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Tribunale, così alla Vela si infiltra l'acqua piovana. Tra incredulità e scivoloni: "E' pericoloso"

Ogni forte pioggia ci sono nuove infiltrazioni. E se fino a qualche anno fa si trattava di poche gocce, oggi servono vari contenitori per raccogliere l'acqua ed evitare un allagamento

 

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Secchi, scatole di cartone rivestite con buste di nylon, cestini: così alla Vela, struttura che ospita le aule del tribunale di Arezzo, stanno correndo ai ripari e tentano di raccogliere l'acqua piovana. Quella che ad ogni acquazzone entra dalle grandi vetrate, ogni volta in quantità maggiore, e bagna il pavimento nero rendendolo scivoloso e rischioso da attraversare. 

Questa mattina la situazione era surreale, con avvocati e impiegati amareggiati di fronte a tanta incuria. In molti raccontano di aver rischiato una caduta, di essere scivolati e aver scampato per un soffio un infortunio. "E' pericoloso lavorare qui - raccontano - e non è possibile che ancora non si sia trovata una soluzione". 

In effetti il problema si ripropone da anni. Ogni forte pioggia ci sono nuove infiltrazioni. E se fino a qualche anno fa si trattava di poche gocce, oggi servono vari contenitori per raccogliere l'acqua ed evitare un allagamento. Le immagini girate questa mattina mostrano chiaramente la situazione. 

Alcuni mesi fa il crollo del soffitto in un ufficio

Ma chi si deve occupare della manutenzione? Dal 2015 il Ministero della Giustizia è tornato competente sul fronte della manutenzione di tutti gli uffici giudiziari del territorio. Ha però continuato ad avvalersi della collaborazione dei comuni. Per questo è stata siglata una convenzione con il Comune di Arezzo (che si rifà ad una convenzione quadro siglata nel 2015 tra l'Anci e il Ministero) in virtù della quale il Comune presta la manodopera per gli interventi di ordinaria manutenzione che il ministero (e quindi i singoli tribunali) ritengono necessari. Nel caso in questione, se fino a qualche anno fa gli interventi erano svolti dal comune, ad oggi il comune può solo attendere una chiamata dal Tribunale, che prima deve rivolgersi ad altri enti. Tra questi anche il Demanio. Un giro di adempimenti burocratici che pare particolarmente articolato e che porterebbe, spiegano i tecnici dell'amministrazione, a notevoli ritardi. Tanto che ad oggi il Comune non è stato contattato.

Quello della Vela appare però essere un problema legato alla struttura dell'opera: acciaio e vetro nel lucernario e impianti montati sul soffitto. Quanto basta, in caso di maltempo, vento o temperature molto calde, a far muovere le guaine delle vetrate e a far entrare l'acqua. 

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