L'anno accademico di Arezzo è partito: 1.500 studenti e nuove 500 matricole

Ospite della cerimonia il figlio di Agostino Pirella, che donerà all'Università l'archivio del padre, direttore negli anni settanta dell'Ospedale psichiatrico di Arezzo 

Con 1500 studenti iscritti e matricole in costante crescita – quest'anno quasi 500 – l'università di Siena ha inaugurato oggi i corsi del nuovo anno accademico ad Arezzo, festeggiando anche il cinquantesimo anniversario (1969-2019) della presenza dell'ateneo in città.

Nell'aula magna del campus del Pionta, sono intervenuti il rettore dell'ateneo Francesco Frati, il direttore del dipartimento di scienze della formazione, scienze umane e della comunicazione interculturale Ferdinando Abbri, i rappresentanti dei dipartimenti dell'ateneo che ad Arezzo propongono i corsi di laurea per le professioni sanitarie e i corsi in teledidattica di economia, la rappresentante degli studenti Martina Capaccioli e il professor Bruno Rossi, che ha ripercorso la storia dell'università ad Arezzo, dalla facoltà di magistero a oggi.

"L'università di Siena da quasi otto secoli arricchisce di cultura e vivacità il territorio della Toscana meridionale – ha detto il rettore Francesco Frati - e da 50 anni ha un presidio stabile e in continua crescita in questo bellissimo campus del Pionta, peraltro l’unico vero campus in senso anglosassone dell’ateneo, attraverso il dipartimento di scienze della formazione, scienze umane e della comunicazione interculturale”.


Alla cerimonia di apertura dei corsi hanno partecipato due ex presidi della facoltà di magistero, poi lettere e filosofia, Cosimo Scaglioso e Camillo Brezzi, oltre alla professoressa Loretta Fabbri, direttrice del dipartimento universitario negli ultimi sei anni.  

“La professoressa Fabbri – ha detto il rettore ringraziandola - ha gestito una delle fasi più complesse della recente storia dell’accademia italiana, rappresentata dalla scomparsa delle facoltà e dalla loro sostituzione con i dipartimenti. Con il sostegno degli organi di governo e dei colleghi ha cambiato il volto di questo dipartimento e di questo campus, regalandogli una identità forte e radicata nel territorio su temi e discipline – dalle scienze dell'educazione e della formazione alle lingue straniere - per le quali adesso questa sede rappresenta un riferimento non solo toscano ma nazionale”.

Il professor Frati ha in particolare sottolineato la capacità del dipartimento universitario di formare laureati “in grado di valorizzare la grande spinta internazionale del tessuto imprenditoriale locale, che è tra i maggiori protagonisti italiani nella capacità di esportare i propri prodotti”, la collaborazione con il mondo universitario cinese e il forte impegno sull'innovazione della didattica universitaria, “affinché i docenti siano messi nelle condizioni migliori per formare i nostri studenti”, oltre che sulla formazione degli insegnanti delle scuole superiori.

Sempre nell'ambito della internazionalizzazione, il rettore ha annunciato un importante finanziamento ministeriale di un milione e mezzo di euro in tre anni, ottenuto da un progetto, di cui l’università di Siena attraverso il sipartimento con sede ad Arezzo è capofila, per supportare attraverso attività di formazione l’integrazione e prevenire la radicalizzazione islamica.

Il professor Frati ha inoltre salutato il neoletto direttore del dipartimento Ferdinando Abbri, già preside per quasi dieci anni della facoltà di Arezzo, “un'esperienza – ha detto il rettore – che il professor Abbri mette nuovamente a disposizione di questo dipartimento e dell'Ateneo”.

Ha inoltre ricordato la collaborazione tra università e territorio: “l’amministrazione comunale, Confindustria e la Camera di Commercio non ci hanno fatto mai mancare il loro sostegno – ha detto Frati - , un rapporto fondamentale affinché il livello di innovazione possa rapidamente trasformarsi in maggiore competitività per il nostro sistema produttivo e abbia ricadute positive sullo sviluppo culturale della nostra comunità. Non c’è sviluppo senza educazione, ricerca e innovazione e non c’è miglior luogo delle università dove costruire le traiettorie di questo sviluppo, nonostante l’atavica riluttanza dei nostri governanti a investire nel sistema universitario faccia pensare il contrario”.

Alla giornata di inaugurazione ha partecipato come ospite speciale il figlio di Agostino Pirella, Martino, che ha annunciato la decisione di donare all'ateneo l'archivio del padre, direttore dal 1971 al 1979 dell'ospedale psichiatrico di Arezzo, collaboratore e amico di Basaglia e protagonista insieme a lui della rivoluzione che portò alla chiusura dei manicomi italiani. Al riordino del fondo - una risorsa documentaria di straordinaria importanza comprendente la biblioteca e l'archivio del grande psichiatra – stanno già lavorando da alcuni mesi gli archivisti e i bibliotecari della Biblioteca umanistica della sede di Arezzo dell'università di Siena, in stretto rapporto con la soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana.

Sullo studio della figura di Agostino Pirella l'università di Siena ha attivato un assegno di ricerca e ha bandito una borsa di studio per il lavoro di catalogazione dell'archivio, progetti sui quali ha investito fino a oggi oltre 30mila euro.

“Con la trasformazione degli spazi dell'ex ospedale psichiatrico di Arezzo in campus universitario – ha detto il rettore – la memoria di questo luogo poteva andare perduta. Ma così non è stato, grazie al progetto di valorizzazione dell’imponente patrimonio del manicomio portato avanti da tempo dal dipartimento dell'Ateneo e che oggi - con la donazione dell'archivio dello psichiatra Agostino Pirella - si arricchisce di un nuovo importante contributo per i nostri ricercatori”.

Collegata al tema della follia anche la lezione inaugurale dei corsi, dedicata a Foucault e tenuta dal direttore Ferdinando Abbri, docente di storia della filosofia.
Alla cerimonia è intervenuta anche la rappresentativa comunale di Arezzo Signa Arretii con i simboli della città.

L'archivio di Agostino Pirella e i progetti di ricerca dell'università di Siena

In occasione della cerimonia di inaugurazione dei corsi universitari della sede di Arezzo, Martino Pirella ha annunciato la decisione di donare all’Ateneo senese l'archivio del padre Agostino, direttore dal 1971 al 1979 dell’ospedale psichiatrico di Arezzo, collaboratore e amico di Basaglia e protagonista insieme a lui della rivoluzione che portò alla chiusura dei manicomi italiani.

Il fondo “Pirella” (200 scatole, consegnate all'università nella primavera scorsa) è costituito dalla sua biblioteca e dal suo archivio, al cui riordino stanno già lavorando da alcuni mesi gli archivisti e i bibliotecari della biblioteca umanistica della sede di Arezzo dell’università, in stretto rapporto con la soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana.

La biblioteca è di circa 140 metri lineari tra libri e riviste, dai testi universitari di Pirella a libri di arte, musica, enciclopedie e dizionari. La parte piùconsistente riguarda ovviamente la psichiatria, ma anche la filosofia e la letteratura. Ci sono tutti gli scritti di Agostino Pirella, dai contributi in volumi a estratti apparsi su riviste. Sono presenti volumi in francese, inglese, tedesco.
L’archivio è di circa 35 metri lineari e comprende buste, fascicoli, documenti sciolti, scatole. Una serie molto consistente è quella dei taccuini, quaderni e agendine in cui ci sono appunti di viaggio, di letture, annotazioni prese in occasione di convegni e riunioni. 
L’archivio documenta l’attività di Pirella e quindi vi si trovano autografi e dattiloscritti dei suoi testi, materiali legati all’attività di docente universitario, relazioni, appunti e materiali di lavoro sia degli anni della direzione dell’ospedale psichiatrico di Arezzo sia dell’incarico a Torino.

Sullo studio della figura di Agostino Pirella l’università di Siena ha attivato un assegno di ricerca, di cui è responsabile il professor Massimo Bucciantini, e ha bandito una borsa di studio per il lavoro di catalogazione non solo dell’archivio Pirella ma anche dell’archivio della famiglia Martini, un progetto di cui èresponsabile la professoressa Silvia Calamai, direttore scientifico dell’archivio storico dell’ex ospedale psichiatrico di Arezzo. Complessivamente per questi progetti l’ateneo ha investito fino a oggi oltre 30mila euro. 

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