"Moto vai", 14 anni senza Fabrizio Meoni. Il gigante buono e quelle parole sussurrate al suo bolide in mezzo al deserto

Il ricordo del motociclista castiglionese scomparso durante una tappa della Parigi Dakar.

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Se ne è andato in sella al suo fidato bolide. Quel "mostro" di acciaio che lo accompagnava in ogni sua avventura in Africa.
Fabrizio Meoni è scomparso l'11 gennaio 2005 in Mauritania.
A stroncarlo è stato un arresto cardiaco sopraggiunto in seguito ad una caduta nella quale si ruppe due vertebre cervicali, durante l'edizione del 2005 della Parigi-Dakar, al km 184 dello sterrato tra Atar e Kiffa in quello che sarebbe dovuto essere il suo ultimo raid.

A Castiglion Fiorentino era nato il 31 dicembre del 1957 e nella stessa cittadina della Valdichiana aveva non solo le proprie origini ma anche la propria vita, i propri cari.
Fin da giovane la sua grande passione per l'enduro e i motori lo fanno avvicinare alla carriera di motociclista.

Nel 1978 lascia gli studi di ingegneria e si dedica completamente alle moto, vincendo il campionato italiano 125 e secondo nel campionato italiano 125 junior con una Fantic Motor. Nel 1988 diviene campione italiano di enduro ma è nel 1989 che avviene la svolta: noleggia una Ktm 350 cm³ e partecipa al suo primo rally, l'Incas Rally in Perù. Giunge quarto e scopre la sua vera vocazione. Il 1999 è un anno cruciale: arriva terzo quasi al traguardo dove rompe il motore, che viene sistemato e termina al decimo posto. Iniziano i dissapori con la casa austriaca anche perché viene ridimensionato il budget e interrompe quindi il contratto, ma viene richiamato dopo che ha vinto altri due rally. Vince in Tunisia ed Egitto, fino alle due vittorie nella Parigi-Dakar nel 2001 e nel 2002.

Nel 2003 Fabrizio in sella alla sua Ktm è vincente al Rally di Tunisia. Poco dopo il suo 45esimo compleanno partecipa alla Dakar e ottiene un terzo posto dietro ai francesi Richard Sainct e Cyril Despres su Ktm. La Ktm 950 Rally che lo ha portato a vincere nel 2002 è stata meno affidabile delle monocilindriche che infatti si sono aggiudicate i primissimi posti; inoltre la caduta alla quattordicesima tappa è stata cruciale. Però la vittoria della tappa successiva, quando ferito e dolorante arriva primo, conferma la sua tempra e volontà di vincere.

Fabrizio Meoni muore a causa di un arresto cardiaco, in seguito ad una caduta nella quale si ruppe due vertebre cervicali, durante l'edizione del 2005 della Parigi-Dakar, al km 184 dello sterrato tra Atar e Kiffa (Mauritania), in quello che sarebbe già di per sé dovuto essere il suo ultimo raid.

Nel 1988 sposa Elena, dalla quale ha due figli: Gioele e Chiara. Il suo impegno non è andato solo nel motociclismo, ma anche in iniziative di solidarietà, come quella che lo vide fondatore dell'associazione "Solidarietà in buone mani", con la quale riuscì a costruire una scuola per i bambini del Senegal. Oggi nel suo nome esiste la Fondazione Fabrizio Meoni onlus che opera in Africa.

La Fondazione Fabrizio Meoni Onlus ha speso in questi anni ogni energia possibile per consolidare i progetti iniziati personalmente da Fabrizio e promuoverne molti altri. Negli ultimi due anni molti sono stati i progetti completati, tra gli altri, in Sud Sudan e Burkina Faso, a beneficio di comunità in situazioni molto difficili, tra sfruttamento e conflitti.

“La nostra rete di partnership e il lavoro della Fondazione – dichiara il presidente Pierluigi Fabbri – continuano a dare dei risultati veramente importanti: i progetti attuati sono stati determinanti nel cambiari le condizioni di vita nei contesti affrontati e di tanta gente nell’Africa più povera;  negli anni siamo arrivati a circa sessanta tra progetti realizzati e sostenuti”. 

Evento di particolare significato negli ultimi mesi il viaggio di una coppia di amici senesi, Antonio Cinotti e Francesca De Munari, che hanno affrontato un lungo tour con una poderosa moto stile dakariano alla volta di diversi paesi africani, dalla Mauritania al Senegal al Burkina Faso, con lo scopo di visitare i progetti della ong Bambini Nel Deserto, a cui sono molto legati, e quelli della Fondazione Fabrizio Meoni. Le testimonianze di Antonio e della moglie ci hanno gratificato, anche per l’eco ottenuto nel vaso mondo delle due ruote che guarda con attenzione alla solidarietà e alla cooperazione internazionale.
Ecco quanto ha scritto, in estrema sintesi, Antonio Cinotti.

Cari amici della Fondazione

Con mia moglie Francesca e con il nostro amico Stefano abbiamo da poco terminato un viaggio che ci ha portato dall’Italia al Burkina Faso, attraversando molti paesi africani, con una vecchia moto e un fuoristrada, per consegnare materiale in varie strutture africane e per visitare alcune realtà sostenute dalla Fondazione Fabrizio Meoni. Abbiamo così potuto testimoniare di persona l’ottimo lavoro svolto dalla Fondazione stessi; visitare la “mitica” scuola di Guinaw Rails di Dakar, donata e  inaugurata da Fabrizio Meoni nel 2002 è stata un’emozione incredibile.

Nel corso del viaggio abbiamo visitato anche il distretto rurale di Fissel, piccolo villaggio senegalese in cui la Fondazione, assieme a One Love Onlus di Pistoia,  ha reso possibile la realizzazione di una scuola per regalare un futuro migliore ai bambini che crescono in una realtà difficile, fuori dalle principali vie di comunicazione.

L’ultimo giorno del nostro lungo viaggio abbiamo visitato nella periferia di Ouagadougou, capitale burkinabè, la miniera di Pissy detta anche la “Miniera del Diavolo”, una gigantesca cava da cui vengono estratte pietre e in cui lavorano circa 3000 persone in condizioni indescrivibili: donne, uomini e bambini che rompono e trasportano pesanti massi di granito in un contesto caotico di aria irrespirabile e condizioni di lavoro durissime. Il solo motivo per sorridere è stata la visita alla scuola sostenuta dalla Fondazione, assieme a Solidarietà Missionaria Onlus di Borgo San Lorenzo (Firenze), totalmente gratuita per i figli dei lavoratori della cava, in cui educatori e maestri seguono la formazione di circa 200 bambini che altrimenti crescerebbero all’interno della cava al seguito dei genitori.

Per aver toccato con mano l’ottimo lavoro svolto dalla Fondazione ed ovviamente per il ricordo di un pilota e di una persona straordinaria come Fabrizio Meoni, mi sento di poter consigliare a tutti di seguire e aiutare il lavoro della Fondazione Fabrizio Meoni e diventarne sostenitori!

Antonio Cinotti 

Video di copertina: le immagini di una delle tappe della Pargi Dakar dove il motociclista castiglionese sprona la sua motocicletta.
Immagini tratte da YouTube archivio Mediaset.

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