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Il giorno della memoria

Renicci, Laterina, Oliveto e villa Ascensione: le storie dei 4 campi di detenzione dell'Aretino

In provincia di Arezzo sono quattro i campi di prigionia attivi negli anni '40 del novecento e utilizzati per il contenimento di prigionieri di guerra, famiglie ebree e dissidenti destinati a campi di concentramento oltre confine

Renicci, Laterina, Oliveto, Poppi. In ogni sua vallata l'Aretino contava un campo di prigionia. Strutture talvolta edificate ex novo oppure adattate al contenimento di prigionieri di guerra, cittadini ebrei e rastrellati in attesa del trasferimento in campi di sterminio oltre confine. Una geografia impressionate per la placida terra d'Arezzo che, è doveroso ricordarlo, non conta comune dove negli anni del secondo conflitto mondiale non si siano verificati eccidi e massacri di civili e partigiani ad opera delle truppe nazifasciste. Civitella, Castelnuovo dei Sabbioni, Vallucciole, l'Oreno, San Severo, San Polo sono soltano alcuni dei trentasei episodi censiti dalla Regione Toscana che, grazie al lavoro di storici e di attivisti, ha raccolto i nomi di coloro che persero la vita in raid ancora oggi rimasti indelebili nella memoria degli eredi.

Ma oltre alle stragi, come detto, Arezzo contava anche su luoghi ideati appositamente per la detenzione. È stato anche grazie all'appassionato lavoro dell'amico Enzo Gradassi che la storia di questi quattro siti è stata portata alla luce e condivisa pubblicamente.

L'intervista integrale a Enzo Gradassi

PG 82 - Laterina

Entrato in funzione nel 1941, il campo è rimasto in attività sino al 1963. Quasi venti anni. In questo periodo la sua destinazione d'uso è stata rimodulata a seconda delle necessità del momento e del contesto storico. Dal 1941 al 1943 l'area, costruita su 15 ettari di terreno e idonea ad ospitare fino a 10mila presenze, è stata abitata da prigionieri di guerra. Formato da 12 baracche in muratura, accolse soprattutto inglesi catturati nell’Africa settentrionale, oltre ad africani, indiani e spagnoli. Al suo interno vi erano impiegati 800 militari. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 il campo venne abbandonato dai militari italiani di sorveglianza e i prigionieri evasero dirigendosi verso l’Italia meridionale o l’Adriatico nel tentativo di ricongiungersi agli alleati, oppure furono avviati alle formazioni partigiane. Dopo la liberazione di Laterina, 18 luglio 1944, il campo passò sotto il controllo dell’ottava armata britannica e venne usato per l'internamento di tedeschi e fascisti. Dal 1948 al 1963 qui vennero accolti i profughi provenienti dall’Istria e Venezia Giulia. Attualmente la maggior parte dei capannoni che componevano la struttura sono stati smantellati o destinati ad altro uso. Alcuni edifici sono ancora visibili e sono situati nella parte bassa della cittadina dove oggi si trova la zona industriale.

PG 97 - Renicci di Anghiari

I primi arrivi all'interno del campo di Renicci, allestito in una querceta nel territorio comunale di Anghiari nei pressi di Motina, sono datati 10 ottobre 1942. L'area ha ospitato per lo più civili provenienti dalla Slovenia rastrellati e deportati da Lubiana. 17,5 ettari adibiti a campo di prigionia all'interno dei quali la costruzione degli edifici terminò nel 1943. Così come testimoniato dai racconti dell'epoca, nell'area vennero allestite delle tende utilizzate per consentire ai prigionieri di avere un ricovero. Le scarse condizioni di igiene e di salubrità dell'ambiente sono state la causa che ha visto, più che in altri campi simili presenti nell'aretino, un massiccio numero di morti. Circa 150 coloro che persero la vita durante la permanenza a Renicci a causa di malattie, malnutrizione e stenti. Molti vennero sepolti nel cimitero di Micciano allora sotto la supervisione di don Giuliano Giglioni che si occupò anche di stilare un elenco dei deceduti. Questo permise ai parenti di recuperare le salme e riportarle in patria una volta terminata la guerra. Dopo la caduta del fascismo, vi furono trasferiti, dalle isole confinarie, gli anarchici che il governo Badoglio aveva promesso di restituire, come tutti i confinati, alla libertà.

PG 38 - Villa Ascensione Poppi

Costruita nel 1500 come convento per i frati cappuccini, la struttura nel periodo della seconda guerra mondiale divenne campo di detenzione. Qui erano concentrati ufficiali prigionieri di guerra (americani, australiani, canadesi, indiani, inglesi, inglesi dei domini, neozelandesi, sudafricani). Aperto nel gennaio del 1942 aveva una capacità di accoglienza di 94 posti e vi venivano radunati i prigionieri di guerra di grado superiore: in particolare, secondo alcuni documenti dell'epoca, ufficiali di nazionalità neozelandese. Il 31 marzo del 1943 vi vennero internati 114 prigionieri: 82 ufficiali superiori inglesi, 2 soldati canadesi, 2 sottufficiali australiani, un ufficiale e un sottufficiale canadesi, 7 sottufficiali neozelandesi, 2 ufficiali e 15 sottufficiali sudafricani bianchi, un ufficiale indiano e 2 americani.

Villa Oliveto - Civitella in Valdichiana

È l'unica struttura che non ha una numerazione. Inizialmente vi vennero trattenuti ebrei tedeschi, sudditi francesi, inglesi e polacchi e successivamente diventò campo di smistamento di gruppi familiari ebrei di nazionalità inglese provenienti dalla Libia. Dal giugno del 1942 gli internati isolati vennero trasferiti altrove e rimasero a Villa Oliveto solo i gruppi familiari libici. Il 5 febbraio 1944 tutti gli ebrei presenti furono prelevati dai tedeschi e trasferiti prima nel carcere di Firenze, poi a Fossoli e infine a Bergen-Belsen (il campo dove il 5 febbraio era morta Anna Frank), dove rimasero 4 mesi prima di essere liberati dall’esercito britannico. Villa Oliveto poteva accogliere circa 70 persone. Secondo alcuni documenti dell'epoca, nel febbraio del 1941 erano presenti 64 internati, dei quali 30 ebrei e 34 ariani; nell’agosto del 1941 gli internati erano 48, diventati 70 nel giugno 1942, scesi a 47 nel marzo 1943, e risaliti a 69 nell’agosto del 1943. Nel giugno 1944 vi erano ancora 14 internati.

Le immagini dei campi di detenzione presenti ad Arezzo

Oliveto, Laterina, Renicci e Villa Ascensione, i campi di detenzione aretini

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