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900 defibrillatori attivi nell'Aretino. Mandò: "Ma non bastano, le amministrazioni vigilino sulla diffusione territoriale"

Il defibrillatore in ogni angolo della città, in ogni centro sportivo, ogni circolo, ogni condominio. Quel piccolo ma micidiale oggetto deve diventare un elettrodomestico come tanti altri con la differenza però, che il suo impiego può consentire...

Massimo Mandï

Il defibrillatore in ogni angolo della città, in ogni centro sportivo, ogni circolo, ogni condominio.

Quel piccolo ma micidiale oggetto deve diventare un elettrodomestico come tanti altri con la differenza però, che il suo impiego può consentire di salvare vite umane.

Sono in tutto 900 gli apparecchi che ad oggi sono stati installati nel territorio aretino. Troppo pochi ancora visto che, in caso di arresto cardiaco, sono l'unico mezzo che può davvero fare la differenza tra la vita e la morte.

Una campagna quella per la diffusione dei defibrillatori che è stata negli anni abbracciata a pieno da Massimo Mandò, oggi direttore Deu per la Asl Toscana Sud Est.

"E' un argomento che mi è davvero molto caro - spiega Mandò - dal momento in cui sopraggiunge l'arresto cardiaco c'è tempo non più di tre minuti per intervenire. Questo significa che ogni istante è prezioso. Ma non solo. Un periodo così ristretto di intervento ci porta a comprendere come sia auspicabile che il defibrillatore diventi un mezzo diffuso. Non possiamo più accettare che nel 2018 si muoia ancora all'interno di campi da calcio o durante una partita di tennis. L'importanza di questo strumento è davvero estrema per tanto dobbiamo impegnarci affinché la sua diffusione nel territorio sia sempre più ampia. E per fare questo chiediamo l'impegno da parte di tutte le amministrazioni comunali che hanno l'obbligo di vigilare sulla presenza di defibrillatori".

Attualmente, stando alle statiche fornite dagli operatori dell'emergenza urgenza e dal direttore Mandò, il 40 per cento degli arresti cardiaci che si è verificato fuori dalle mura domestiche ha avuto esito positivo. Ovvero quattro persone su dieci colte da arresto cardiaco si sono salvate perché gli interventi di primo soccorso hanno potuto contare sulla presenza di un macchinario.

La percentuale invece si riduce sensibilmente quando si parla di episodi analoghi avvenuti all'intero delle proprie mura domestiche. In questo senso i successi sono pari al 20%.

"Questo perché - spiega Mandò - all'interno delle abitazioni l'episodio non è sempre affrontato in maniera tempestiva. Se abbiamo 3 minuti per operare su un arresto cardiaco è davvero molto improbabile riuscire ad essere tempestivi. Sono certo che questa campagna di sensibilizzazione debba andare avanti ancora a lungo affinché si arrivi un giorno, chissà, ad avere sempre con noi un oggetto che aiuti a salvare vite".

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