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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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4 novembre 1966. Gli angeli del fango e la storia di Mario, la prima vittima dell'alluvione di Firenze

​La presidente della commissione Territorio e Ambiente, nel cinquantacinquesimo anniversario dell’evento, invita a mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza idraulica del territorio

Sono trascorsi 55 anni da quanto l'Arno ruppe gli argini e devastò, oltre al Casentino e il Valdarno, il centro di Firenze. Un episodio drammatico rimasto scritto indelebilmente nella memoria di molti uomini e donne che, non solo vissero la tragedia, ma si adoperarono per fornire aiuto nelle operazioni di messa in sicurezza e pulizia. I cosiddetti angeli del fango che da ogni angolo della regione accorsero per dare supporto a chi in quel momento aveva perso tutto. Tra essi anche alcuni aretini come l'ingegnere Giovanni CardinaliLeonardo Valentini che all'epoca si trovavano in città per completare il loro percorso di studi universitari.

L'intervista a Cardinali e Valentini in occasione dei 50 anni dall'alluvione

Tra le vittime dell'alluvione c'è il casentinese Mario Maggi. 44 anni, originario di Castel San Niccolò, si trovava a Firenze per lavoro quel drammatico 4 novembre del 1966. È proprio lui ad essere indicato, secondo le ricostruzioni effettuate dai giornalisti Franco Mariani e Mattia Lattanzi, la prima vittima della furia dell'acqua.

L'intervento della presidente commissione Territorio e Ambiente della Regione Toscana

"Ricordare l’alluvione per mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza idraulica del territorio - spiega la presidente della commissione Territorio e Ambiente della Regione Toscana, Lucia De Robertis - Ricordare l’alluvione del 1966 è un dovere non soltanto per commemorare i morti e ricordare la devastazione che questa provocò, in particolare, ma per tenere altissima l’attenzione sulla messa in sicurezza idraulica del bacino dell’Arno e del reticolo idrografico toscano. L’alluvione, infatti non colpì soltanto la città di Firenze, ma l'intero bacino idrografico dell'Arno, sia a monte che a valle. E in quelle stesse tragiche ore, anche la Maremma e la città di Grosseto furono sommerse dallo straripamento dell’Ombrone. Dalla legge 183 del 1989 di riorganizzazione della difesa del suolo, con l’istituzione delle autorità di bacino all’accordo di programma quadro col Governo, passi avanti per la messa in sicurezza dell’Arno ne sono stati fatti molti, e molti sono in corso di realizzazione. Al contempo, il sistema delle politiche regionali in materia di difesa del suolo, coi documenti operativi annuali, e di messa in sicurezza del reticolo idraulico, attraverso l’opera dei Consorzi di Bonifica, costituisce sempre più un quadro coordinato e stabile di iniziative sul territorio a presidio della sicurezza idraulica. Il mutamento climatico con il sempre più frequente riproporsi di eventi avversi di notevoli proporzioni, ci impone di non abbassare la guardia, e continuare a supportare iniziative ed interventi che tutelino il corretto deflusso delle acque nella nostra regione”.

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