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Il teatro Petrarca riapre le porte per lo Youth Festival, il maestro Zanon: "La musica classica ha avvicinato i giovani"

Il giovane direttore artistico della rassegna: "Questa città ha un patrimonio culturale dal punto di vista musicale enorme, Guido d'Arezzo ha cambiato la storia della musica e quindi il nostro obiettivo è far diventare Arezzo un centro musicale"

Foto comunicato ufficio stampa

Il teatro Petrarca è pronto a riaprire le porte per gli ultimi tre appuntamenti dell'Arezzo Youth Music Festival. Stasera, il 5 e il 12 giugno si terranno i concerti che completano l'edizione iniziata ad ottobre 2020. Il direttore artistico Giovanni Andrea Zanon, classe 1998, è emozionato e pronto a vivere intensamente questo ritorno sul palco dopo mesi difficili.

Le prime impressioni e le emozioni che credo ci siano nella ripresa di questi ultimi tre eventi dello Youth Festival al teatro Petrarca?

"E' un progetto al quale tengo molto e al quale penso che la Fondazione Guido d'Arezzo tenga molto. E' stato veramente difficile interromperlo ad ottobre dopo il primo concerto, soprattutto visto il successo che aveva avuto; il teatro era pieno, tutto esaurito e soprattutto la maggior parte del pubblico era formato da ragazzi mai stati in teatro prima. I risultati erano stati fantastici e purtroppo siamo stati costretti a fermarci. Adesso portare a termine questo progetto al quale teniamo moltissimo è davvero una grandissima soddisfazione e una grande emozione".

Nelle sue recenti dichiarazioni ha detto che spesso la musica classica viene catalogata come noiosa, però questa rassegna ha avvicinato molto ragazzi giovani sia per quanto rigaurda gli artisti sia per i ragazzi che sono nella platea. Ha ottenuto ciò che voleva? 

"Io vedo la musica come un linguaggio e ovviamente è un linguaggio che utilizza delle note non le parole. La musica classica nasconde sempre un significato, ogni brano nasconde delle emozioni profonde. La musica di oggi che viene spesso proposta nelle radio e televisioni è una musica immediata, deve durare due minuti, un ritmo semplice che si ripete all'infinito e che crei subito un impatto emotivo. La musica classica non è sempre così, la musica classica ha una costruzione, una struttura più complessa, più ampia, per cui ovviamente se viene proposta a caso ad un ragazzo è un linguaggio che non riconosce immediatamente, ma se invece al ragazzo viene viene insegnato il modo di ascoltare probabilmente è un linguaggio che coinvolge le emozioni. Non necessita di così tanto tempo per essere imparato e quindi bastano veramente poche ore con dei ragazzi per spiegare come ascoltare la musica, cosa cercare di captare: i colori, le sfumature delle armonie e questo ovviamente apre un mondo ai ragazzi. Questo non significa che debba piacere per forza a tutti però sicuramente abbiamo avuto dei riscontri fantastici. Alcuni ragazzi ci hanno riscritto chiedendoci di proporre e di continuare a fare questo progetto perché gli abbiamo aperto un mondo. Io ho ricevuto dei messaggi veramente meravigliosi, adesso con i social è anche facile entrare in contatto con altre persone".

Il binomio teatro-musica classica appare una cosa lontanissima dai giovani, invece questo festival è una dimostrazione che non è affatto così.

"I giovani hanno i centri di ritrovo, può essere una piazza, può essere un bar o un locale ed è giustissimo che sia così, ma mi piacerebbe coinvolgere anche il teatro per farlo diventare un luogo di ritrovo. Il sabato si va a sentire un concerto e poi si va a bere uno spritz insieme in piazza. Farlo tornare un luogo importante come sempre stato nel '700, un luogo di incontro, di pubbliche relazioni e poi ovviamente il luogo dove ascoltare l'arte. Ogni città ha un punto di forza, Arezzo non può dimenticare il passato. Questa città ha un patrimonio culturale dal punto di vista musicale enorme, Guido d'Arezzo ha cambiato la storia della musica e quindi il nostro obiettivo è far diventare Arezzo un centro sia in cui la musica si va ad ascoltare ad alto livello sia in cui la musica viene proposta dal tuo livello. L'idea deve essere coinvolgere artisti di altissimo livello da tutto il mondo per farli dialogare insieme, siamo solo all'inizio, è un progetto molto ambizioso, ma secondo me è assolutamente fattibile".

Se le dovessero chiedere quale potrebbe essere una delle soddisfazioni più grandi alla fine di questa rassegna cosa risponderebbe.

"La cultura in generale e quindi anche la musica eleva l'animo dell'uomo, quindi se io riuscissi a riportare in un secondo evento, in un secondo teatro, venti dei ragazzi che sono venuti agli incontri per me sarebbe già stato un successo perché vorrebbe dire che venti giovani hanno capito la bellezza e la grandezza della musica classica e vogliono essere nutriti nuovamente. Questo non è un festival fatto per il concerto in sé, è un festival fatto per riuscire a creare una coscienza nei giovani e per riuscire a tramandare l'arte della musica".

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