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Pionta. L'appello dell'Università: "Salviamo gli edifici, no alla demolizione"

In questo contesto si inserisce l'ordinanza, emessa lo scorso mese di aprile dal sindaco Ghinelli, con la quale viene sollecitata la Asl a mettere in sicurezza le palazzine conosciute come "ex camera fredda", "ex cucina" ed "ex doccia"

 

"Demolire gli edifici del Pionta significa demolire la storia di questo angolo di Arezzo".
E' l'università degli studi di Siena a prendere parola in difesa del patrimonio architettonico presente all'interno del campus di viale Cittadini ad Arezzo.

L'area che costeggia la ferrovia, e che svetta ad un passo dalla soglia delle mura antiche, è da sempre uno dei centri nevralgici della storia locale. Non solo il colle del Pionta è stato la sede della cittadella ecclesiastica più prestigiosa d'Italia, ma ha anche ospitato una delle prime università europee.

Nel XIX e XX secolo invece, proprio qui è sorto l'ospedale neuropsichiatrico, i tetti rossi, il manicomio. Una storia anche questa complessa, lunga e costellata di vicende umane indimenticabili.

Dopo la chiusura delle strutture manicomiali ecco che nei primi anni '90 alcuni padiglioni si sono trasformati in aule dove hanno trovato posto gli studenti dell'università di Siena che qui ha aperto una succursale.

Un'archeologia sociale stratificata, ricca e rocambolesca che troppo spesso si è intrecciata con episodi di criminalità, blitz anti droga, tossicodipendenza. Già perché il Pionta, in passato, è stato più di una volta sotto i riflettori della cronaca locale come sinonimo di degrado, malvivenza, illegalità. La sua riqualificazione, urbana e non, è stata invocata a pieni polmoni da una città intera che ha chiesto ai tre proprietari dell'area (comune, Asl e università) di provvedere alla sistemazione degli arredi, implementare l'illuminazione e sanificare gli edifici abbandonati oltre che pensare a migliorarne le frequentazioni allontanando piccoli criminali e spacciatori.

In questo contesto si inserisce l'ordinanza, emessa lo scorso mese di aprile dal sindaco Ghinelli, con la quale viene sollecitata la Asl a mettere in sicurezza le palazzine conosciute come "ex camera fredda", "ex cucina" ed "ex doccia", strutture di sua proprietà.
Una misura resasi necessaria dall'imponente stato di abbandono e degrado degli edifici che non solo sono a rischio crollo ma, hanno offerto riparo a senza tetto e tossicodipendenti. Per alcuni di essi, l'ex doccia soprattutto, si prospetta la demolizione mentre gli altri due potrebbero essere in qualche modo recuperati. La Asl avrebbe richiesto le autorizzazioni alla Soprintendenza per procedere con la demolizione della ex doccia e sarebbe in attesa di un riscontro. 

Ma saranno tutti d'accordo?

"Non siamo molto ascoltati - spiega il professor Sebastiano Roberto, docente di storia dell'architettura - perché secondo il nostro punto di vista questi edifici dovrebbero essere preservati, recuperati, conservati. Questo luogo è carico di storia, ha un passato davvero molto importante alle spalle. Il futuro stesso del Pionta è molto legato al suo trascorso. E' proprio per questo che dovremmo sentire i nostri amministratori come pensano di provvedere alla conservazione di queste memorie. I progetti già in atto di cancellazione di tre edifici storici - tanto storici come quelli che ospitano oggi l'università - creano non poca preoccupazione. Io penso che sia necessario riflettere perché demolirli vorrebbe dire cancellare un pezzo importante della storia di questo luogo. Un esempio su tutti è il padiglione idroterapico rischia la demolizione. Non si tiene conto che si tratta di un edificio unico in Italia nei complessi manicomiali. Progettato alla fine dell'800 è dotato di un impianto idraulico di grande avanguardia, realizzato da una ditta di Torino. Non ha un uguale. Non ha un gemello. E' un pezzo di storia che va preservato".

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