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"Vergogna E45", storia del gruppo Facebook riferimento per i viaggiatori. "Ma con il sequestro abbiamo perso tutti"

 

Era nato per sostenere una raccolta. Poi è diventato un punto di riferimento per chi viaggia sulla E 45. Si tratta del gruppo Facebook "Vergogna E 45". Oggi conta 7mila iscritti: residenti della zona, ma anche molti pendolari e studenti che quella strada la devono percorrere quotidianamente. Nel tempo la raccolta firme è divenuta un esposto, uno dei tanti presentati alla procura di Arezzo e a quella di Forlì sulle condizioni della superstrada che porta da Orte fino a Ravenna attraversando tre regioni.

"Ma il sequestro non è stata una vittoria, anzi - commenta Erika Dori, una delle amministratrici - perché non saremmo dovuti arrivare a questo punto. E' stato un epilogo abbasta prevedibile. Di fatto noi non abbiamo mai chiesto la chiusura della E45, ma la sua sicurezza. Volevamo mostrare il degrado dell'infrastruttura e combattrelo".

Il gruppo è nato nel 2013, in seguito ad una voragine che si era aperta vicino all'ingresso di Pieve Santo Stefano Sud. Erika e le altre amministratrici del gruppo si fecero promotrici di una petizione: "Raccogliemmo 1700 firme, fu un segno tangibile di quanto fosse sentito il problema tra i residenti. E da lì partì il primo esposto"

Da allora il gruppo ha visto crescere sempre di più gli iscritti: si scambiano informazioni, parlano delle condizioni della strada, chiedono e dispensano consigli. Gli esposti col passare del tempo si sono moltiplicati e la scorsa estate, all'indomani del crollo del ponte Morandi, fu inviata una lettera a premier Conte e ai due vice premier Salvini e Di Maio.  Proprio sui viadotti scrivevano: 

Sono state numerose le segnalazioni effettuate da privati cittadini tramite Facebook, tutte corredate da documentazione fotografica, che evidenziano il pessimo stato in cui versano i piloni dei viadotti presenti lungo tutto il tratto (alcuni dei quali alti più di 80 m). Non è pensabile che si possa continuare a percorrerla in tali condizioni, visto che, nonostante i milioni spesi in questi anni, è più simile ad una mulattiera che ad una strada. Ogni giorno vi è un forte rischio di incidenti, che mette a repentaglio vite umane, senza contare gli innumerevoli danni arrecati ai mezzi che la percorrono, per i quali la Polizia Stradale riceve continue denunce.

Era il 16 agosto. Solo tre mesi dopo, sulle pagine del gruppo venne pubblicato il video di un ex poliziotto che mostrava le condizioni di uno dei piloni del viadotto Puleto. La Procura si mosse immediatamente, acquisì le immagini, inviò i carabinieri guidati dal comandate Di Palo sul posto. Poi incaricò degli ingegneri di svolgere le necessarie perizie. Il resto della storia, quella del sequestro del viadotto, ormai è nota. 

"Dal giorno precedente il gruppo ha iniziato a riceve messaggi circa la chiusura. Non li abbiamo condivisi per non creare allarme. Un iscritto ne ha pubblicato uno e vista la tensione creata lo abbiamo cancellato - racconta Silvia Bragagni, amministratrice insieme a Erika - adesso speriamo che venga trovata una soluzione per chi, come me, vive ridosso di questo tratto di superstrada. Non dimentichiamo che la viabilità alternativa di competenza comunale è impraticabile, ma dato che non si tratta di molti chilometri, è necessario che venga risitemata. E' una situazione d'emergenza, serve una forzatura". 

L'appello è lanciato. Intanto sul gruppo i viaggiatori continuano a scambiarsi informazioni, pubblicano cartine sui percorsi alternativi, rispondono alle domande di chi è meno pratico. E aspettano di sapere cosa riserverà il futuro su quelle carreggiate. 

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