Nuovo appalto del Cup: "Siamo preoccupati per il taglio delle retribuzioni"

Le lavoratrici chiedono che non siano peggiorate le loro condizioni di lavoro con il cambio di appalto che è in vigore dal primo di luglio

C'è forte preoccupazione nei lavoratori dei servizi Cup di Arezzo. E' il momento di pieno passaggio di consegne e di personale da un gestore all'altro, dopo che il bando di gara di Estar ne ha decretato un cambio ufficiale a partire dal primo luglio.

"Le prime perplessità arrivano dal fatto che la gestione stia andando ad un consorzio di realtà che non ha esperienze in materia di servizi di questo tipo, ma si tratta di cooperative che si sono occupate di pulizie, giardinaggio, eventi" spiegano due team leader Alessia Ciofini e Stefania Biagi, adesso impiegate al Cup dell'ospedale San Donato.

"Ci preoccupa questo cambiamento anche dal punto di vista contrattuale, saremo inquadrati come nel settore multiservizi e questo ci farà perdere una parte della nostra retribuzione, pari circa a una mensilità in meno nell'arco di un anno. E considerate che qui non si arriva nemmeno a mille euro al mese". Questo probabilmente dipende dalla frammentarietà del rapporto di lavoro. "Sì Arezzo ha 35 sedi da coprire e alcune sono aperte solo due ore, pochi possono avere un contratto full time e turni normali".

Tra gli addetti del Cup e quelli del Cuptel si arriva già a oltre 100 persone. Poi ci sono da considerare gli altri servizi amministrativi, della radiologia e dell'ufficio protesi, che rientrano tutti nell'appalto.

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"In questo limbo in cui non conosciamo nemmeno chi è il nostro datore di lavoro ci sentiamo usate e non sappiamo nemmeno come sarà la nuova organizzazione e questo dopo un periodo in cui noi abbiamo messo anima e corpo per affrontare l'emergenza coronavirus, lavorando anche di domenica per smaltire le liste di attesa di coloro che dovevano di nuovo prendere prenotazioni per visite specialistiche, analisi, controlli. Nessuno di noi ha adottato lo smart working e ci siamo adattati in tempo record a imparare nuove procedure. Abbiamo inserito tamponi anche a Pasqua. Lavoro, certo, non vogliamo riconoscenza, ma almeno che non siamo peggiorate le nostre condizioni."

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