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"Perseguitato per aver denunciato l'omicidio di una bambina". Moses, la fuga dalla Sierra Leone e il sogno di fare il cameriere

Oggi il giovane svolge un tirocinio in uno storico ristorante nel cuore di Arezzo

 

La sua storia è iniziata con un gesto di coraggio: la denuncia alla polizia dell'omicidio di una bambina avvenuto per mano di una organizzazione che praticava mutilazioni genitali femminili. Un gesto che gli è costato carissimo: Moses infatti, un 28enne che oggi è stato accolto presso una struttura Sprar di Pergine Valdarno, è dovuto scappare dal proprio Paese - la Sierra Leone - e percorrere 6mila chilometri nel cuore dell'Africa, trascorrendo anche 4 mesi nelle carceri libiche, per salvarsi. Una fuga che lo ha portato fino ad Arezzo, dove tra corsi di formazione e ricerca di lavoro, sta costruendo un suo percorso. Oggi in molti lo conoscono, perché da alcuni mesi sta svolgendo un tirocinio come cameriere in uno storico ristorante del centro cittadino, l'Osteria dei Mercanti.

"Era il 6 marzo del 2016 - racconta Moses in un video realizzato da Oxfam, associazione che gestisce lo Sprar dove il giovane ha trovato accoglienza - quando sono fuggito dal mio Paese.  Ho denunciato alla polizia l'omicidio di una bambina e in seguito la polizia ha arrestato varie persone per questo reato. Ma gli altri membri dell'organizzazione hanno iniziato a perseguitarmi e a minacciarmi. Io non avevo altro modo di difendermi e salvarmi se non quello di scappare". 

La fuga 

cartina moses-2

E' così che il giovane ha deciso di lasciare la propria casa, per salvarsi. Ha attraversato Sierra Leone, Guinea, Mali, Burkina Faso, Niger ed è approdato in Libia. "Arrivato in quel Paese, sono stato rapito dagli Asma Boys e gettato nel bagagliaio di un'auto insieme ad altre 4 persone. Mi sono poi ritrovato in un luogo mai visto, insieme a tante altre persone". Nelle carceri libiche è rimasto 4 mesi, riuscirà a scappare il 20 novembre del 2016, a bordo di un barcone con altre 184 persone. Sbarcò in Sicilia, fu portato al Cara di Mineo. 

L'arrivo ad Arezzo

Ad Arezzo è approdato alcuni mesi dopo. Lo incontrarono gli operatori di Oxfam: era in una panchina dell'ospedale di Arezzo. Da allora ha fatto un lungo percorso, ha frequentato la scuola media e conseguito la licenza, ha seguito corsi formativi di vario tipo. Dal muratore al mulettista, fino a corsi specifici per cameriere. "Adesso sta svolgendo un tirocinio in un noto ristorante aretino. Per alcuni mesi sarà impegnato come cameriere", spiegano gli operatori di Oxfam. 

"Siamo stati noi a contattare lo Sprar poco prima di Natale - racconta Sonia, una dei titolari dell'Osteria dei Mercanti . Quanto stava avvenendo nei social, l'ondata di discriminazione alla quale stavamo assistendo, mi ha fatto riflettere. Volevamo dare un messaggio. Ci siamo chiesti come tentare di inserire questi ragazzi nella nostra realtà. La risposta è stata che potevamo farlo attraverso il lavoro. Moses aveva tutti i requisiti: la licenza media, il corso da cameriere, l'hccp e da quando era arrivato in Italia si è sempre dato molto da fare. Adesso che ha fatto buona parte del suo percorso, posso dire che è andata molto bene, si è perfezionato e sta continuando ad imparare. Nell'ultima trance del tirocinio lo aspetta il compito più delicato, quello di imparare a prendere le 'comande', rapportandosi ancora di più con i clienti. Come hanno risposto fino ad oggi gli aretini? Bene, con rispetto, non ci sono mai stati momenti critici. E questo ci fa sempre piacere".

Moses lavora nelle serate del venerdì e del sabato: le più movimentate. E come ogni cameriere, anche lui rappresenta di fronte ai clienti il locale. Piatto dopo piatto e passo dopo passo, verso l'integrazione.

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