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Sognando Bruce Springsteen (atto II), Ghinelli: "Sarebbe cultura che intrattiene, presto concerto dei Negrita"

Il sindaco di Arezzo annuncia le progettualità future per quello che riguarda la musica pop e rock."Men/Go risposta per i più giovani, spero continui a crescere"

 

Dunque non tutto quello che è cultura è intrattenimento e non tutto quello che è intrattenimento può essere cultura.
Secondo il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, su questo non c'è dubbio.
Una tesi sostenuta fermamente e attraverso la quale il primo cittadino, nonché assessore alla cultura, ha risposto ad una parte delle polemiche, sorte da destra e sinistra in merito all'esordio del Raro Festival.

"Con quei soldi io avrei fatto... E' una delle affermazioni più ricorrenti - ha sostenuto Ghinelli - Se è vero che con meno di quanto speso per il Raro si poteva avere in città Bruce Springsteen, è altrettanto vero che quest'ultima possibilità sarebbe da considerarsi un evento culturale ma, bensì, d'intrattenimento. Si badi bene. L'uno non esclude l'altro. Secondo gli obbiettivi che ci siamo prefessi come amministrazione però, la cultura musicale di Arezzo deve ripartire dalla musica classica, dalla lirica, dall'opera. E' più premiante ed ha un ritorno in termini d'immagine e promozione della città enorme. Basta pensare ad eventi analoghi come il festival dei Due Mondi di Spoleto. E' evidente che servono energie e tempo per far crescere una kermesse come il Raro ma sono certo che possiamo farcela. Mi preme poi ricordare che il progetto è stato ideato dal maestro Renzetti che, per inciso, non ha percepito neppure un euro per occuparsi della direzione artistica e concertistica. Ovviamente se il cammino in terra di Arezzo di questa manifestazione dovesse interrompersi sarebbe come aver gettato al vento 660mila euro. Per bussare alla porta di eventuali futuro sponsor non istituzionali, nell'edizione del 2020, avremo a disposizione il materiale raccolto quest'anno e, sono certo, che vederlo sarà molto più convincente che rappresentarlo con una brochure".

Ma se è vero che Arezzo, patria natale di Guido Monaco babbo delle note musicali, è innegabile che nel passato recente è stato scritto sempre in città un'altra storia che ha mescolato pop, rock, indie, letteratura, fumetti, grandi autori ed esordienti sconosciuti.
Stiamo parlando di Arezzo Wave e no, non è retorica o ridondanza. E' semplicemente la realtà.

Nel bene, e nel meno bene, la manifestazione di Mauro Valenti ha segnato profondamente l'identità musicale e culturale della città ed è stato uno dei primi e più grandi festival europei completamente gratuiti. Per circa 20 anni gli aretini hanno amato, ballato e odiato il Love Festival. Ogni estate la carovana di "sfattoni", di grandi artisti, di musicisti internazionali, di scrittori attirava così tanta umanità da congestionare una città intera che apriva le proprie porte a gente di ogni razza, estrazione e provenienza. Un esperimento unico, forse irripetibile, ma che ha tenuto banco per lungo tempo (seppur con molte modifiche).

La sua eredità, malgrado i pregevoli tentativi messi in campo da tante eccellenze locali (come Men/Go e Karemaski) resta abbandonata. Spenti i riflettori nessuno l'ha raccolta. E quella fetta di appassionati di concerti, eventi letterari, musica live si trova ad essere orfana. Almeno in città.

L'assenza di una manifestazione "pop" che racchiuda in un unico luogo ed in un unico marchio cultura ed intrattenimento è ancora incolmata.

E per quale ragione? Troppo caro? Troppo dispendioso? Troppo poco conforme con le nuove direttive sull'antiterrorismo e sicurezza? Troppo vintage? E poi ancora, il festival è una formula davvero superata?
Le risposte sono così tanto variegate che in tutta onestà nessuna è da escludersi. Ognuna ha una doppia verità.

Ma una domanda alla quale invece è possibile dare seguito è quella riguardo le progettualità che l'amministrazione comunale di Arezzo ha messo in campo, o indende mettere, per dare risposte all'esigenze "culturali e di intrattenimento" di quella fetta di popolazione che, come detto sopra, è rimasta orfana. 

"Già il Mengo Festival - ribadisce Ghinelli - è una risposta a questo anche se si inserisce all'interno delle attività delle politiche giovanili perché la manifestazione si occupa di fare intrattenimento per i giovani. Si tratta di una realtà che è cresciuta anche grazie all'aiuto e con il contributo dell'amministrazione comunale. Spero sinceramente che continui a crescere. Altrettanti investimenti li abbiamo fatti per quello che riguarda le eccellenze locali. Ancora una data non c'è ma stiamo organizzando un concerto con i Negrita e, visto che le loro sonorità stanno cambiando, come location useremo o un teatro o un auditorium. Siamo attenti anche a questo e investiamo denaro anche in questo però, continuo a dire, si tratta di intrattenimento e non di cultura".

Però se Bruce Springsteen decidesse mai di esibirsi all'interno della basilica di San Francesco, all'ombra degli affreschi di Piero della Francesca, come del resto fece qualche anno fa Patti Smith, questo evento dove sarebbe da collocarsi?

"Eh bè - sorride - nella cultura che intrattiene".

Sognano Bruce al Men/Go, il Comune diventa partner: 25mila euro per il festival

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