Giovedì, 29 Luglio 2021
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2007/2015 le ispezioni in Banca Etruria. Barbagallo: "Difendevano marchio e autonomia come chi ballava nel Titanic"

Dettagliato excursus delle ispezioni di Banca d'Italia dentro Banca Etruria. E' il dottor Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza di Banca d'Italia il protagonista dell'audizione di oggi della commissione d'inchiesta sulle banche presieduta da...

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Dettagliato excursus delle ispezioni di Banca d'Italia dentro Banca Etruria. E' il dottor Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza di Banca d'Italia il protagonista dell'audizione di oggi della commissione d'inchiesta sulle banche presieduta da Pier Ferdinando Casini.

Ma la prima ora di lavori è occupata da altro. Si torna a parlare del procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi e dei contenuti della sua audizione. E' il senatore Andrea Augello che ha depositato presso la presidenza una richiesta molto circostanziata di consegna di documenti dal parte della procura di Arezzo per completare il quadro relativo alle indagini sui vari filoni d'inchiesta sul crac Banca Etruria.

"Torno a segnalare che abbiamo alcuni problemi con la documentazione che avevamo chiesto ad Arezzo - dice Augello - abbiamo accertato che i 4 filoni per bancarotta fraudolenta e semplice, sono stati unificati, e sono nella fase dell'udienza preliminare, segnalo che sono uscite indiscrezioni che dicono che è stato richiesto un supplemento di indagine preliminare sempre per bancarotta semplice e fraudolenta, sarebbero indagati i consiglieri del cda di Banca Etruria in carica dopo il 2010, ho chiesto di sapere quali sono i documenti contenuti nel fascicolo che hanno motivato questo supplemento di indagine, ci sono fatti di cui non abbiamo discusso, dovremmo saperli."

"Abbiamo un secondo problema - continua Augello - in commissione abbiamo sentito parlare in maniera fugace dell'inchiesta sulle consulenze che invece nei giornali è riportata in maniera dettagliata. Si parla di 13 milioni di euro, metà saranno stati per gli advisor che cercarono acquirenti per Banca Etruria, ma si dice che esisterebbe un rapporto della Guardia di finanza, chiedo di averne una copia per i lavori della commissione. Poi c'è l'inchiesta per falso in prospetto della quale abbiamo documenti integrali di Banca d'Italia, i documenti della Consob, ma dalla procura uno stralcio di rapporto della Guardia di finanza, vogliamo sapere se ci sono carte che giustificano le indagini nei confronti dei membri del cda, per sapere che rapporti sono intercorsi con il direttore generale. Le pregherei di chiedere queste carte osservando che le altre procure hanno comunicato in altro modo con la commissione."

Augello prende poi in considerazione i contenuti della lettera che Rossi ha scritto a Casini e che è stata trasmessa a tutti i membri della commissione:

"Nella lettera del procuratore di Arezzo si dice una cosa che non possiamo far cadere, che ci ha mandato tutte le carte e questo non corrisponde alla situazione in cui ci troviamo, inoltre che qualcuno di noi avrebbe tenuto un comportamento passibile di calunnia, che si riserva di far valere i suoi diritti nelle sedi deputate. Vorrei specificare - continua Augello - che la denuncia per calunnia la fa un magistrato d'ufficio, quando qualcuno vuole accusare di falsa testimonianza, ma qui non c'è stata un'audizione testimoniale, mi sorprendo, non è presentabile nemmeno per un'opinione espressa in parlamento, non c'è stata audizione testimoniale, impossibile che sia stato calunniato, io non mi ricordo un magistrato che minacci i membri di commissioni inquirenti, mai visto. Glielo segnalo per ricostruire un rapporto più sereno con questa procura, se possibile, se avesse motivazioni che ce lo dica. Non possiamo consentire che si ipotizzi che chi ritenga questo comportamento discrezionale e omissivo sia un calunniatore."

Con qualche distinguo sulle posizioni politiche, nessuno si è opposto alla richiesta di documenti integrativi alla procura di Arezzo, con Tabacci che ha commentato: "L'audizione del procuratore Rossi mi è sembrata la più politica" mentre Brunetta ha indicato come "una vaga intimidazione nella lettera, una stonatura, che spero sia sfuggita dalla penna dell'ottimo magistrato. Raffreddiamo la polemica con l'acquisizione puntuale e immediata degli atti richiesti". Casini ha infine aggiunto che "non ho constatato una mancata collaborazione da Arezzo, noi diamo giudizi politici che non significa che è un giudizio di merito sulla verità."

Dopo circa un'ora Barbagallo ha preso la parola, spiegando le attività di ispezione e vigilanza compiute su Banca Marche, CariChieti, Cari Ferrara e Banca Etruria. La prima ispezione raccontata risale al 2007 "rilevammo una difficoltà della banca di mantenere l'autonomia, tensioni di liquidità. Gli ispettori della vigilanza fecero alcuni rilievi, la banca presentò un progetto industriale per la crescita per il biennio 2008/2009. Gli ispettori incontrarono gli amministratori della banca e nel luglio del 2008 rilevarono un generale peggioramento delle condizioni che sarebbe dovuto essere coperto con un'operazione di rafforzamento patrimoniale con un aumento di capitale di 160 milioni di cui 60 nel mercato. Nella seconda metà del 2008 ancora rilevate posizioni di liquidità in tensione. La Banca d'Italia continua con i monitoraggi e sensibilizza gli esponenti aziendali, fa ispezioni e chiede interventi correttivi."

Il 23 maggio del 2009 diventa presidente Giuseppe Fornasari che subentra a Elio Faralli (Fornasari sarà riconfermato nel 2011.)

Si arriva al 2010: "Nel gennaio parte una nuova ispezione generale che termina ad aprile 2010, la banca ha accresciuto l'esposizione a rischi di credito, acuita dalla crisi economica. Nella seconda metà del 2010 la tensione della struttura finanziaria resta critica, fino alla fine del 2011 vigilanza continua con numerosi incontri lettere e richiami, chiedendo iniziative idonee per riequilibrare la posizione di Banca Etruria, ma non si rilevò poi nessuno miglioramento. Nel marzo 2011 viene disposto il blocco della crescita degli impieghi, l'astensione da iniziative di crescita per linee interne e esterne, la dismissione di attivi inclusi partecipazioni di controllo. La situazione di tensione di liquidità viene risolta grazie all'ottenimento a dicembre 2011 della garanzia statale su passività di propria emissione, la banca approva il rafforzamento patrimoniale emettendo un prestito obbligazionario convertibile da offrire ai soci per 100 milioni di euro."

Alla fine del 2011 le posizioni deteriorate sono il 20,6% rispetto agli impieghi. In relazione al permanere di forti problematicità del credito, della liquidità e del reddito, la banca procede nel novembre 2012 alla conversione in azioni di un prestito obbligazionario convertibile di 100 milioni pianificando entro il 2015 ulteriore apporto di 100 milioni. La vigilanza invita la banca ad anticipare una tranche del capitale al primo semestre del 2013.

Un anno, dopo nel dicembre 2012 "arriva un'ispezione mirata per accertare l'adeguatezza degli accantonamenti sul portafoglio dei crediti deteriorati, gli ispettori rilevano una significativa sottostima di perdite quantificando maggiori svalutazioni necessarie per 232milioni, per effetto del loro recepimento il bilancio si chiude nel 2012 con una perdita di 203 milioni."

"Nel 2013 la banca dà corso alle iniziative di ripatrimonializzazione previste dal piano, realizzando per intero l'aumento di capitale di 100 milioni e procedendo con due emissioni di prestiti subordinati per complessivi 110 milioni, in risposta alle richieste della Consob, la banca fornisce informazioni sugli interventi fatti e le metodologie adottate. In considerazione dell'esito negativo della verifica, parte l'ispezione su altri profili di rischio, l'ispezione si chiude a settembre 2013, con un giudizio in gran parte sfavorevole: il patrimonio aveva un'eccedenza di 49 milioni rispetto ai requisiti minimi pari a 649 milioni. Copia dell'ispezione viene trasmessa alla procura di Arezzo e vengono irrogate sanzioni per 2,5 milioni a 19 esponenti aziendali."

"I rilievi ispettivi, numerosi e severi, riguardano anomalie gestionali, che si ripercuotono pesantemente su equilibri aziendali, le irregolarità di natura patrimoniale riguardano le rappresentazioni in bilancio di specifiche operazioni comunicate alla Consob nello stesso giorno del rapporto ispettivo, cioè il 5 dicembre 2013. In questo momento non ricorrono i presupposti per il commissariamento, non ci sono perdite patrimoniali, le irregolarità sono circoscritte a due casi, Palazzo della Fonte e un'operazione di trading, non sono particolarmente rilevanti, ma la situazione tecnica è molto aggravata e non consente di operare autonomamente. Con la lettera del 5 dicembre Banca d'Italia chiede un'integrazione con un partner adeguato standing. Stesse preoccupazioni sono inserite nella lettera inviata alla Consob: "Come nella lettera del 5 alla banca, si conferma che è scadente la qualità del portafoglio, strutturale l'incapacità di produrre flussi reddituali positivi, fortemente squilibrata la situazione di liquidità, esiguo il buffer di capitale, elevata l'assunzione dei rischi caratterizzata con profili di irregolarità con riferimento a Palazzo della Fonte e l'operazione di trading." La lettera elenca tutte le prescrizioni a cominciare da richiesta di convocazione del cda con all'ordine del giorno integrazione con gruppo di adeguato standing, il 17 dicembre 2013 i rappresentanti delle due autorità approfondiscono quanto emerso dall'ispezione, la Consob dice che è in corso un'istruttoria."

A questo punto Barbagallo tiene a sottolineare il comportamento neutrale di Banca d'Italia nei contatti con la Banca Popolare di Vicenza:

"Banca d'Italia non ha chiesto, ne incoraggiato, ne favorito la Popolare di Vicenza ad acquisire Banca Etruria, la Vigilanza non aveva elementi per ostacolare iniziativa, in caso di istanza formale sarebbe stata approfondita."

I fatti elencati da Barbagallo: "il 23 dicembre 2013 Banca Etruria incarica 3 advisor per la ricerca di un partner, nel gennaio 2014 comunica che sono state contattate 28 controparti, 15 banche italiane, 10 banche estere, 3 ulteriori soggetti esteri. Tra tutti manifestano interesse solo 2 gruppi bancari italiani, i primi di febbraio effettuano la due diligence, poi c'è un documento dell'advisor a Banca d'Italia che ufficializza gli interessi, sono di elevati standing. Poi visti i primi atti uno dei due si ritira, mentre l'altro va avanti. In una riunione a Roma il 5 giugno 2014 con esponenti di Banca Etruria (è da un mese iniziata la breve era di Rosi presidente n.d.r.), funzionari della vigilanza e il capodipartimento, questi ultimo sottolinea che la scelta del partner è una responsabilità autonoma degli organi di Etruria, il presidente Banca Etruria comunica che l'offerta di Vicenza non è ritenuta accettabile, prevede un'opa per contanti e la trasformazione di Etruria. Pochi giorni dopo il presidente di Etruria richiede d'urgenza un incontro con il presidente di Vicenza, il suo direttore generale, ci sono anche 5 funzionari di vigilanza e il sottoscritto, Etruria propone un piano alternativo con la cessione degli sportelli fuori dalla Toscana, il presidente di Vicenza si dice disponibile a valutarlo a condizione che fosse fissato un obbligo giuridicamente rilevante entro il quale procedere con l'integrazione nel gruppo vicentino. A quel punto i vertici di Etruria non accettano e il 1 agosto 2014 il presidente comunica la definitiva interruzione delle trattative. Questo quanto accaduto, al di fuori di questo vi assicuro o non c'è nulla."

Siamo all'agosto 2014 "Etruria cambia advisor, comunica alla Vigilanza la volontà di procedere per diventare una Spa con l'ingresso di industriali aretini e di un fantomatico fondo del Qatar. Viene ribadito alla banca che in considerazione dell'anomalia aziendale, non è ipotizzabile che trasformarsi in Spa fosse un modo per prendere tempo, ma si doveva trovare soluzioni per problemi che stavano diventando rilevanti, nessun fondo del Qatar aveva manifestato interesse."

"Dall'incarico conferito all'advisor, si capisce che la banca permane nell'idea di mantenere l'autonomia, cerca partner finanziari e non acquirenti, ma a seguito dell'intervento della vigilanza il mandato all'advisor viene modificato, nessuna offerta vincolante arriva, la Banca d'Italia nel novembre 2014 fa una nuova verifica ispettiva, il giudizio è sfavorevole, emerge una situazione patrimoniale gravemente deficitaria, i crediti deteriorati sono al 42%, la perdita consolidata a 500 milioni, la deficienza patrimoniale di 597 milioni. Gli ispettori rilevano anche anomalie nel presidio di conflitti di interesse nei confronti di alcuni esponenti aziendali, documentano come la richiesta di ricerca di partner è rimasta inevasa perché la banca non ha rinunciato all'autonomia e non ha fatto razionalizzazioni, la banca non ha portato l'unica offerta vincolante in assemblea, ne in consiglio anzi il presidente, difendeva valori aziendali, vantava di preservare il radicamento territoriale, il marchio, il personale e l'autonomia della banca, come le persone che danzavano nel Titanic."

Si arriva al commissarimento: "La banca è sottoposta ad amministrazione straordinaria il 10 febbraio 2015, esclusivamente per gravi perdite patrimoniali connesse con le consistenti rettifiche su crediti emerse durante gli accertamenti ispettivi. Il rapporto viene trasmesso all'autorità giudiziaria e vengono irrogate sanzioni per un totale di 20 milioni di euro a 27 esponenti della banca. All'arrivo dei commissari la situazione si manifesta ancora più grave, ci sono ulteriori perdite su crediti e marcate difficoltà anche per la liquidità."

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