Cento anni tra lancette e ingranaggi. Francesco, Rita e quell'orologio che Ivan Bruschi cedette per cifre da capogiro

Una vita intera passata ad aggiustare gli orologi degli aretini e rimettere ogni singola rotella al proprio posto. Un secolo di storia della famiglia Burzi

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C’era una volta un piccolo, magico angolo dove il tempo scivolava via con una precisione "svizzera".
Qui, per oltre un secolo, Giuseppe prima e Francesco poi, hanno lavorato per consentire agli aretini di arrivare sempre puntuali agli appuntamenti.

Da oggi quel patrimonio di arte, sapere e strumenti sarà custodito all’interno del palazzo di Fraternita dove, su volontà del primo magistrato Pier Luigi Rossi, verrà ricreato fedelmente il laboratorio degli orologiai Burzi i quali entreranno a far parte della prestigiosa schiera di benefattori.

“Abbiamo donato alla Fraternita - spiegano Francesco e Rita - tutti gli strumenti custoditi all’interno del laboratorio di via Cesalpino dove Francesco ha lavorato per 65 anni della sua vita, prima di fianco al padre e poi per conto proprio portando avanti la tradizione di famiglia”.

“Come Fraternita - spiega il primo rettore Pier Luigi Rossi - abbiamo scelto di destinare uno spazio a questa preziosa donazione vicino al nostro orologio, meccanismo tra i più antichi d’Europa. Inoltre vogliamo promuovere una scuola di orologeria che servirà da stimolo per formare nuove menti”.

Un sapere unico quello di Francesco che negli anni è stato per molti l'unico capace di ridare vita a meccanismi inceppati e rotti.
Come quella volta che Ivan Bruschi gli portò in laboratorio una parigina completamente membrata e gli disse: "Cecco la voglio vendere a Portobello, devi aggiustarla tu".
Qualche giorno più tardi il padre della Fiera Antiquaria si trovò davanti agli occhi un oggetto unico, bellissimo e perfettamente funzionante.

"Quel pezzo - racconta Rita, moglie di Francesco - ricordo venne venduto per diversi milioni. Era bellissimo".

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