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Caso De Benedetto, l'assoluzione e la battaglia per una legge "per tutti i Walter del Paese"

Dopo la sentenza di ieri, con la quale De Benedetto è stato assolto, si rincorrono gli appelli al parlamento affinché venga approvata una legge

Una sentenza storica. L'assoluzione di Walter De Benedetto dall'accusa di coltivazione di sostanza stupefacente potrebbe portare con sé un vero e proprio terremoto sul fronte della libertà di cura e della legalizzazione della cannabis. E' quanto a più voci sostengono esponenti politici e della società civile che hanno seguito la vicenda del 49enne aretino, malato di artrite reumatoide, finito a processo perché coltivava la marijuana che poi utilizzava a scopo terapeutico, per lenire i fortissimi dolori causati dalla sua patologia. 

"La bella notizia dell'assoluzione di Walter De Benedetto sia un appello per il Parlamento. Leggeremo la sentenza ma adesso è il momento che in Italia si approvi una legge che faccia un passo avanti sui temi della legalizzazione della cannabis e sulla possibilità di autocoltivarla a scopo medico". Lo afferma l'ex consigliere regionale Enzo Brogi, attuale presidente del Corecom Toscana. Brogi è promotore della prima legge regionale in Italia sull'uso terapeutico della cannabis e invita Enrico Letta - segretario del Pd, partito di cui Brogi da parte - a farsi "portavoce di questa battaglia stimolando i nostri parlamentari e garantendo al nostro paese una nuova visione sui diritti a partire da tutti coloro che come Walter soffrono e che non si rivolgono, alimentandolo, al mercato dell'illegalità".

"La sentenza di Arezzo è importante perché stabilisce un principio fondamentale: il diritto del malato a curarsi anche attraverso l'uso di cannabis". Aggiunge Walter Verini, deputato del Partito democratico e componente della commissione Giustizia. "La sentenza - prosegue - può inoltre contribuire ad accelerare in commissione Giustizia alla Camera il dibattito sul tema della legalizzazione, sia per scopo terapeutico ma anche per combattere il traffico gestito dalle organizzazioni criminali. Non è cultura dello sballo - conclude - ma una risposta seria ad un tema di rilevanza sociale. Niente a che vedere con anacronistiche alzate di scudi e vecchie, e superate dai dati, ricette antiproibizionistiche".

E il coordinatore provinciale del Pd Francesco Ruscelli aggiunge: "L’assoluzione di Walter De Benedetto è un segno di un’Italia che migliora. Più attenta ai deboli e meno ipocrita. De Benedetto non meritava la condanna e la giustizia lo ha riconosciuto. L’Italia ha bisogno di una nuova e diversa attenzione all’uso della cannabis a fini terapeutici e la politica italiana lo dovrebbe riconoscere. Nel nome della difesa di chi soffre e per riaprire una discussione seria e non ideologizzata sulla liberalizzazione sempre per scopo terapeutico anche al fine di combattere le mafie e la malavita organizzata".

Medesima posizione per il Movimento 5 Stelle. Il capogruppo  in commissione Giustizia alla Camera del MoVimento 5 Stelle, Eugenio Saitta ha scritto sul suo profilo Facebook: "La storia di Walter è una storia di coraggio ma purtroppo anche di pregiudizio e paura: un malato grave che utilizza la cannabis per scopi terapeutici e l'imputazione di spaccio. Un'incongruenza evidente che nasce a causa delle contraddizioni e alle lacune della normativa italiana. Una minaccia che pende sulla testa di tanti malati cronici che, come Walter, decidono di utilizzare la cannabis. Grazie al disegno di legge proposto con la collega Caterina Licatini, abbiamo un'occasione concreta per depenalizzare la coltivazione domestica, in linea con la recente sentenza della Corte di Cassazione - conclude Saitta - dobbiamo mantenere vivo questo dibattito, la liberalizzazione è un tema sul quale la società chiede attenzione e regole".

E' intervenuta anche ministra per le Politiche giovanili, Fabiana Dadone, su Facebook. "Questa sentenza è naturale, ovvia, scontata così come sono irrazionali le argomentazioni di chi dice che i malati hanno accesso alla cannabis terapeutica in Italia e che va tutto bene. In Italia ad oggi i malati sono costretti a battaglie legali perché abbiamo troppi legislatori che rifiutano pregiudizialmente un confronto nel merito. Mi sento di festeggiare questa sentenza e lo faccio con un test antidroga del capello. Invito per l'ennesima volta a un atto di coerenza pubblica i detrattori della legalizzazione della marijuana che ritengono 'cattivi maestri' quelli a favore. Abbiate #unfilodicoerenza e fatelo anche voi dimostrando che non c'e' ipocrisia in questa vostra posizione. Posso non assumere sostanze stupefacenti ed essere a favore della legalizzazione della marijuana, posso essere eterosessuale ed essere a favore dei diritti lgbt. Non abbiamo bisogno di vivere direttamente un'esperienza per comprenderla, per empatizzare con chi soffre ogni giorno in silenzio i soprusi di una mentalità violenta e repressiva".

Per Emma Bonino, che ieri pomeriggio ha parlato del caso di Walter in Senato, il processo è stato "grottesco".

"Lui ha una ricetta, ma se ne può fare carta straccia perché i cannabinoidi non ci sono, ne produciamo pochi, li importiamo dall'Olanda e sottoponiamo i Walter del Paese in una tortura inutile", ha spiegato la Bonino mostrando in aula la foto di De Benedetto nel corso del suo intervento nel dibattito sul Recovery. "Oggi è stato prosciolto, ma il suo amico è stato incolpato, si capisce la mobilitazione di politici, giudici, avvocati per un processo grottesco - ha detto ancora la Bonino -. Non riesce neanche a muoversi, per non urlare di dolore gli servono i cannabinoidi, non li ho trovati nemmeno io...".

"L'assoluzione di Walter De Benedetto è un grido rivolto al Parlamento che non può più esimersi dal cambiare una legge sbagliata che produce costi insopportabili in termini di sofferenza, inutili operazioni di polizia e processi". Ha scritto invece su Facebook Riccardo Magi, deputato di Più Europa Radicali e primo firmatario della legge per l'auto-coltivazione che ieri era presente ad Arezzo per sostenere Walter De Benedetto.

Sul tema si registra anche l'intervento di Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana.

"Finalmente si è conclusa l'assurda ed ingiusta via crucis giudiziaria di Walter De Benedetto. Oggi una sentenza di giustizia. Mentre penso  a quanto dolore aggiuntivo abbia dovuto subire questo ragazzo che lo ha affrontato con grande dignità, come dissi nei mesi scorsi, non ci sono più alibi o tabù: il tema della legalizzazione della cannabis deve essere affrontato dalla politica e dalle Istituzioni. Subito e senza pregiudizi o ipocrisie".

Intanto ieri mattina mattina in tantissime città italiane si è svolta una manifestazione a sostegno di Walter, promossa da Meglio Legale.

"In Italia la cannabis terapeutica è legale dal 2007 ma, a causa dello scarso quantitativo prodotto dallo Stato, la distribuzione è spesso assente" spiega l'associazione. "Per quanto la legge preveda che il medico possa prescrivere questa terapia a carico del Servizio Sanitario Nazionale, molto spesso il farmaco non si trova in farmacia, portando chi ne fa uso all’assenza di terapia. Inoltre, lo stigma creato intorno alla pianta rende difficile anche il processo di prescrizione. 

Una condizione che spinge sempre più pazienti a optare per l’autocltivazione rischiando costantemente di incorrere in problemi giudiziari. Per questo è importantissimo prendere in mano il quadro normativo e ampliarlo affinché altri cittadini non si trovino a dover affrontare un processo solo per aver cercato di curarsi".

"Walter è assolto ma il caso non è chiuso, ce ne sono molti altri aperti e ce ne saranno ancora se non cambiano le leggi. La storia di Walter De Benedetto denuncia la finta guerra alla droga in atto nel nostro paese. Questa è una propaganda che colpisce i più deboli, i più fragili. In queste situazioni ci sono molti pazienti e consumatori mentre i narcotrafficanti sono lasciati liberi di agire, avendo in mano il monopolio delle sostanze" ha dichiarato Antonella Soldo, coordinatrice della campagna Meglio Legale.

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