Covid-19. Dal 118: "Chiamate solo per urgenze e restate a casa", l'organizzazione dell'emergenza

Nelle ultime settimane le linee destinate al pronto intervento hanno assistito ad un'impennata delle chiamate. Un vero e proprio assalto che ha messo a dura prova infermieri ed operatori

 

"Chiamate il 118 solo se strettamente necessario, altrimenti il medico di famiglia può aiutarvi in tutto".
L'appello è quello lanciato da Luciano Francesconi, direttore area funzionale Obi hdu dell’Ausl Toscana sud est. 
"In questo momento - spiega - i cittadini hanno più che mai bisogno di risposte certe e rapide. Da sempre il 118 ricopre anche questo ruolo. E oggi, con l'avanzata del Coronavirus e con l'espansione dei casi in tutto il territorio, il senso di prossimità con la popolazione si è ulteriormente rinforzato". Così come spiegato dal direttore, nelle ultime settimane "il nostro dipartimento ha rinforzato le postazioni già presenti per dare un più puntuale riscontro a chi chiede aiuto".

L'organizzazione dell'emergenza urgenza ai tempi del Covid

Tutte le postazioni sono attive ed operative, come sempre, 24 ore su 24. Nelle ultime settimane le linee destinate al pronto intervento hanno assistito ad un'impennata delle chiamate. Un vero e proprio assalto che ha messo a dura prova infermieri ed operatori.

"Ma non per questo abbiamo deciso di apportare modifiche, anzi abbiamo incrementato le postazioni - spiega Francesconi - chi compone il numero dell'emergenza riceve sempre risposte di tipo clinico o informazioni puntuali. Tutti noi stiamo cercando di accogliere e dare seguito alle migliaia di sollecitazioni che ci arrivano dagli utenti. Ricordo che il nostro personale cerca sempre di indirizzare verso il percorso più giusto a seconda delle esigenze di ciascuno. Non è infatti anomalo che vengano forniti contatti telefonici dove gli utenti possono mettersi in contatto con specialisti. Sebbene la popolazione della nostra Asl si stia comportando molto bene, mi urge ricordare che le chiamate al 118 devono essere effettuate solo se c'è una reale emergenza. Se non è così vi chiediamo di lasciare libero il servizio e di rivolgervi ai vostri medici di famiglia che hanno tutti i mezzi per indirizzarvi verso il percorso più opportuno". 

In tutta l'area sud est sono 13 i pronto soccorso presenti in altrettanti ospedali. Arezzo e Grosseto, per dimensioni e per strutturazione, sono quelli che dispongono di reparti e specialisti in prima linea nella gestione dei contagi da Covid-19. "Ma in ciascuno dei presidi ospedalieri esistono i pre-triage e quelli che abbiamo chiamato reparti Obi, osservazione breve intensiva. Il pre-triage consente a tutti coloro che lamentano sintomi influenzali di accedere alle strutture sanitarie in sicurezza ed eseguire i primi screening. Così moderiamo e controlliamo gli accessi alle strutture ospedaliere limitando le possibilità di contagio. Inoltre le unità di osservazione breve intensiva garantiscono a quelli che definiamo “casi sospetti” una stretta vigilanza medica durante la quale se il paziente dovesse risultare positivo e con gravi difficoltà all'apparato respiratorio verrà ricoverato presso le strutture degli ospedali di Arezzo o Grosseto. Se invece il paziente dovesse essere positivo ma in condizioni non emergenziali verrà trasferito al proprio domicilio dove potrà curarsi mantenendosi in contatto con l'azienda sanitaria. La maggior parte dei contagiati sino ad oggi, per fortuna, non ha bisogno del ricovero". 

Da ultimo il direttore Francesconi raccomanda nuovamente a tutti i cittadini di rispettare le direttive ministeriali e di uscire il meno possibile dalla propria abitazione. "In questi giorni abbiamo capito che la normalità è un lusso. Cerchiamo di fare tutti la nostra parte così da riprenderci la nostra vita e tornare a vivere senza limitazioni. Quella contro il Coronavirus è una battaglia che possiamo vincere solo rimanendo tutti dalla stessa parte". 

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