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14 luglio 1944: la strage di San Polo. Anpi Arezzo: "Abbiamo il dovere morale di ricordare sempre questi caduti"

Sono trascorsi 76 anni da quel terribile giorno dove persero la vita 48 tra civili e partigiani. Il ricordo dei terribili eventi dell'Anpi

A due giorni dalla liberazione di Arezzo si consumò una delle più cruente e terribili stragi avvenute in terra di Arezzo. Il 14 luglio 1944 a San Polo 48 tra civili e partigiani vennero barbaramente uccisi da soldati nazifascisti. In quell’assolato venerdì, mentre la XXIII^ Brigata Pio Borri si apprestava assieme agli Alleati nell’organizzare la liberazione del capoluogo, reparti tedeschi del 274° Reggimento Granatieri si abbattono su Pietramala, Molin dei Falchi e San Polo, frazioni in quei giorni ricolme di sfollati e partigiani. L’orda barbarica, guidata dal Colonnello Wolf Ewart, si distinse per la crudeltà con cui gli occupanti vollero lasciare la propria sprezzante impronta sul territorio aretino: le vittime della follia omicida furono infatti 61, tra cui 8 donne, 1 bambina e 15 partigiani. La crudeltà maggiore di questa operazione (nata da volontà di terra bruciata, sentimenti di odio di vendetta e disprezzo per l’Italia e la vita umana) si verificò a San Polo, nel giardino di Villa Gigliosi, ove 48 innocenti, già sfiniti da pesanti torture, vennero gettati ancora vivi in tre fosse e fatti saltare in aria con la dinamite. In quella stessa giornata, lo stesso reparto si scagliò anche nel piccolo casato di San Severo, fucilando 16 uomini. Nelle carte della Procura del Tribunale Militare di La Spezia, procedimento penale relativo agli eccidi in merito a civili uccisi si legge "diventarono quarantotto e ebbero nerbate. Furono coperti in tre fosse e sepolti vivi a strati misti a cariche esplosive. I cadaveri furono scoperti da un gruppo della Sackforce. L' eccidio commosse il mondo anglofono ...".

Il messaggio della presidente Anpi Arezzo, Alba Bigiandi

L’Anpi Comitato Provinciale di Arezzo ricorda, nel 76° anniversario, il martirio e l’eccidio di 48 persone, tra civili e partigiani, barbaramente massacrate dalla ferocia delle truppe tedesche a San Polo il 14 luglio 1944. E’ agghiacciante rileggere, dopo tanti anni, le testimonianze dell’arciprete di San Polo, Don Angelo Lazzeri (a cui fu impedito di benedire quei poveri resti, perché erano morti “senza onore”) e il verbale redatto dai medici nell’operazione di riconoscimento delle salme, reso impossibile per l’enorme quantità di esplosivo utilizzata dai tedeschi. Noi tutti abbiamo il dovere morale di ricordare sempre questi caduti. Due giorni dopo questo terribile eccidio, la liberazione di Arezzo, avvenuta il 16 luglio 1944: una città devastata dai continui bombardamenti, ferita per i massacri perpetrati dai nazifascisti in tutta la provincia, piena di lutti e rovine e privata di tutto. Va ricordata la grande solidarietà tra coloro che avevano fatto la Resistenza, che, se pur divisi da culture e provenienze politiche diverse, si trovarono uniti nel ricostruire il tessuto sociale ed economico. Eravamo una famiglia, scrive Antonio Curina nel suo libro “Fuochi sui monti dell’Appennino Toscano”, un libro che insieme a quello di Enzo Droandi, “Arezzo distrutta”, la nostra Associazione consiglia di leggere, soprattutto ai giovani, per conoscere e approfondire la storia e il vissuto di intere popolazioni.

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