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Walter scrive a Conte e va a Roma per lanciare un appello al Governo: "Il dolore non aspetta, legalizzate la cannabis"

Domani mattina il 48enne aretino sarà a piazza Monte Citorio per consegnare una lettera indirizzata al premier Conte

 

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Un video su Facebook in cui legge il testo di una lunga, toccante, lettera. Parole scritte e pronunciate con il cuore: una richiesta d'aiuto ma anche un appello per poter vivere con dignità momenti dolorosissimi legati alla malattia. Walter De Benedetto, il 48enne aretino che da quando aveva 16 anni combatte contro l'artitre reumatoide, domani mattina sarà a Roma, a Montecitorio, di fronte alla Camera dei deputati per consegnare la sua lettera "e quella dei malati che usano cannabis" a questo Governo. 

Walter e la sua storia sono diventati simbolici per molti. Lo sono da quando, poche settimane fa il 48enne è balzato sulle colonne delle cronache locali in seguito al sequestro di 11 piante di cannabis che aveva coltivato nella sua serra da parte dei carabinieri. Un suo amico, che aveva accettato di aiutarlo innaffiando le piantine, è stato arrestato (poi non convalidato) e adesso attende il processo. Ma quelle infiorescenze non erano destinate a nessun mercato e a nessuna piazza: dovevano servire a Walter per alleviare i terribili dolori derivanti dalla sua malattia per vari mesi. La scelta di curarsi con la cannabis, infatti, era già stata accordata dai medici ma la dose di farmaci di cui attualmente può disporre Walter attraverso l'assistenza sanitaria, non sarebbe sufficiente per attenuare i dolori. Per questo il 48enne ha deciso di produrre cannabis per se stesso. 

La sua storia in poche ore ha raggiunto ogni parte d'Italia e tante sono state le attestazioni di solidarietà che ha ricevuto, da Sofri a Scanzi, fino alla visita di parlamentari pentastellati. 

Domani una nuova pagina della sua storia sarà scritta: con il viaggio a Roma e l'appello lanciato al governo. Perché, scrive nella lettera, "il nostro dolore arriva tutti i giorni", e chiede che si faccia qualcosa per alleviarlo. 

Ecco di seguito l'intero testo della lettera;

Caro Presidente Giuseppe Conte ,
Cari Ministri Roberto Speranza e Lorenzo Guerini,
e cari Parlamentari tutti:

Vi scrivo perché in questi giorni il mio caso personale ha interessato la stampa nazionale per alcune mie dichiarazioni particolarmente disperate. Se non aveste avuto modo di sentirla, si tratta di una storia di negazione del diritto alla salute e di accesso a terapie consentite nel nostro paese per, tra l'altro, curare il dolore grazie alla cannabis. Un dolore che non aspetta.
Terapie senza le quali la vita per uno come me risulta molto più difficile da vivere di quanto già non lo sia.
Da anni ho trovato conforto terapeutico nella cannabis, ma da tempo non riesco a ottenere la quantità che mi occorre per affrontare il dolore che quotidianamente mi accompagna. La scarsità dei prodotti è dovuta a una crescente domanda a cui l'Italia non è riuscita a corrispondere con la produzione nazionale o le importazioni.
Sono tutte cose che immagino sappiate, quindi perché non si fa niente? Il nostro dolore arriva tutti i giorni.
So che la mia non è una condizione singolare, sono, siamo, in migliaia a doverci confrontare tutti i giorni con questa mancanza. E come siamo costretti a rispondere a uno Stato che non garantisce i diritti? Ci arrangiamo, spesso grazie alla solidarietà fattiva di amici e parenti o di associazioni, per non dovere soffrire le pene dell'inferno perché il dolore non aspetta.
Possibile che per veder garantito il diritto alla salute , il diritto a vivere degnamente, occorra arrivare a disobbedire e rischiare il carcere per poter ottenere una terapia?
Caro Presidente Conte, cari Ministri della Salute e della Difesa, cari Parlamentari tutti, in queste ore in cui state definendo la legge di bilancio Vi chiedo, Vi chiediamo, di prevedere ulteriori finanziamenti per far sì che noi malati, tra le varie terapie previste e rimborsate, si possa finalmente poter avere accesso a quei trattamenti che su di noi funzionano e che hanno la pianta proibita della cannabis come ingrediente fondamentale.
Anche l'Organizzazione mondiale della sanità ritiene che ci siano ampi margini di impiego terapeutico della pianta medica, perché non ascoltarli?
E già che ci siamo, proprio perché non possiamo andare avanti con soluzioni temporanee o concessioni a casi umani, perché non legalizziamo definitivamente la cannabis in modo da non dover rischiare il carcere se e quando decidiamo di non far del male a nessuno e bene a noi stessi?
Caro Presidente Conte, cari Ministri della Salute e della Difesa, cari Parlamentari tutti, immagino che riceviate messaggi tutti i giorni su tanti temi e che tutti vi chiedono di tutto. Questa mia lettera Vi chiede solo di rispettare una legge che c'è e che da anni consente il ricorso a terapie prima proibite - e magari di adottarne un'altra che ci faciliterebbe la vita - dopotutto è il vostro lavoro no?

Con speranza,

Walter

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