Giovanni e Marco: i "carrozzieri" di tennisti, calciatori e cavalieri della Giostra

Il CentroVertex è la creatura di Giambrone e Bivignanelli, due professionisti della fisioterapia e non solo, che hanno dato vita ad una realtà unica nel suo genere

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Sui loro lettini e all'interno della loro palestra sono passati grandi atleti come Ezequiel "Pocho" Lavezzi, Daniele Bracciali e poi l'undici amaranto di mister Dal Canto.

Giovanni Giambrone e Marco Bivignanelli sono i due fondatori del Centro Vertex Arezzo, una realtà unica nel suo genere e vocata alla riatleticizzazione di professionisti dello sport ma anche alla riabilitazione di uomini e donne con una vita "normale".

"Siamo dei 'carrozzieri' - raccontano - insieme al nostro team di fisioterapisti e operatori mettiamo a punto dei protocolli super personalizzati in base alle esigenze di recupero dei singoli pazienti. Il tutto cercando di mantenere una visione globale della fisioterapia per non trascurare alcun aspetto del recupero. Cerchiamo di accompagnare ogni singolo paziente verso il risultato che vuole ottenere sia dal punto di vista di benessere che performativo. All'interno della nostra struttura vengono accolte persone provenienti da ogni ambiente. Tanti sportivi certo, ma anche dei pensionati, impiegati, muratori. Ognuno ha un protocollo da seguire che gli viene cucito addosso nel migliore dei modi".

Nato da una concezione olistica del trattamento fisioterapico, il centro è uno dei pochi presenti nel Centro Italia con queste caratteristiche.

"L’immagine personale oggi si riflette anche nella prestanza fisica - fanno sapere - nel mantenersi atletici e in salute il più a lungo possibile. Cresce e si rinforza l’ immagine di un corpo che deve non guarire o sopravvivere, ma sviluppare il suo potenziale ed eccellere nelle sue competenze individuali.  Lo sport amatoriale acquisisce un valore relazionale e motivazionale, uno strumento di evasione dallo stress e da sempre più difficili condizioni sociali. Oggi la gran parte delle persone pratica un’attività motoria e ne consegue che il corpo è soggetto a sollecitazioni sempre maggiori. Non solo più il professionista, ma anche lo sportivo amatoriale ambisce ad ottimizzare le proprie prestazioni fisiche. In quest’ottica la fisioterapia di oggi non può più rappresentare solo un rimedio ad un danno strutturale affrontato unicamente nello specifico e risolto con una sequenza di interventi prestabiliti e canonici protocolli, ma deve mirare a massimizzare le competenze globali strutturali, fisiche ed emotive del paziente progettando interventi altamente personalizzati alle competenze ed esigenze individuali".

Tra coloro che sono passati sotto le attente premure dei professionisti della Vertex anche alcuni cavalieri dei quattro i quartieri della Giostra del Saracino. 

"Molto spesso - spiega Marco Bivignanelli, coordinatore fisioterapista - non si considera la Giostra come uno sport. Ma la storia recente dimostra invece che siamo andando verso una direzione specifica e dunque è importante che i cavalieri siano pronti ad affrontare al meglio delle loro potenzialità fisiche il Re delle Indie. Pensiamo anche soltanto a quanto è potente l'impatto con il Buratto, a quante tonnellate il fisico dei cavalieri devono affrontare per portare a casa la vittoria. Ecco tutto questo crea dello stress molto significativo. Con alcuni di loro stiamo cercando di lavorare per prevenire, oltre che curare, specifiche infiammazioni o patologie".

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