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16 luglio 1944: "Arezzo è stata liberata". Così la città risorse dalle proprie ceneri

Nei giorni immediatamente precedenti Arezzo visse dei momenti di ferocia ed orrore senza pari. La strage di San Polo, la notte di San Severo, i rastrellamenti di Staggiano, il disastro di Civitella

Con la morte ancora nel cuore si rimboccarono di nuovo le maniche perché, da oggi, c'era un nuovo mondo, una nuova Italia, una nuova Arezzo da ricostruire. 

Erano esattamente le 20,30 quando dalla voce di Radio Londra, il 16 luglio 1944, venne dato l'annuncio: "Arezzo è stata liberata dai partigiani della XXIII brigata garibaldina Pio Borri".

Le cose iniziarono a cambiare, per Arezzo quando un carro armato fece ingresso in Corso Italia e attraversò tutta la città. In pochi giorni Arezzo tornò a essere popolata e in meno di un anno le ferite della devastante guerra furono, almeno apparentemente, rimarginate. La normalità tornava a fare il suo ingresso in una provincia che aveva pagato con più di 3.000 vittime quel devastante conflitto.

La ricostruzione dell'Anpi

Alle ore 3,30 del 16 luglio 1944 il gruppo che prima aveva dato vita al Comitato Provinciale di Concentrazione Antifascista ed ora, accresciuto notevolmente, si era trasformato in I° Battaglione della XXIII^ Brigata Pio Borri dopo mesi di guerriglia, lutti e rischi, dette finalmente avvio alla liberazione della città. Con la morte ancora nel cuore per le 75 vittime innocenti delle stragi di San Polo, Pietramala, Molin dei Falchi e San Severo, gli uomini al comando di Aldo Donnini, già nascosti dal primo del mese in Palazzo Albergotti, recuperano le armi introdotte in città da due coraggiose ragazze slave e dettero inizio ai combattimenti del centro. Ben presto si unirono all’attacco i patrioti al comando di Siro Rossetti, discesi nelle periferie dalle montagne, mentre l’artiglieria inglese batteva Olmo, Lignano e Sargiano. Alle ore 7, Donnini, Ettore Brocchi ed Alfredo Pieri issavano il tricolore sul palazzo comunale: fu il buongiorno ad una città libera, dove immediatamente si iniziarono a fare i primi bilanci: le vittime dei mesi dell’occupazione erano oltre 270. Il lutto non cedette però il passo alla disperazione: c’era infatti una città da costruire, un Italia nuova a cui dare le basi.

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La Liberazione di Terra di Arezzo

Lucignano 2 luglio 1944

Cortona 3 luglio 1944

Foiano della Chiana 4 luglio 1944

Marciano della Chiana 4 luglio 1944

Monte San Savino 4 luglio 1944

Castiglion Fiorentino 12 luglio 1944

Civitella in Val di Chiana 15 luglio 1944

Arezzo 16 luglio 1944

Bucine 17 luglio 1944

Pergine Valdarno 17/18 luglio 1944

Laterina 18 luglio 1944

Montevarchi 19 luglio 1944

Terranuova Bracciolini 22 luglio 1944

Cavriglia 24 luglio 1944

San Giovanni Valdarno 24 luglio 1944

Monterchi 26 luglio 1944

Chiusi della Verna agosto 1944

Castelfranco di Sopra 2 agosto 1944

Pian di Scò 4 agosto 1944

Capolona 5 agosto 1944

Castiglion Fibocchi 7 agosto 1944

Subbiano 8 agosto 1944

Loro Ciuffenna 15 agosto 1944

Anghiari 16 agosto 1944

Talla 20 agosto 1944

Castel Focognano 20/25 agosto 1944

Chitignano 22 agosto 1944

Pieve Santo Stefano 23 agosto 1944

Caprese Michelangelo 24 agosto 1944

Bibbiena 28 agosto 1944

Badia Tedalda settembre 1944

Montemignaio settembre 1944

Ortignano Raggiolo settembre 1944

Poppi 2 settembre 1944

Castel San Niccolr 3/8 settembre 1944

Sansepolcro 4/8 settembre 1944

Pratovecchio 24 settembre 1944

Stia 24 settembre 1944

Sestino 1 ottobre 1944

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