Missione Arezzo capitale della cultura. Sugar direttore artistico e imprenditori nel team organizzatore

Beppe Angiolini oltre ad essere un consigliere della nostra fondazione, è l’art director per la realizzazione del progetto contenuto nel bando ministeriale

Al centro Beppe, Sugar, Angiolini

2 marzo 2020. E’ questa la scadenza entro la quale sulla scrivania del ministro per i beni culturali dovrà arrivare il dossier per la candidatura della città dei grandi a capitale italiana della cultura 2021. Un percorso che ha preso il via da qualche mese e che ha portato tutti i soggetti promotori ed organizzatori a confrontarsi su un progetto ambizioso, inclusivo e sostenibile.

Arezzo è tra le 44 candidate al titolo istituito dal ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini con la legge Art Bonus nel 2014. Il capoluogo che risulterà più meritevole riceverà un milione di euro per la realizzazione di un programma esecutivo incentrato, neanche a dirlo, sullo sviluppo della cultura in casa propria. 

Ma torniamo ad Arezzo. Capofila della missione, oltre al comune, è la Fondazione Guido d’Arezzo, coordinata dall’architetto Roberto Barbetti. “Il dossier che ci è stato richiesto di presentare al ministero - spiega - prevede delle peculiarità specifiche. Tra queste c’è la necessità di stabilire delle sinergie concrete tra pubblico e privato”. Le istituzioni dunque, non dovranno portare avanti da sole questo percorso ma, bensì, farsi affiancare da dei moderni Mecenate volenterosi di investire nel settore. “Non è cosa di poco conto - spiega ancora l’architetto - sono convinto che cultura è benessere e tanto più c’è l’una tanto più cresce l’altro. Quindi investirvi ha un valore non solo umanistico ma bensì sociale, economico, politico”. E a quanto pare il percorso intrapreso da Arezzo è proprio questo. Crescere, migliorare ed offrire un’immagine di sé come quella di una città dai grandi valori e grandi menti. “Il patrimonio artistico è innegabile - prosegue Barbetti - ma è la genialità di alcuni aretini che dobbiamo celebrare per tentare di ottenere il favore del ministero”. Quali? Guido Monaco, ossia Guido d’Arezzo, padre della notazione musicale. Piero della Francesca, il biturgense maestro della luce e della prospettiva. E l’altro di Sansepolcro, Luca Pacioli che sviluppò quel metodo di scrittura contabile rivoluzionario e ancora oggi viene chiamato partita doppia. “Ecco questi sono i grandi pilastri su cui dobbiamo basarci - prosegue Barbetti - il nostro percorso deve trovare il proprio avvio qui”.

Ma il viaggio di Arezzo passa, come detto, anche attraverso i privati. Se il comitato promotore chiama a raccolta tutte le istituzioni territoriali, sia civili che economiche, quello organizzatore può già contare su dei nomi eccellenti.

“Tra le personalità che hanno scelto di appoggiare questo percorso - spiega il direttore della fondazione Guido d’Arezzo - c’è Sugar. Beppe Angiolini oltre ad essere un consigliere della nostra fondazione, è l’art director per la realizzazione del progetto contenuto nel bando ministeriale. Poi ha dato il proprio ok anche l’argentiere Giovanni Raspini. Lo stesso Cristina Squarcialupi e Giovanni Gatteschi il quale potrebbe fare da trait d’union con Patrizio Bertelli e il marchio Prada. Estra poi ha cercato di coinvolgere gli studenti di Its. Di fondamentale valore sarà poi il dialogo da coltivare con realtà come la Poti Pictures, casa cinematografica che ha fatto della disabilità un punto di forza per la società, Rondine Cittadella della Pace, esperimento unico nel suo genere, e l’azienda sanitaria”.

Il percorso verso la candidatura di Arezzo passa attraverso vari soggetti che, secondo i piani ultimi del team promotore, dovranno dialogare e creare una forte sinergia. In questo senso si è inserito l’ultimo incontro svoltosi all’interno della Fraternita dei Laici dove il mondo dell’imprenditoria locale ha incontrato la fondazione grazie al supporto e alla collaborazione con la Camera di Commercio di Arezzo e Siena segnatamente con il presidente Massimo Guasconi che ha dato il suo contributo. 

Istituzioni e imprese a confronto per Arezzo a Capitale Italiana della cultura 2021

“La finalità era quella di presentare il nostro progetto - spiega Roberto Barbetti - in molti sono rimasti ad ascoltare attentamente la nostra proposta. Si è trattato di un momento importante perché ha consentito di creare un primo dialogo che fino ad oggi era mancato. Parlare insieme dello sviluppo possibile per Arezzo è il primo passo per attuare piani rivoluzionari e di valore. Se anche la nostra candidatura non dovesse andare a buon fine credo fermamente che quanto creato in questi mesi sia un cambiamento che sicuramente darà i propri frutti”.

Ma cultura, non solo ad Arezzo, fa rima con turismo. In questo senso, cruciale sarà la collaborazione con InTour, realtà quasi gemella alla Guido d’Arezzo. “Le fondazioni - conclude Barbetti - sono due. Sono nate l’una di fianco all’altra con finalità diverse ma con obiettivi comuni come, ad esempio, quello di una crescita della risorsa turistica legata agli eventi culturali e dal valore artistico. E’ nostra intenzione, anche nel percorso che abbiamo intrapreso camminare al fianco di InTour aspirando al massimo sviluppo”.

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Negli anni precedenti il titolo è stato assegnato alle città di Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena nel 2015; Mantova nel 2016; Pistoia nel 2017; Palermo nel 2018. Parma sarà la Capitale Italiana della Cultura per il 2020, con un intenso calendario di eventi che partirà il prossimo 12 gennaio con l'apertura ufficiale alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

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