I bambini e il pan coll’olio…

Se lo perdono spesso, i bambini, il pan coll’olio (meglio se nuovo), perché le loro famiglie lo ritengono poca cosa. Di certo per i nostri pargoli non ha più il fascino che ha per noi, che col pan coll’olio (e anche col vino e lo zucchero) ci siamo cresciuti. Per un bambino, benestante o povero […]

Gianni Brunacci
Gianni Brunacci
Invia per email  |  Stampa  |   11 novembre 2017 4:13  |  Pubblicato in Tutte le categorie, Rubriche, Interventi d'autore, Punto G.




Se lo perdono spesso, i bambini, il pan coll’olio (meglio se nuovo), perché le loro famiglie lo ritengono poca cosa. Di certo per i nostri pargoli non ha più il fascino che ha per noi, che col pan coll’olio (e anche col vino e lo zucchero) ci siamo cresciuti.

Per un bambino, benestante o povero che sia, si tratta di certo di un premio, non di una punizione, ma lui probabilmente non lo sa. E poi non è che può mangiare pan coll’olio (per quanto buono sia) tutti i giorni.

A maggior ragione non può farlo se i pargoli intorno a lui mangiano altro, magari qualcosa di più complesso. Ecco, in questo modo diventa una punizione e, se succede come a Montevarchi, una punizione senza colpa.

Dal che deriva il fatto che un comune che negli asili nido voglia educare, oltre che custodire con cura i nostri figli e nipoti, non deve “punire” i bambini dando loro pan coll’olio quando gli altri mangiano pastasciutta e altre portate.

La cosa è così elementare da essere indiscutibile. La scelta fatta a Montevarchi è sciagurata, checché ne dicano la sindaca e la sua maggioranza.

Che poi ci siano dei genitori morosi da punire (quelli sì!) se il loro reddito non è da fame, nessuno lo discute. Il comune pensi a comminare loro una multa, magari salata (più del pan coll’olio) e nessuno si scandalizzerà.

Ieri, venerdì, ero a Roma e mi sono svegliato prestissimo; sono entrato in un bar aperto alle sei di mattina per fare colazione mentre alla TV davano il TG24. Andava in onda un servizio da Montevarchi sulla faccenda e da aretino un po’ mi sono vergognato, anche perché tutti i presenti (baristi, spazzini, vigili del fuoco, un senza casa e qualche romano danaroso) guardavano scandalizzati quel servizio. Vaglielo a raccontare, ai telegiornalisti e ai romani vari, che quelli di Montevarchi non vorrebbero avere niente a che fare con Arezzo…

 Gianni Brunacci 
Gianni Brunaccinato nel 1959 ad Arezzo, è scrittore, giornalista e fotografo. Dal 2006 collabora con varie testate televisive e giornalistiche, sia cartacee che online. Attualmente scrive e fotografa per Arezzo Notizie, l'Altrapagina e Top Life Magazine.
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