arezzo che si trovava in sella alla sua bicicletta è stato investito in via Leonardo da Vinci. E' stato solo l'ultimo di una lunga serie che ha visto protagonisti pedoni e ciclisti con conseguenze spesso gravi. Gli investimenti di questo tipo spesso si verificano nella viabilità cittadina, dove la promiscuità di mezzi di trasporto rende tutto più pericoloso. Hanno le idee chiare in merito i membri della Fiab di Arezzo che proprio due giorni fa hanno consegnato le proprie osservazioni al Pums, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile reso pubblico dal Comune di Arezzo, che dopo l'iter previsto lo applicherà alla città.

"L'aumento dell'uso delle auto a tutte le ore in città è un dato di fatto - spiega Giovanni Cardinali, ingegnere, membro della Fiab - (Arezzo è una delle città della Toscana con il più alto tasso di motorizzazione), il non rispetto dei limiti di velocità e la mancanza di piste ciclabili protette sono tra le principali cause che portano così spesso a incidenti che vedono coinvolti pedoni e ciclisti e le osservazioni al Pums che con la Fiab abbiamo depositato pochi giorni fa in Comune vanno proprio in questa direzione."

Proprio all'interno delle osservazioni la Fiab ha inserito la tabella che mette in evidenza il riparto modale degli spostamenti ad Arezzo che segnalano un uso molto elevato dell'auto ed in prospettiva un cambiamento di comportamento molto basso nello scenario fino ai prossimi 10 anni. Se nel lungo periodo è calcolato un 2% in più di aumento dell'uso dell'autobus e un aumento del 4,30% dell'uso della bici, l'auto passerebbe da 66,93% a 60,59%, con un'incidenza ancora troppo alta.

"Il Pums che abbiamo letto e per il quale abbiamo scritto e depositato le nostre osservazioni, non è un vero piano che si occupa di mobilità sostenibile, ma in realtà progetta una fluidificazione del traffico, senza per questo poter intaccare efficacemente il dato dell'incidenza modale, per di più relegando ad un ruolo meramente marginale il ricorso a piste ciclabili protette. E' un piano che non risponde ai dettami di legge ed anche questo glielo segnaliamo nelle nostre osservazioni."

Sarebbero ben altri gli obiettivi che il Comune di Arezzo si dovrebbe porre secondo l'associazione: "La Fiab non pensa che tutti debbano andare in bicicletta ne di raggiungere, in tempi medi, livelli ragguardevoli di mobilità ciclistica di alcune città europee (40-55%), ma una possibile distribuzione modale, esemplificativa, di 20-20-40, in tempi appunto medi, potrebbe veramente rendere, per la nostra città, il quarto termine "Sostenibile" non più vago. Concludendo osserviamo che questo progetto, detto PUMS, il quale prevede tra dieci anni un modal split come quello sopra forse ha più caratteristiche di un Piano del Traffico allargato, peraltro lo scenario di beve, medio e lungo periodo è incentrato su interventi infrastrutturali per fluidificare la mobilità veicolare motorizzata."

Sarebbe importante che nelle nuove progettazioni fossero previste soluzioni adeguate per la mobilità dolce e in sicurezza:

"Le nuove progettazioni di interconnesioni a raso presentano poca attenzione o non riportano per niente gli adeguamenti o le soluzioni per permettere una adeguata mobilità ciclistica: vedi il caso della doppia rotatoria di Ponte a Chiani che non prevede (è solo accennato alla loro necessità) infrastrutture tali da assicurare e migliorare il collegamento sia con il Sentiero della Bonifica "V. Fossombroni" che con la imminente Ciclopista dell'Arno la quale si interconnette al Sentiero presso la vicina Chiusa dei Monaci. Due ciclabili di interesse provinciale, regionale e nazionale, oltre che europeo. Anche la progettata doppia rotatoria nell'asse Via Salvemini-Via dei Carabinieri non accenna a passaggi di un collegamento ciclabile, per raggiungere il Centro Affari e Convegni."

Un occhio anche alla mobilità extraurbana: "... non viene riportato nessun raccordo con possibili itinerari ciclopedonali da impostare con i tracciati di nuova SR 71 in variante da S. Zeno alla loc. La Chiassa. In particolare si pone l'attenzione sulla estrema necessità di un secondo ponte sull'Arno a monte dell'attuale ponte romanico di Ponte a Buriano. La soluzione prevista a suo tempo dal nostro socio Ing. Giovanni Cardinali, ex-ingegnere capo della provincia di Arezzo, è di tipo "integrato" poiché una parte di nuova SR 71, in rilevato, è anche argine sinistro della prevista cassa di espansione di Quarata e il nuovo ponte è previsto in corrispondenza della sezione relativa alla localizzazione della bocca tarata, in tal modo il ponte romanico sarebbe destinato a ponte ciclopedonale della prevista Ciclovia Regionale dell'Arno."

Contestuale alle osservazioni al Pums gli Amici della bici di Arezzo hanno depositato anche il Biciplan che mette su una cartografia le proposte in merito a piste ciclabili, o ciclopedonali e zone 30 per il Comune di Arezzo. Tra le azioni proposte quella di allargare le zone 30 almeno a tutte le aree di influenza scolastica e di prevedere piste ciclabili anche in queste zone a velocità ridotta.

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