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116 profughi e 16 minori accolti. Finisce il progetto accoglienza dell'associazione Bangladesh

L'evento per la giornata mondiale del rifugiato e alla vigilia della fine del progetto di accoglienza dal quale si è ritirata come conseguenza del decreto Salvini sull'immigrazione

 

116 profughi accolti in 5 anni, con i loro dolori e le loro storie. Provenivano da almeno 16 nazioni diverse come la Nigeria, il Mali, il Gambia, il Bangladesh e l'Eritrea. E 16 di loro sono stati dei minorenni accolti e seguiti. Sono questi i numeri che hanno fatto la storia del ramo dell'accoglienza dell'associazione Bangladesh di Arezzo che in seguito al decreto Salvini sull'immigrazione ha deciso di smettere di far parte di questo meccanismo. "Toglie l'umanità alle persone" ci ha detto Tito Anisuzzaman spiegando il perché di questa seppur dolorosa scelta.

"Abbiamo insegnati a tutti l'italiano, lo parlano anche se non perfettamente, ma sono in grado di capire e di farsi comprendere e questo è fondamentale per l'integrazione in un territorio, per l'autonomia anche lavorativa."

Tra i richiedenti asilo, 36 di questi hanno ottenuto la protezione umanitaria e 6 la protezione internazionale, 5 di loro sono stati ricollocati in altri paesi e un profugo ha accettato il programma di rimpatrio assistito in Nigeria, un altro di loro è andato in Germania tramite il meccanismo "Dublino". 

"16 ragazzi sono con noi fino al 30 giugno, giorno in cui terminerà definitivamente la nostra partecipazione al bando per l'accoglienza della Prefettura di Arezzo, non ci ripresenteremo. Loro attendono di completare il percorso e di riuscire ad ottenere i documenti. Saranno collocati in strutture di altre associazioni che continuano a operare."

E nell'evento organizzato per la giornata mondiale del rifugiato nel Cas del Parco del Pionta l'associazione Bangladesh fa il punto su proprio quello che cambia per le persone con il decreto sicurezza e racconta tramite molti volti, un bel pezzo della propria storia.

Per l'occasione è stato preparato un video, una sorta di documentario, a cura del videomaker aretino Cesare Baccheschi, del quale vi proponiamo un estratto in copertina.

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