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La storia / Pescaiola / Via Pietro Nenni

Valeria, la dottoressa che ha fatto (ri)battere il cuore di Paolo

A distanza di sei anni dal giorno in cui Valeria Donati, medico, ha salvato la vita a Paolo Gialli i due si sono incontrati nuovamente al San Donato

Gli occhi di Valeria sono stati il primo contatto umano dopo la rianimazione. Paolo in quel momento non capiva che cosa stesse succedendo. Ricordava solo che un momento prima di trovarsi a terra stava sfilando per le vie del centro con indosso i colori del quartiere di Porta Santo Spirito che, di lì a poco, sarebbe entrato in piazza per disputare (e vincere) la Giostra del Saracino. Quando il suo sguardo si posò sul viso di quell'estranea non sapeva che il suo cuore una manciata di minuti prima aveva smesso di battere e che era stata proprio quella donna di fronte a lui a salvargli la vita.

Sono trascorsi 1950 giorni (poco meno di sei anni) da quel momento e oggi, dopo un lungo percorso di riabilitazione, Paolo Gialli, 67enne appassionato quartierista gialloblu, è riuscito a incontrare nuovamente la donna a cui deve la vita: la dottoressa Valeria Donati. “In questo tempo - spiega Paolo - ho pensato tante volte a come rintracciarla. Oggi finalmente ci sono riuscito. Dirle grazie, a lei come a tutto lo staff medico del pronto soccorso e della squadra di emergenza urgenza, non è sufficiente. Dopo quanto accaduto quella sera mi è stato impiantato un defibrillatore cardiaco e non ho mai più avuto problemi”.

La dottoressa il giorno in cui Paolo è andato in arresto cardiaco si trovava a bordo dell’ambulanza presente in piazza Grande per le possibili emergenza sanitarie durante la Giostra. Il tempestivo intervento dei sanitari ha consentito non solo di salvare la vita al quartierista ma, anche, di scongiurare danni fisici permanenti. “Ricordo tutto di quella serata - racconta Valeria - ero da poco nel team del 118 e venni messa in turno per il servizio in piazza. Quello su Paolo fu un intervento esemplare e tempestivo, ricordo che ci prendemmo cura anche della moglie che, comprensibilmente, ebbe una crisi di panico. Sono molto felice di incontrarlo di nuovo e trovarlo così bene. La sua storia ci insegna come anche in situazioni che di festa possono accadere eventi tragici. Se però interveniamo con i giusti mezzi e la corretta preparazione riusciamo a salvare la vita alle persone. Con le tecnologie e la preparazione che abbiamo oggi possiamo fare veramente la differenza”.

“Senza la prontezza dei soccorsi, la professionalità dei sanitari e il defibrillatore oggi non sarei qui - conclude Paolo - Dopo quanto accadutomi ho deciso di diventare un astante perché credo che il minimo che possa fare è mettere a disposizione degli altri la mia esperienza”.

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