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"Ogni giorno siamo in trincea". Thomas ed Elena Sofia, il primo anello della rete 118

Un viaggio all'interno della centrale operativa dell'emergenza urgenza, dall'arrivo della chiamata fino all'invio dei mezzi di soccorso

 

Lavorare alla centrale del 118 significa principalmente essere armati di nervi saldi, forza d'animo e capacità comunicative particolarmente spiccate.
Già perché gli operatori, gli infermieri, i sanitari che alzano la cornetta ogni volta che quel telefono squilla devono dare risposte immediate a persone in preda al panico, terrorizzate o ferite. Oltre a questo, devono essere in grado di comprendere il tipo di necessità, studiare l'emergenza così da inviare sul posto l'equipaggio più giusto.

Un mestiere carico di stress, logorante e del quale, troppo spesso, i cittadini conoscono soltanto la parte più superficiale.

L'emergenza urgenza, nella Asl Toscana Sud Est, è coordinata da Massimo Mandò.
Professionista che, appena conseguita la laurea in medicina e chirurgia, si è dedicato alla rianimazione e poi, da circa 15 anni, ha ogni giorno lavorato per perfezionare la macchina del 118, studiando soluzioni utili al miglioramento di una rete territoriale fatta di tanti attori pronti a dare un supporto completo e professionale.

Facciamo un lavoro stressante - spiega Massimo Mandò - però è il lavoro più bello del mondo. Anche se abbiamo a che fare con situazioni molto pesanti, alla fine, ciò che conta è riuscire a salvare vite umane. Questo ripaga di ogni sforzo.

L'esempio aretino è uno dei più virtuosi della Toscana del sud. Qui, grazie ad una rete che funziona davvero, sono diminuiti sensibilmente i decessi per arresto cardiaco e altre patologie improvvise. Una rete costituita da medici, infermieri, operatori sanitari e volontari. Tanti volontari. Un team di circa 400 persone che per 365 giorni all'anno danno disponibilità di tempo e mezzi. 

Il primo anello della catena però è dalla centrale operativa 118.

Thomas e Elena Sofia sono soltanto due degli infermieri che lavorano alle consolle e rispondono alla chiamate dei cittadini.
Tre i turni giornalieri che vedono il personale al lavoro dalle 8 alle 14, dalle 14 alle 20 e poi dalle 20 alle 8 del mattino seguente. Una macchina oleatissima dove ogni ingranaggio deve, necessariamente, funzionare in maniera svizzera.

La parte più stressante del nostro lavoro? - spiegano Thomas ed Elena Sofia - gestire le chiamate. Siamo preparati e non ci facciamo sopraffare ma, talvolta, è dura far capire che le domande che facciamo al telefono non sono una perdita di tempo ma servono per inviare sul posto il mezzo giusto nel più breve tempo possibile. Inoltre, mentre ancora l'utente si trova alla cornetta con l'infermiere del 118, un operatore sanitario ha già fatto partire l'equipaggio che raggiungerà il luogo dell'accaduto. Stare al telefono non è affatto una perdita di tempo.

E a conferma delle parole di Thomas ed Elena Sofia ci sono i fatti. 
Quei piccoli miracoli quotidiani quando una figlia riesce a salvare la vita del padre seguendo le istruzioni del 118, o quando viene fornito il supporto giusto per contribuire a non perdere neanche uno dei quegli istanti così preziosi che possono segnare il confine tra la vita e la morte.

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