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Don Alcide Lazzeri verso la beatificazione, la testimonianza: "Era il buon pastore che si è sacrificato"

In queste ultime settimane è stato avviato il procedimento che porterà alla beatificazione del parroco nato a Chitignano e morto a Civitella

 

"Nell'anniversario di quel terribile giorno, avendo ricevuto licenza dalla conferenza episcopale toscana e dalla Santa Sede, aprirò il processo "super martyrio", in ordine alla beatificazione e, confidiamo, canonizzazione del parroco di Civitella".

Alcide Lazzeri, quel piccolo prete di provincia che settantacinque anni fa si sacrificò nel tentativo di salvare i suoi parrocchiani, è al centro dell'attenzione da parte della diocesi di Arezzo Cortona Sansepolcro che si è spesa affinché prendesse il via il processo di beatificazione.

Il 29 giugno prende avvio il processo di beatificazione di don Alcide Lazzeri

Don Alcide il 29 giugno del 1944 era nella sua chiesa arroccata sulla vetta di Civitella. Stava celebrando la messa in occasione della festa di San Pietro e Paolo.

Pochi giorni prima, il 18 giugno, nove soldati tedeschi si diressero al dopolavoro del paese. Un gruppo di partigiani, saputo che giravano, decise di tentarne il disarmo. Verso le 21 essi entrano nel locale armati. Qui le versioni divergono: chi dice che i partigiani aprirono subito il fuoco, chi invece propende per un'intimazione di resa, a cui i tedeschi avrebbero reagito. In ogni caso, ci fu un conflitto a fuoco e tre tedeschi caddero a terra. Uno, invece, riuscì a fuggire.

"Don Alcide - spiega l'arcivescovo Riccardo Fontana - dopo questo avvenimento decise di far lavare i due morti per poi dargli degna sepoltura. Qualche giorno dopo, un militare tedesco arrivò a Civitella per esaminare i corpi. In quella occasione, con il supporto di un interprete, don Lazzeri spiegò l'episodio verificatosi al dopolavoro dicendo che i civili erano estranei a tutto. Purtroppo quello che è accaduto pochi giorni dopo è passato tragicamente e tristemente alla storia. Don Lazzeri, il nostro arciprete, offrì la propria vita in cambio della salvezza del suo popolo e non fu ascoltato. Trascinati gli uomini fuori di chiesa per una sommaria esecuzione, fu il primo martirizzato per la fede che propagava e l’esemplare qualità morale della sua esistenza. Ed è per questo suo sacrificio estremo, dopo il riconoscimento da parte della società civile, che è giusto rendere merito al coraggio di questo uomo di fede". 

In queste ultime settimane, con il favore della conferenza episcopale e della Santa Sede, è stato avviato il procedimento che porterà alla beatificazione del parroco nato a Chitignano e morto a Civitella.

"Abbiamo avviato - spiega l'arcivescovo - una lunga attività di ricerca. Il tribunale è stato allestito e sono state raccolte tutte le testimonianze oculari, nonché i racconti dei parenti delle vittime. E' stato un momento commovente. Adesso inizia per noi un percorso di raccolta più generale che, una volta terminato, passerà nelle mani della Santa Sede per l'approvazione definitiva". 

Tra le testimonianze raccolte c'è quella di Luciano Giovannetti, vescovo emerito di Fiesole e sopravvissuto all'eccidio. 

"Don Alcide - ricorda - era un uomo che sapeva parlare al suo popolo e alla sua gente. Si è sacrificato convito che la sua vita avrebbe potuto essere sufficiente per salvare quella di una cittadina intera". 

In occasione della commemorazione del 75esimo anniversario dell’eccidio di Civitella, Cornia e San Pancrazio, che contò 244 vittime, l’amministrazione comunale, in collaborazione con l’associazione “Civitella ricorda” e la Pro loco, ha organizzato una serie di iniziative con il patrocinio della Camera dei Deputati, dell’ambasciata tedesca a Roma, della Regione e del consiglio regionale della Toscana, della Provincia di Arezzo.

“Una politica della memoria - ricorda il sindaco Ginetta Menchetti - che portiamo avanti da molti anni, cercando di stimolare la ricerca, l’approfondimento di una pagina di questo territorio che è anche storia d’Italia e d’Europa”.

Il programma delle celebrazioni prenderà il via venerdì 28 giugno con il seminario “Giugno 1944. Le vittime di Villa Carletti”  alle 17 a Monte San Savino. Alle 22.30 invece veglia di preghiera con testimonianze a Civitella.
Il giorno successivo alle 10.30 è prevista la deposizione di una corona di alloro al monumento ai martiri con la partecipazione della filarmonica Santa Cecilia, seguiranno gli interventi istituzionali del sindaco Ginetta Menchetti, del sindaco del comune gemellato di Kaempfelbach, Udo Kleiner, presente con una numerosa delegazione di cittadini, dell’ambasciatore della Germania in Italia, Viktor Elbling, del presidente del consiglio eegionale della Toscana, Eugenio Giani, della presidente della Provincia di Arezzo, Silvia Chiassai Martini. Alle 11, nella chiesa di Santa Maria Assunta, il rito religioso per l’avvio della causa di beatificazione e canonizzazione di don Alcide Lazzeri sarà presieduto dall’arcivescovo Riccardo Fontana. Alle 21.15, si terranno la fiaccolata della memoria organizzata dall’associazione “Civitella ricorda” e il “Concerto per l’amicizia” eseguito da Helena Donie (mezzo soprano), Lara Siefert (Violino), Henrik Dewes (chitarra, compositore), nella chiesa di Santa Maria Assunta.

Don Alcide Lazzeri
Nato a Chitignano il 17 settembre del 1887, entrò giovanissimo nell’Ordine francescano dei Frati Minori a La Verna dove, compiuti i 23 anni e vestito il saio francescano, venne ordinato sacerdote. Fu cappellano accanto ai giovani soldati durante la Grande Guerra e questa esperienza lo segnò profondamente. Volendo dedicarsi completamente alla cura pastorale del popolo chiese di passare al clero secolare, unendo così la vita contemplativa ad una vita più attiva nella pastorale.

Fu nominato dapprima parroco di Modine, quindi passò a Pozzo della Chiana, a Salutio, a Ponticino, fino a giungere, come ultima tappa del suo viaggio terreno, a Civitella in Val di Chiana. Avendo conosciuto tra il 1915 e il 1918 i danni irreparabili della guerra, fu sempre difensore della pace, insegnando la fraternità e il rispetto fra gli uomini. Purtroppo, il senso di odio e di vendetta da parte dei nazisti lo condussero ad una morte spietata all’interno del tristemente noto eccidio di Civitella.

Il 18 giugno 1944, tre soldati tedeschi vennero uccisi per mano dei partigiani. Don Alcide si preoccupò di mostrare l’estraneità del suo popolo circa l’accaduto e, da buon pastore, ricompose le salme dei soldati e organizzò per essi una cristiana sepoltura.

Il 29 giugno i nazisti, in una logica aggressiva e violenta, rastrellarono la piccola cittadina, consumando il massacro più brutale davanti alla chiesa parrocchiale, dove si stava celebrando la Messa. Il luogo sacro fu profanato da alcuni soldati urlanti che divisero i fedeli in piccoli gruppi, trascinandoli fuori con violenza. Don Alcide, in testa al primo gruppo, continuò a professare l’innocenza della gente, implorando di prendere lui al loro posto. Ma vedendo che non vi era più speranza, impartì l’assoluzione generaleEgli fu il primo ad essere trucidato, come monito per gli altri, seguito poi dalla gran parte dei presenti, di cui solo pochi riuscirono a scappare.

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