Asili chiusi che chiedono la retta, l'assessore: "Rimborsino le famiglie". Un fondo per aiutare le strutture

Lucia Tanti interviene sul tema sollevato da Daniele Farsetti di Patto Civico: "Assurdo chiedere soldi ai genitori per un servizio che non si dà, per superare le difficoltà del settore abbiamo deciso di costituire un fondo"

“Il Comune di Arezzo fin da subito ha sconsigliato, e per legge non poteva fare di più, ai soggetti privati accreditati di chiedere le rette alle famiglie in assenza della erogazione del servizio educativo, retta totale o parziale che fosse; al tempo stesso, comprendendo le difficoltà che anche il settore delle scuole private accreditate sta vivendo, ha deciso di costituire, con risorse ministeriali, un fondo ad hoc che ristori le scuole paritarie a patto che esse non abbiano richiesto la retta o, se lo hanno fatto, procedano al rimborso delle famiglie. Il principio è chiaro: se si vuole un supporto, prima si deve dimostrare di non aver gravato sulle famiglie. Del resto sono consapevole che il settore paritario è fondamentale per il servizio educativo aretino per garantire libertà di scelta e per mantenere l'obiettivo delle 'liste di attesa zero' nella risposta educativa fino a 6 anni, ma gravare sulle famiglie non è una opzione possibile e chi ha riscosso la retta è da considerarsi fuori dai sostegni pubblici”.

L'assessore Lucia Tanti prende posizione riguardo il problema degli istituti scolastici paritari che, nonostante la sospensione del servizio per le misure di prevenzione del coronavirus, hanno in alcuni casi continuato a richiedere il pagamento delle rette dai genitori dei bambini.

“Ho letto su questo tema l'intervento di Daniele Farsetti, esponente di Patto Civico, e l'ho trovato condivisibile. Devo anche aggiungere che la questione è più ampia: da un lato c'è la richiesta irrituale, e dico pure irricevibile, di pretendere una retta in assenza di un servizio reso, dall'altro c'è la consapevolezza che il settore delle scuole paritarie, oggi in estrema difficoltà perché trascurato colpevolmente a livello nazionale, svolge un servizio fondamentale per i Comuni.

Poco dopo l'entrata in vigore del lock down, ho quindi inviato una circolare per caldeggiare la sospensione delle rette scolastiche a fronte dell'interruzione del servizio, linea che il Comune di Arezzo ha adottato da subito. Oggi, davanti allo stato delle cose, ribadisco che le scuole private paritarie restano un valore da salvaguardare, visto che garantiscono un'offerta educativa irrinunciabile. Nel nostro territorio ospitano 707 bambini, mentre sono 852 gli iscritti a istituti comunali e 1212 a istituti statali. Tutti insieme diamo una riposta importante e non voglio perdere nessuno tra coloro che erogano questi servizi.

Per un primo ristoro, in questo periodo di difficoltà, il Comune ha messo a disposizione una parte del fondo ministeriale che ci era stato riconosciuto prima della emergenza Covid, e che abbiamo quasi equamente diviso tra scuole comunali e scuole paritarie: di questo fondo, 83mila euro sono destinati agli istituti privati parificati.

E' un primo passo che forse non basterà ma che dà un po' di respiro ad un settore che garantisce servizi e lavoro, senza però venire mai meno al principio base: il diritto delle famiglie a non sostenere costi ingiusti ed ingiustificati. Per accedere al fondo, sono due le condizioni vincolanti: non aver applicato rette nel periodo di chiusura e/o aver predisposto il rimborso immediato delle rette incassate durante l'interruzione del servizio educativo.

La sintesi è semplice: aiuto sì, ma con buon senso e nella regola d'oro che mette al centro le famiglie, siano esse "servite" dal Comune, dallo Stato o da chiunque altro.

Ribadisco: sono perfettamente consapevole dei problemi che tanti cittadini stanno fronteggiando e a cui non si può aggiungere quello relativo al versamento di una retta per un servizio che non c'è. Allo stesso modo, è indispensabile far sì che la scuola privata paritaria non sia 'assassinata' dalla crisi e sopravviva in piena salute perché questo è un interesse di tutti. Il suo indebolimento, per non parlare della sua scomparsa definitiva, darebbe un colpo mortale a tutto il nostro sistema educativo”.

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