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Meme di Hitler inneggianti la Shoah. Black humor o umorismo da quattro soldi? Parola ai giovani aretini

All'indomani della notizia di immagini a sfondo nazista diffuse attraverso chat di adolescenti abbiamo raccolto il parere dei destinatari di questi messaggi

 

Ma davvero un'immagine di Adolf Hitler completa di discalia "Mi piaci, farai la doccia per primo" è semplicemente una battuta? Una freddura, una facezia, una spiritosaggine in pieno stile black humor?

Ce lo siamo chiesti all'indomani della notizia riguardante la diffusione di meme esplicitamente razzisti diffusi attraverso chat e social da ragazzi di tra i 12 e i 15 anni. 

Diffondono meme razzisti, antisemiti e filonazisti nelle chat di medie e superiori

La domanda è sorta perché oltre alle reazioni d'indignazione sollevatesi in seguito alla diffusione sui canali social di Arezzo Notizie della notizia, ci sono stati anche utenti che considerano la vicenda ingigantita o comunque fraintesa.

C'è poi anche chi ci ha scritto (e poi rimosso) commenti come: "Quando morirà questa generazione di parrucconi che si scandalizzano di tutto e che tutto deve essere preso con serietà e gravità? Vivete in modo tranquillo e sereno ed imparate a ridere soprattutto. Ma secondo voi a 12 anni l’immagine di Hitler ha lo stesso valore che a 35?".

Insomma, è davvero così? Non sappiamo accettare la satira e riconoscere che si possa scherzare - così come prevede appunto la filosofia del black humor - su argomenti tabù? Ma poi, si può scherzare su quella che è stata una delle più grandi tragedie dell'umanità? Si può ridere dell'Olocausto? Tra l'altro, molte delle immagini diffuse in chat sono molto più pesanti di quella che abbiamo deciso di mostrare.

Il provveditore: "I genitori si preoccupino dei loro figli"

La risposta ovviamente non ce la siamo data da soli, ma siamo andati a cercarla proprio tra i più giovani, nativi digitali, che attraverso i propri smartphone ogni giorno condividono e ricevono informazioni di ogni tipo.

Sono loro, adolescenti, pre adolescenti, giovanissimi uomini e donne ad essere stati chiamati in causa. A loro abbiamo chiesto che tipo di messaggi sono quelli apparsi nelle chat di alcuni studenti loro pari età e inneggianti al nazismo. 

Le risposte non si sono fatte attendere.

Alla voce dei più giovani abbiamo aggiunto anche quella di qualche adulto.

"Dobbiamo comprendere - ci hanno detto alcuni di loro - una volta per tutte se in Italia è riconosciuto o meno il reato di apologia di fascismo e nazismo. Di fronte a questi gesti non possiamo rimanere in silenzio e accettarli come mere alzate d'ingegno, ragazzate. Non possiamo davvero. Si può ridere di tutto ma non possiamo permette che venga tutto banalizzato in nome di una libertà che di fatto non fa altro che ledere la sensibilità e il pensiero altrui".

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